LA LEZIONE ANTI-NAZIONALISMO DELL'ARTISTA CON LE MONDINE
08.01.2002 - Reggio EmiliaNella giornata del Tricolore, può sembrare strano che un «ebreo diasporo», nato in Bulgaria da genitori turchi ma italiano d'adozione, racconti agli studenti degli istituti superiori reggiani proprio la storia di questa bandiera nata a Reggio nel lontano 1797.
Ciò nonostante è successo, ieri al teatro Ariosto, quando l'attore Moni Ovadia, accompagnato dai canti delle mondine di Correggio, ha intrattenuto centinaia di ragazzi con lo spettacolo Tricolore adottivo: discorso intorno alla bandiera.
Un discorso fatto a braccio, quello di Ovadia, partito un po' in sordina ma già preludio della morale conclusiva. Una morale detta senza ricami o giri di parole, che nel giorno della celebrazione è rituonata come un fulmine a ciel sereno: «Il giusto dell'uomo - diceva ieri l'attore - sta nell'essere straniero in qualsiasi luogo». Dice infatti Ovadia: «Per un ebreo diasporo come me, non c'è patria legittima se non quella dell'essere umano». Con fare deciso, ma calmo, l'attore va oltre e commenta: «Il nazionalismo è la morte burocratica di ogni individuo, la colla che blocca ogni processo mentale. E' il pregiudizio dell'altro da sé».
Ovadia attacca, ma non senza esempi. «Guardate il Novecento - dice agli studenti - non è forse in nome del nazionalismo che sono morte centinaia e centinaia di persone?». Il messaggio, a questo punto, è chiaro: «Patria e bandiera - conclude - vanno pensate come casa di tutti.
Come l'Italia che oggi è casa anche di chi, nuovo cittadino italiano, non era partito da questa condizione».
Autore: el.ma.
Fonte: La Gazzetta di Reggio