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XXX: l'industria porno in Bulgaria

31.01.2003 - Sofia

Attraverso la lente della Bulgaria, un'analisi dei meccanismi che regolano l'industria porno nei Balcani, un business al quale, in termini di produzioni cinematografiche, è interessata anche l'Italia

La vedi proprio nel momento in cui stai rinunciando a cercare. Contrariamente a ogni logica la trovi in mezzo a un'offerta di tranciatrici e una richiesta di sarte esperte. Il suo testo è: "Agenzia seleziona ragazze, 18-30 anni, per riprese in videoproduzioni estere e lavoro all'estero, buona retribuzione". Mentre digiti il numero telefonico indicato sull'inserzione, ripeti a memoria i "tuoi dati". Risponde un uomo. Sì, ha bisogno proprio di ragazze di 19 anni. Dice di lasciargli il numero al quale cercarti quando verrà il momento di fare il casting. Lasci l'e-mail, creata apposta per l'occasione. Nel frattempo insisti per capire di quali videoproduzioni si tratta. La domanda viene declinata con il motivo che "non devi preoccuparti". Insisti nuovamente. Ancora senza risultato. L'uomo, con voce amabile, ma perentoria, ti conferma che verrai a sapere più esattamente di cosa si tratta poco prima del casting e ti augura una buona giornata. La mail in questione arriva dopo alcune settimane. Non contiene nulla oltre all'invito a richiamare. Lo fai. Ottieni un giorno, un'ora e un luogo (un ufficio in un quartiere all'estrema periferia di Sofia) e alcune istruzioni aggiuntive, una delle quali viene ripetuta due volte: non dimenticare la tua carta d'identità, sarà il tuo lasciapassare. E' andata male. Non hai una carta di identità con il nome che hai utilizzato nei contatti con l'agenzia. Fai tuttavia un ultimo tentativo disperato di venire a sapere qualcosa di più sul carattere delle produzione, ma il tuo interlocutore, con estrema prudenza, ti dice solamente che richiedono "un atteggiamento disinvolto di fronte alla telecamera". E con il successivo "arrivederci" ritiene evidentemente chiusa la questione. Ovviamente non vai al casting. Ma dopo un certo periodo di tempo fai un "bis": ti metti ancora in contatto con l'agenzia, spieghi con voce pentita che hai avuto problemi personali e chiedi se l'offerta è ancora valida. E' ancora valida. Qui è giunto il momento di chiedere ingenuamente: "Si trattava di clip musicali, vero?". Silenzio. "In realtà no", senti dopo alcuni secondi. "Abbiamo terminato il lavoro con i clip. Sono rimasti solo film soft e hard. E' ancora interessata?".

I MECCANISMI DI INGAGGIO

Un giorno dopo avere risposto "no" alla summenzionata domanda, digiti lo stesso numero di telefono. Questa volta nella tua qualità di giornalista che sta svolgendo un'indagine sull'industria porno in Bulgaria. In risposta alla domanda gentile di raccontare i principi del business dell'agenzia, cominciano a negare ostinatamente di svolgere questo tipo di attività. Infilando una dietro l'altra frasi come "è fuori discussione" o "anche se una volta a questo telefono rispondeva qualcuno del genere, è stato molto, molto tempo fa e noi non ne sappiamo nulla".

Sì, in Bulgaria si girano videofilm. E gli attori che vi recitano non si limitano assolutamente al "piccolo uomo" Georgi Sofkin e a Vanina, del primo film porno bulgaro "Sexparty bridge". Lo spunto di questa affermazione non è solo il caso che abbiamo raccontato qui sopra. Ve lo racconta anche Filip di Sofia, il cui sogno è sempre stato quello di essere come Bobbit: "Perché non ha senso che un ragazzo di 26 anni lavori tutto il giorno alla betoniera per soli 5 euro". Ve lo racconta anche Petar di Plovdiv, di cui potete leggere l'inserzione "attendo ogni tipo di proposta per film porno" nella rubrica "Lavoro-cercasi" del settimanale "Kurier-5". Alla domanda se ha preso parte a qualche film risponde categoricamente: "Sì, molte volte". Poi aggiunge subito: "Non si attenda che le riveli chi sono i miei datori di lavoro". Non ce ne è nemmeno bisogno. La gente dell'industria erotica, come la chiamano loro, o pornografica, come la chiama la società, racconta che da noi effettuano riprese soprattutto gli italiani. L'esportazione della produzione pronta poi, spiegano, arriva solo nell'Europa Centrale. I film sono di terza classe, a basso budget e di conseguenza di qualità dubbia. Secondo le loro affermazioni, nessuna grande compagnia cinematografica ha realizzato progetti in Bulgaria. Tuttavia, si dice che alcune di tali compagnie siano interessate a farlo in tempi brevi in considerazione della manodopera a basso costo, sempre che cadano alcuni degli ostacoli legali attualmente esistenti. Sebbene negli ultimi anni la realizzazione illegale di sex-produzioni sia in continua ascesa da noi, i film rimangono ancora una piccola briciola di quella che eufemisticamente possiamo chiamare anche noi l'industria erotica bulgara. Quest'ultima include i giornali e le riviste a tema, la vendita e il noleggio di videocassette, i telefoni rosa, il settore online, i video dal vivo e altri tipi di intrattenimento senza consumazione.

AI CONFINI DELLA LEGALITÀ

Il problema tuttavia è che tutti si muovono, in misura maggiore o minore, ai confini della legalità (e di conseguenza solo una piccola parte degli operatori agisce "alla luce del sole", paga le tasse e così via). In particolare, in virtù dell'articolo 159 del Codice Penale, "chiunque crei, mostri, rappresenti, trasmetta, offra, venda, noleggi o in altro modo diffonda prodotti con contenuto pornografico, viene punito con la privazione della libertà per un anno e una multa compresa tra 1.000 e 3.000 lev" [cioè 500 e 1.500 euro circa - N.d.T.]. L'inghippo sta nel fatto che la legislazione bulgara non dà in alcun modo una definizione di pornografia e di cosa debba ritenersi "pornografico". Quindi, secondo gli esperti, è in pratica impossibile essere condannati ai sensi di questo articolo (purtroppo questo vale anche per i casi di prodotti pornografici che coinvolgono bambini). Si può però essere oggetto di un'incriminazione e rimanere invischiati in un processo per anni. Il secondo caso viene utilizzato come convincente argomento da parte dei poliziotti, dei magistrati e dei funzionari statali quando decidono di ricattare persone coinvolte nel business. In breve: se paghi, non ti daremo noia e faremo finta che tu ti occupi di erotismo, ma se non paghi, annegherai nelle acque fangose della pornografia e, perché no, magari finirai in prigione o comunque sarai sommerso dalle spese per gli avvocati. [...]
[L'articolo prosegue analizzando nei dettagli la legislazione bulgara in materia, sottolineando gli spazi che la sua scarsa precisione lascia aperti, in particolare, ai pedofili e a chi sfrutta i minori per produzioni pornografiche - abbiamo omesso per brevità tali passi maggiormente tecnici - N.d.T.]

IL BUSINESS DELLE VIDEOCASSETTE

Il numero delle videoteche erotiche in Bulgaria è più che modesto. A Sofia ve ne sono circa 5, mentre grandi città come Plovdiv, Varna e Burgas ne hanno solo una ciascuna. "Abbiamo un numero sufficiente di clienti, per la maggior parte gente con un livello di istruzione alto. Alcuni si vergognano a fare la tessera di adesione e quindi scelgono di lasciare un deposito per la cassetta. Il 95% dei nostri clienti sono uomini", spiega il proprietario delle videoteche di Sofia. In una di esse, quella nel quartiere periferico di Ljulin, dopo due minuti dal nostro arrivo entra un cliente. Be', non ha certo l'aspetto di uno che ha vinto il premio Nobel, ma è pur sempre un cliente. Posa sul banco, sicuro di sé, la cassetta che ha portato lasciandola alla commessa, chiede a voce bassa se hanno (non si sente), gli trovano in due secondi quanto ha chiesto, dopo di che paga e se ne va. Ogni volta è così. Fa impressione. Sugli scaffali neri relativamente pieni si possono vedere, oltre a film americani, anche film di produzione italiana, russa, greca, ceca e ungherese. Quasi per scherzo chiedo al proprietario se, nel caso in cui la situazione dovesse evolversi favorevolmente per il settore, magari grazie alla legalizzazione in massa delle attività e dei prodotti e alla contemporanea apertura del paese ai produttori esteri, vi sarebbe la possibilità per Sofia di diventare la pornocapitale dei Balcani. "E' assolutamente da escludersi", risponde con serietà. "E' tutta questione di mentalità e noi non abbiamo certo quella dei cechi e degli ungheresi, che sono molto più avanti dei bulgari". Viktor invece è di opinione contraria. Ritiene che qui da noi vi sia il potenziale per una forte industria erotica, basterebbe che "lo stato aprisse gli occhi e la smettesse di applicare un doppio standard nei confronti della pornografia". Fino a quattro anni fa Viktor era il principale importatore di videocassette porno in Bulgaria. "Sono arrivato a vendere fino a 7.000 cassette al mese", racconta, stringendosi nelle spalle. "A poco a poco, però, il business ha cominciato a perdere colpi e ho deciso di passare a nuove attività". Sebbene si sia ritirato completamente dal settore, Viktor non lesina i commenti: "La maggiore assurdità alla quale ho assistito in vita mia, per esempio, è stata la seguente: negli anni tra il 1994 e il 1999 esisteva un decreto che prevedeva un dazio del 70% sulle importazioni di materiali erotici e pornografici, nonostante allo stesso tempo il Codice Penale prevedesse un anno di carcere per la stessa attività". Chiedo a Viktor se può indicare alcuni dati di massima sul mercato dei video in Bulgaria. "No", risponde scuotendo la testa. "Gli operatori sono molti e di tipo alquanto diverso, le regole non sono chiare, ognuno utilizza canali propri, è impossibile citare cifre". L'ultima osservazione può essere applicata anche a molte delle attuali nicchie del settore. Da una parte, le imprese tengono nascosti i propri volumi d'affari, poiché gran parte di esse non si può permettere di uscire alla luce del sole. Dall'altra, sono le imprese stesse a non avere un'idea reale dei redditi della concorrenza.

I TELEFONI ROSA

L'unica eccezione è forse quella del settore dei "telefoni di intrattenimento". Secondo dati non ufficiali, la telecom nazionale BTK controlla esattamente metà del mercato di tali servizi. Informazioni provenienti da fonti interne a tale azienda statale dicono che solo l'anno scorso essa ha ottenuto dalle linee erotiche introiti per circa 4 milioni di lev [1 lev = ca. 50 centesimi di euro]. Da questi dati consegue che il volume d'affari dei telefoni erotici ammonta nel suo complesso a 8 milioni di lev all'anno. Si tratta tuttavia del totale prima della sua suddivisione tra l'operatore e la società che fornisce il servizio agli utenti finali (in genere il 60% va all'operatore a il 40% al fornitore del servizio). Quindi agli operatori telecom rimane un reddito di circa 5 milioni di lev, mentre le società che forniscono i servizi si devono accontentare di 3 mln di lev. Tuttavia proprio in questi giorni le suddette società si trovano ad affrontare seri problemi, in seguito all'introduzione di un'imposta mensile sui redditi da intrattenimento la cui aliquota è del 12% - si tratta della stessa imposta di cui viene gravato il gioco d'azzardo. Mentre i cosiddetti "telefoni rosa", che hanno la tradizione più lunga dell'industria erotica (i primi risalgono al 1995) vedono ormai all'orizzonte un "fallimento per tasse", un altro settore sta guadagnando rapidamente spazi.

I VIDEO DAL VIVO

Quello dei video dal vivo ("live camera") è un vero e proprio fenomeno dell'industria erotica bulgara. Il particolare più interessante è che la produzione bulgara ha esclusivamente (cioè al 99,9%) utenti esteri. Lo schema è il seguente: il modello (così vengono chiamati il ragazzo o la ragazza) si trova in uno studio dotato di una videocamera, di un computer e di un letto. L'utente accede al sito web che fornisce il servizio, sceglie un modello dalla galleria e comincia a chiaccherare con lui/lei attraverso una chat. In tale chat può esserci un numero illimitato di persone. Ad un certo punto un utente può decidere di prendere il modello "per sé". La cosa però gli costa tra i 2 e i 5 dollari al minuto, che paga mediante una carta di credito. In cambio può ordinare al modello di fare... tutto. Il modello da parte sua è interessato a trattenere quanto più possibile il cliente nella sua stanza, perché è su questa base che viene stabilita la sua retribuzione. Una delle prime società bulgare che opera in tale settore utilizza 8 modelli e 2 studi. Il suo direttore afferma di possedere solo a Sofia 4 imprese del genere. Attività simili vengono svolte anche nelle città di Ruse, Pleven, Burgas, Varna e Plovdiv.

Marija ha 19 anni. Si occupa di video dal vivo da soli tre mesi. Impossibile non chiederle come ha cominciato. "Cercavo un lavoro che avesse a che fare con i computer. Navigando in Internet ho trovato questa inserzione e ho deciso che era interessante", spiega socchiudendo gli occhi. "E davvero trovo il lavoro interessante. La cosa più complicata è trovare il modo di comunicare con il tuo interlocutore, ma una volta imparato è molto piacevole. Ho anche clienti regolari. Alcuni di loro si affezionano, vogliono parlarmi per telefono, uno voleva addirittura regalarmi un gatto persiano". Maria dice di non sentirsi imbarazzata per quello che fa. Inoltre è stimolata dall'aspetto finanziario (le modelle bulgare guadagnano tra i 400 e i 1.500 lev al mese). I suoi amici sanno che lavoro fa. "E il tuo ragazzo come la prende?", le domando. "Oh," ride. "Viene addirittura qui ad aiutarmi: chatta mentre io sono occupata".

La conclusione di tutto quanto abbiamo raccontato fino a qui è chiara: sebbene sia un tema tabù, l'industria porno è un fatto. Una sua fetta si sta sviluppando molto bene. C'è perfino chi paga le tasse. Il quadro generale però è il seguente: regole non chiare e imperfezioni della legge danno spazio all'applicazione di "doppi standard", che a loro volta sono un meccanismo perfetto per sottoporre a ricatti gli operatori del settore. La conseguenza è che sono costretti a dare sostegno a intere famiglie di poliziotti e magistrati, senza riuscire a espandere il loro business come potrebbero fare. E quindi sono perdenti. Cosa che, visto il caso, non è così tremenda. Il problema è che perde anche lo stato.


Autore: Jana Jordanova
Fonte: Kapital
Traduzione: Notizie Est - Balcani



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