ALCUNE NOTE SULLE RIPERCUSSIONI DELLE PRESIDENZIALI
11.12.2001Come giustamente osserva Nikolaj Petrov nel suo articolo pubblicato da "Vreme", le elezioni presidenziali hanno segnato un nuovo spartiacque nella vita politica delle Bulgaria, dopo l'ascesa al potere di Simeon Sakskoburggotski nel giugno scorso. Vale la pena di aggiungere alcuni particolari e alcuni aggiornamenti. Il voto al secondo turno, con il quale il presidente uscente Stojanov é stato definitivamente sconfitto, é stato un vero e proprio voto punitivo. Lo si evince con chiarezza, tra le altre cose, dalla percentuale dei votanti, che contrariamente a quanto é consueto é nettamente aumentata al secondo turno, passando dal 43% circa al 55%. Molti elettori che non si erano recati alle urne al primo turno, quindi, si sono mobilitati in occasione del secondo, non per dare un appoggio attivo, ma per "mandare a casa" Stojanov, un particolare di cui Parvanov dovrà tenere conto nel calcolare il sostegno effettivo di cui gode (comunque limitato, se si tiene conto degli aventi diritto al voto nel loro complesso). La "punizione" degli elettori è senz'altro indirizzata in primo luogo alla SDS, alla quale Stojanov, sebbene candidatosi come indipendente, è rimasto sempre legato. é tuttavia ipotizzabile che questo voto di protesta abbia avuto tra i suoi obiettivi in parte anche il NDSV dell'ex zar Simeon, il quale nei primi quattro mesi del suo governo si é rivelato da una parte disorganizzato e reticente, dall'altra insincero, visto che finora non ha mosso ancora un passo nella direzione promessa in campagna elettorale e, anzi, ha ulteriormente fatto gravare la crisi economica del paese sulle spalle delle classi popolari.
La sconfitta di Stojanov ha ulteriormente accelerato il processo di disgregazione all'interno della SDS. Dopo l'espulsione di due personaggi non molto noti al pubblico, ma dal ruolo importante nel partito, come Jordan Conev e Hristo Biserov, all'inizio dell'anno, vi è stato l'abbandono, come scrive anche Petrov nel suo articolo, del sindaco di Sofia, Sofijanski, personaggio che gode ancora di una certa popolarità e che é in buoni rapporti con l'ex zar Simeon. Se Sofijanski ha scelto l'intervallo tra le due tornate delle presidenziali per uscire dalla SDS e creare un proprio partito politico, un altro "pezzo da novanta" della SDS, Evgeni Bakardziev, dalle posizioni forti in vasti settori, come quello energetico e quello delle telecomunicazioni, ha compiuto il medesimo passo (ufficialmente é stato espulso dal partito), poco dopo la sconfitta di Stojanov. Entrambi hanno tuttavia adottato un atteggiamento ambiguo e hanno invitato i loro sostenitori all'interno della SDS a non abbandonare quest'ultima. Inoltre, nel partito di Sofijanski figura tra i massimi dirigenti un deputato del NDSV.
Da parte sua il NDSV ha fatto il primo passo falso sancito come tale dagli elettori. L'appoggio alla ricandidatura di Stojanov, dato all'ultimo momento, coinvolge il "movimento" dell'ex zar nella sconfitta elettorale. Il giorno della seconda tornata elettorale Simeon ha cercato di "mettere una pezza" alla situazione, evidentemente presagendo la sconfitta, dichiarando pubblicamente in un primo momento che non si sarebbe recato alle urne, per poi cambiare idea subito dopo e andare a votare. Rimane ancora irrisolta per il NDSV la questione scottante della costituzione in partito politico (formalmente é ancora solo la sigla della coalizione elettorale tra due minipartiti, cioè la soluzione di emergenza cui l'ex zar era ricorso quando era stata negata la registrazione al suo movimento). Questo passo, inizialmente previsto per novembre, poi rimandato a "entro la fine dell'anno", é ora stato ulteriormente prorogato a data da definirsi. L'intenzione, a quanto si afferma, é comunque quella di creare un soggetto politico pressoché virtuale, senza organizzazioni e strutture sul territorio. Nei fatti, sta emergendo che la mancanza di coesione e la figura di Simeon Sakskoburggotski come unico punto di riferimento fanno del NDSV un soggetto assolutamente debole e inefficace nel gestire il governo. Il BSP sembrerebbe trovarsi ora invece di fronte a una nuova primavera, dopo l'inaspettata elezione del suo segretario Parvanov a capo dello stato. Sicuramente la presenza del leader socialista ai massimi vertici delle istituzioni, con una carica che si presta in modo particolare alla possibilità di raccogliere consensi senza doversi esporre ai rischi che un governo invece comporta, costituisce un'ottima occasione per il BSP. Tuttavia un problema potrebbe essere costituito proprio dal fattore "sorpresa" della vittoria di Parvanov. La sua carica di segretario del partito, infatti, é ora vacante e ben pochi alla vigilia delle elezioni avevano messo in conto una tale eventualità. Parvanov era riuscito a imporre con molta difficoltà la sua linea "riformista" (simboleggiata soprattutto dalla svolta filoatlantica) a un partito in cui é ancora molto forte la corrente "nostalgica", che ha duramente lottato contro il neoeletto presidente. é pertanto ipotizzabile che le sue dimissioni dal partito, obbligatorie in seguito all'elezione a presidente, possano aprire una lotta intestina tra i socialisti, visto che un'altra figura unificatrice.
La Bulgaria pertanto continua a essere un paese altamente instabile a livello politico. Il progetto di creare un'oligarchia stabile in grado di controllare saldamente il paese, portato avanti dal partito di Kostov con metodi spesso autoritari, é miseramente fallito. Il NDSV dell'ex zar Simeon non sembra al momento capace di darsi una struttura tale da consentirgli un controllo saldo delle leve del potere, con il conseguente rischio di un progressivo sfaldamento la cui unica alternativa sembrerebbe essere, per una forza politica del suo tipo, il ricorso a un populismo più radicale. Il BSP rimane un soggetto fragile, diviso al suo interno e a corto di idee, su cui pesa ancora un inglorioso passato: difficilmente l'"effetto" Parvanov sarà sufficiente a consentirgli una consistente ripresa. L'unica eccezione sulla scena politica, come nota opportunamente Nikolaj Petrov, é il DPS di Dogan, un partito stabile e bene organizzato, ma che rappresenta solo una nazionalità minoritaria e da anni si limita a svolgere il ruolo di ago della bilancia.
Autore: Andrea Ferrario
Fonte: Notizie Est - Balcani