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BULGARIA E IRAQ: RICOSTRUZIONE, SOLDATI E DEBITI

12.08.2003 - Sofia

La stampa bulgara ha ampiamente seguito lo sviluppo della missione dei rangers bulgari in Iraq che partirà il 1° settembre. I 480 soldati bulgari saranno parte del contingente complessivo di 13.000 militari provenienti da diversi paesi che rimpiazzeranno la fanteria statunitense in Iraq. Il generale Andjey Tishkevic sarà il comandante di queste forze. Il battaglione bulgaro avrà il compito di proteggere gli obiettivi e potrà partecipare alle azioni militari solo nel caso di difesa personale e nella protezione della popolazione civile.

Il primo gruppo di soldati destinati a formare l’unità per l’Iraq è partito l’11 agosto per preparare la sicurezza. I peace-keepers sono partiti dall’aeroporto militare di Krumovo nei pressi della città di Plovdiv. “Il nostro contingente parte per l’Iraq in segreto e con una protezione speciale”, titola il quotidiano “Novinar” (11 agosto), facendo riferimento alle imponenti misure di sicurezza dell’aeroporto di Krumovo. “Sono tranquillo, ma questa missione presenta in effetti un alto rischio”, dice Nikolay Svinarov, ministro della difesa bulgaro.

I 480 soldati bulgari saranno posizionati nella città di Kerbala nel sud dell’Iraq. Il 30° battaglione avanguardia bulgaro è partito per l’Iraq il 26 luglio col compito di preparare la dislocazione della unità bulgara in Iraq. I prossimi due gruppi della principale unità bulgara partiranno il 12 e il 13 agosto.

“Il nostro battaglione parte senza trombe”, scrive “Troud” (11 agosto). Il quotidiano si riferisce alla dichiarazione di Sviranov, secondo il quale il costo annuale del battaglione è pari a 76 milioni di leva (39 mln di euro). Parte dei quali verranno coperti dagli USA. Lo stato bulgaro pagherà, invece, gli stipendi e le diarie dei rangers (60$ al giorno), le tasse per l’assicurazione e le spese per l’addestramento prima della missione. Mentre gli USA pagheranno il trasporto delle truppe in Iraq e il loro mantenimento a Kerbala.

La partecipazione bulgara alla ricostruzione dell’Iraq

Secondo le fonti ufficiali di Sofia prima e durante l’operazione “shock e paura”, le compagnie bulgare parteciperanno alla ricostruzione post bellica dell’Iraq e i bulgari incasseranno in un certo modo il loro recente appoggio nel Consiglio di sicurezza dell’ONU per l’invasione USA dell’Iraq. Alcuni ministri bulgari e alcuni parlamentari hanno fornito diverse prospettive per i grandi affari delle ditte bulgare nella transizione economica irachena.

Le aziende bulgare verranno presentate sul mercato post bellico iracheno. “Passaggio di tre nostre aziende in Iraq” titola il 25 giugno il quotidiano “Sega”. La compagnia “Prosoft” ha sottoscritto un contratto con la “Jordan modern technology” per l’assemblaggio di computer destinati al mercato iracheno. La compagnia di trasporti “Somat”, piuttosto conosciuta in Iraq, sta negoziando con l’amministrazione irachena e le forze britanniche sulla consegna di oltre 100 camion per il trasporto di beni ed equipaggiamenti. A quanto pare le forze britanniche utilizzeranno i mezzi bulgari per il trasporto a terra.

La formula vincente per la partecipazione bulgara agli appalti è la creazione di un consorzio internazionale, ha detto Milen Keremendchiev, vice ministro dell’economia e coordinatore nazionale per la partecipazione della Bulgaria nella ricostruzione dell’Iraq. Lo scorso luglio, Keremendchiev ha detto che è in preparazione un forum Bulgaro-Turco per la partecipazione in comune delle ditte negli appalti della ricostruzione. La Bulgaria sta negoziando una formula simile anche con la Grecia, la Croazia e la Romania, ma non ci sono ancora risultati concreti.

L’ONU ha selezionato 4 aziende bulgare per la partecipazione alla ricostruzione post bellica dell’Iraq nella cornice del programma “Oil for food”, scrive la stampa bulgara il 5 agosto, riferendosi alle dichiarazioni del rappresentate bulgaro per il commercio a New York. L’export verso l’Iraq, secondo questo programma, sarà di circa 25 milioni di dollari. Le aziende interessate sono: “Electroimpex” che ha già firmato un contratto per l’equipaggiamento di 3 centrali elettriche. “Machinoexport” che fornirà un appoggio alle macchine per l’industria petrolifera, “Elby Bulgaricum” che esporterà latte in polvere, mentre la compagnia “Sila” che fornirà aiuti per l’agricoltura.

La Bulgaria, inoltre, potrebbe essere la prima stazione per la vendita di petrolio iracheno in Europa, lo afferma ancora la stampa bulgara citando una dichiarazione dell’ex ambasciatore iracheno a Sofia (1995-1999), Mohamed amin Ahmed, già nominato dagli USA come presidente della commissione provvisoria per gli affari esteri a Baghdad (aprile-luglio ’03).

Il pagamento del debito iracheno alla Bulgaria

In Bulgaria uno dei principali temi di discussione riguardanti l’Iraq è come e quando sarà pagato a Sofia il debito contratto dall’Iraq tra il 1970 e il 1980 pari a 1,7 miliardi di dollari. Questo debito è cresciuto durante il regime comunista in Bulgaria. Lo rende noto Daniela Bobeva, esperta dell’Organizzazione per la cooperazione economica e lo sviluppo, citata da “Monitor”. Bobeva critica anche la dichiarazione del vice ministro delle finanze, Krasimir Katev, secondo il quale la Bulgaria non deve aspettarsi una restituzione oltre il 30-40% dell’intero ammontare del debito iracheno.

Alla fine di giugno, sulla stampa locale, ci sono state alcune speculazioni sulla svalutazione del debito iracheno con la Bulgaria. I media bulgari del 25 giugno hanno citato Elena Potpodorova, ambasciatrice bulgara negli USA, secondo la quale “per i creditori dell’Iraq, ci sarà una svalutazione del 75% del debito iracheno”. Contemporaneamente, Milen Velchev, ministro delle finanze ha visitato gli USA. Il principale argomento dei suoi colloqui con il Senato, il Congresso e i rappresentanti dell’Amministrazione USA è stato il pagamento del debito iracheno alla Bulgaria. Secondo Milen Velchev nei prossimi mesi è attesa l’assistenza USA per il raggiungimento della migliore soluzione del debito iracheno. Gli USA si impegnano per far fronte alla restituzione con circa 130 milioni di dollari, solo per quelle aziende bulgare che hanno contratto danni sostanziali come risultato della crisi irachena. Secondo il ministro Velchev, questa ricompensa sarà molto probabilmente sotto forma di petrolio iracheno.

Autore: Tanya Mangalakova
Fonte: Osservatorio sui Balcani



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Ultimo Aggiornamento: 30.01.2010