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IL CALO DEI TASSI SPINGE L’EST

19.11.2001

Città di Mosca, Bulgaria, Polonia, Romania. Non è un ritorno al passato, al blocco dell'Europa orientale guidato dall'Unione Sovietica. Non c'è nulla di politico, ma molto di finanziario in questo elenco: si tratta dei Paesi emergenti, le cui emissioni obbligazionarie hanno maggiormente interessato gli investitori internazionali negli ultimi tempi. Per l'obbligazione del Municipio moscovita, e per la prima emissione di Sofia in euro, la risposta dei mercati è stata superiore alle attese, al punto che la capitale della Russia ha già annunciato che proporrà un nuovo prestito, entro la fine dell'anno. Non tanto, per soddisfare chi è rimasto escluso dall'assegnazione dei titoli, quanto perché le sue casse hanno una gran bisogno di essere rimpinguate. A questi tassi, meglio approfittarne.

Il basso livello raggiunto dai tassi d'interesse e, sui mercati, dai rendimenti dei titoli a cedola fissa aggiunge rischio a rischio. Rischio che i rendimenti possano riprendere a salire, rischio che a tassi in salita peggiorino le prospettive dei Paesi emergenti.

E' vero, nessuno degli Stati dell’Europa dell’Est presenta una situazione debitoria particolarmente pesante: in pratica, per ora, nulla a che vedere con la situazione argentina. Ma la prudenza è quanto mai d'obbligo, se si opta per obbligazioni a elevato rendimento, assistite da un livello di affidabilità decisamente inferiore a quello dei Paesi di Eurolandia e da una crescita economica, quasi sempre accompagnata da tassi d'inflazione abbastanza alti, di gran lunga superiori a quelli occidentali.

Lo scenario per i mercati è nuovamente mutato. Dopo una breve euforia, seguita alla decisione della Banca centrale europea di ridurre il tasso ufficiale dello 0,50%, una fase di ripensamento è sembrata impadronirsi degli investitori. Scenderà ancora il tasso delle operazioni di pronti contro termine o questo verrà considerato il livello minimo tenendo conto delle prospettive di ripresa dell'economia in campo internazionale?

La risposta la daranno ancora una volta le rilevazioni statistiche americane ed europee. Dall'andamento del prodotto interno lordo del quarto trimestre sarà, forse, possibile valutare quale potrebbe essere l'atteggiamento delle banche centrali. L'altro fattore che potrebbe influire sulle loro decisioni sarà il prezzo del petrolio. Il taglio della produzione, deciso mercoledì scorso, potrebbe favorirne un rialzo, se accompagnato da una ripresa economica vera e propria. In caso contrario, la quotazione potrebbe ulteriormente diminuire. La prima ipotesi avrebbe un impatto negativo sui prezzi e, di conseguenza, sulle prospettive dei tassi. La seconda avrebbe un effetto diametralmente opposto.

Fra tante incertezze, c’è una situazione che non ammette dubbi: il valore dei tassi Usa e, di conseguenza, dei rendimenti di mercato è molto basso, il più basso da oltre trent’anni. Potenzialmente, lo spazio per una discesa ulteriore è molto ridotto, mentre si aprono margini più abbondanti per un ritorno verso l'alto. Quando le attese di una ripresa dell'economia si faranno più convinte, per i rendimenti inizierà una nuova fase di rialzo.

Gli effetti negativi provocati dai tassi si ripercuotono fortemente sugli strumenti finanziari dei Paesi emergenti, mentre quelli positivi hanno riflessi meno accentuati. Nel primo caso, si assiste, come è avvenuto ancora qualche settimana fa, a un comportamento tipico delle situazioni di incertezza, denominato «fly to quality». E' un atteggiamento che induce gli investitori a premiare prodotti finanziari ad elevato grado di affidabilità, a scapito di quelli con rating inferiore. I prezzi di mercato dei primi salgono, mentre le quotazioni delle obbligazioni a basso rating perdono terreno.

Non si può negare che, grazie alla discesa dei tassi internazionali, anche le emissioni dei Paesi emergenti abbiano beneficiato di riduzioni nel costo della raccolta. L'investitore, acquistando, ora, titoli russi, bulgari o di altri Paesi dell’Est europeo, immette in portafoglio strumenti a elevato rendimento, se confrontato con quelli offerti da Eurolandia o dagli Usa, ma inferiori a quelli di qualche tempo fa.

L'attenzione non deve essere limitata al grado di affidabilità: occorre valutare anche le caratteristiche dell'emissione. Viste le premesse, i titoli a cedola fissa appaiono meno appetibili di quanto non lo fossero nelle scorse settimane. Meglio, in fasi particolari, accontentarsi di rendimenti bassi, ma certi, non disdegnando investimenti tradizionali, quali Bot o operazioni di pronti contro termine. Ma se la propensione al rischio è forte, si può optare comunque per gli strumenti dei Paesi emergenti, avendo la consapevolezza che si corre un doppio rischio. Il basso rating e l'incertezza su un futuro di tassi ancora in discesa.

Autore: Davide Angelini
Fonte: Corriere della Sera


Per approfondire: Notizie di Economia | Investire in Bulgaria





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Ultimo Aggiornamento: 17.10.2008
 

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