DUE MONDI IN UNA SOLA ANIMA
08.12.2001Non sapevo che anno, che mese, che giorno era. Sentivo soltanto il calore intenso della mano di mia nonna, che mi portava alla stazione ferroviaria. Andavamo a raccogliere le ciliegie, quelle grandi, nere e così tanto dolci. Era venuto il tempo di raccoglierle. Viaggiavamo con il treno lungo il fiume Struma e scendevamo alla stazione di Razdaviza. C'era tanta gente, ma noi non ci fermavamo. Prendevamo una strada sterrata e dovevamo camminare a lungo sotto l’ombra del sole cocente per raggiungere gli alberi pieni di frutta. Mentre camminavamo, io sentivo l'odore di campagna e i racconti dell'infanzia di mia nonna. Erano tempi non tanto facili. La guerra era finita ma per avere il pane si doveva lavorare tanto. Per le ragazze in famiglia era ancora più difficile perché dovevano cercare di sposarsi e costruirsi una vita, ubbidendo alle regole patriarcali. Non c'erano molte possibilità di studiare e per andare alla scuola elementare si doveva camminare per parecchi chilometri di strada di montagna.
Ma c'era un momento particolare, che lei non aveva mai dimenticato, e che mi raccontava sempre come una cosa sacra. Era l’incontro con una persona magra, alta, che portava un capello di paglia grande e un cavalletto e tante tele e pennelli. Si chiamava Djado Vlado (nonno Vlado) ed era sempre in giro per la campagna in tutte le stagioni, sotto gli alberi di mele e ciliegie. I ragazzini erano affezionati a lui perché offriva loro caramelle e faceva vedere loro i suoi quadri. E poi loro ridevano, senza sapere perché, e correvano via per cominciare un altro gioco. Mia nonna non si ricordava cosa rappresentassero quei quadri, lei si ricordava però delle parole dette da Djado Vlado a casa sua, quando, tornando dalla campagna, raccontava la sua visione della vita che verrà. Sicuramente i contadini anche allora non erano felici della loro vita, ma Djado Vlado faceva loro presente che verranno tempi nuovi, quando tutti avranno una casa propria, terra, tanti animali per coltivarla, così non ci sarà mai più la fame. Tutti mangeranno insieme, contribuendo secondo le loro possibilità. Ma la nonna di mia nonna non era molto convinta che i pezzi di carne possono essere uguali e quelli che hanno i pezzi piu grossi da tempo li avranno anche dopo. E poi mandare le ragazze a studiare da sole in città non va per niente bene ed è anche pericoloso. E alla fine i pezzi non erano veramente uguali e mia nonna non ha potuto studiare... Tanto tempo dopo ho capito chi era Djado Vlado – lui era il grande pittore bulgaro Vladimir Dimitrov detto Maistora. Ma mi è rimasto di questi racconti d'infanzia il forte desiderio di una vita migliore, non solo dal punto di vista materiale, perché i pezzi di cibo non possono mai essere tutti uguali. Molto più forte è il desiderio insoddisfatto di andare a studiare e ricevere una educazione adeguata.
E poi sono arrivati i tempi moderni! In mezzo non c'era niente di eccitante: scuola e ginnasio nella realtà socialista, senza nessun extra in più; studio di giurisprudenza, che, nel mondo occidentale, mi sono accorto valeva poco più di uno studio di diritto assiro-babilonese. Proseguendo per la mia strada nel mondo nuovo incontravo sempre più gente diversa, ma in buona parte tanto sola per libera scelta. Un'altra cosa è la sensazione di essere stato lasciato da un cane randagio, che ti seguiva a lungo mentre salivi gli scalini di una città arroccata su una collina e poi il cane è scappato subito appena ci siamo avvicinati al centro con i suoi rumori, la sua gente e la sua mondanità. La conoscenza e la tecnologia ci rendono forti e liberi. E un modo ideale per sfuggire dalla solitudine è l'internet. Così, armati con i nostri computer, possiamo correre a tutta velocità nello spazio virtuale. Mentre godiamo questa libertà infinita, non ci fa tanto male ogni tanto fermarsi al casello della nostra infanzia, per ritrovare il suo piccolo mondo finito nel nostro inconscio. Dopo possiamo tranquillamente ritornare alla nostra realtà virtuale e continuare a chiederci a chi appartiene e se siamo liberi di esprimere la nostra opinione. Si deve anche vedere se per caso non ci sono navigatori clandestini, che devono chiedere permesso per sentirsi liberi in questo spazio e forse permettere loro di dire qualcosa che non sia la voce del padrone.
Autore: Erik Evtimov, avvocato