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Libera circolazione vietata nella UE ai lavoratori dei nuovi paesi membri

12.04.2001 - Bruxelles

La Commissione europea vuole un allargamento all'est il più "soft" possibile, ma la via della dolcezza si sta traducendo sempre più in continue concessioni alle pretese dei potenti. Ieri la Commissione ha deciso di venire ampiamente incontro (leggi: di cedere totalmente) alle richieste del paese più importante, la Germania, proponendo un regime transitorio di blocco della libera circolazione dei cittadini per i lavoratori provenienti dai paesi di nuova adesione, della durata variabile tra i 5 e i 7 anni. Il commissario tedesco all'allargamento, Günther Verheugen, si è affrettato a chiarire che la proposta "non colpisce la libera circolazione dei cittadini in generale" ma è "una misura specifica per i lavoratori".

In sostanza, il giorno in cui verranno ammessi nell'Unione gli stati attualmente candidati dell'ex blocco socialista - Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca, Slovenia, in prima istanza; e poi Estonia, Romania, Bulgaria, Slovacchia, Lituania e Lettonia; la proposta di blocco non vale per gli altri due paesi candidati, Cipro e Malta - inizierà un periodo di almeno 5 anni in cui tutto potrà muoversi liberamente nell'Unione tranne i lavoratori. Per questi rimarranno in vigore le norme nazionali che regolano l'immigrazione: discrezionalità sul numero e sui settori di impiego degli immigrati. E se 5 anni non basteranno, ogni stato potrà decidere unilateralmente, per "seri disturbi al mercato del lavoro", di protrarre di altri due anni il provvedimento.

La proposta della Commissione, che costituirà una delle basi del prossimo round negoziale tra Consiglio europeo e aspiranti membri, nasce dal timore diffuso tra la popolazione tedesca ed austriaca di subire un'"invasione" di lavoratori sloveni, polacchi, baltici, cechi, ungheresi e poi bulgari e romeni, a partire dal 2004 - l'anno in cui dovrebbero avvenire le prime nuove adesioni.

La ricetta moderna per curare i timori popolari si traduce in discriminazione: lunga, pesante e ingiustificata. Perché la stessa Commissione da anni studia i flussi migratori e simula i possibili sviluppi post-allargamento con un'unica conclusione: non ci sarà alcuna migrazione epocale, nessuna invasione. Il direttore dei negoziati per conto della Commissione, Eneko Landaburu, ha più volte smentito qualsiasi necessità di misure limitative, ricordando l'unico precedente importante: che si riferisce al suo paese, la Spagna, e al Portogallo. Quando nel 1986 i due paesi iberici entrarono nella Cee, timori analoghi a quelli odierni erano presenti in Francia e Germania. Cosa accadde? Ci fu un discreto flusso migratorio, ma in senso inverso: migliaia di spagnoli già emigrati se ne tornarono a casa.

Evidentemente anche le considerazioni tecniche della stessa Commissione si piegano alla volontà politica di limitare costantemente i costi - economici, sociali e politici - dell'allargamento. Costi che ricadono come d'abitudine sui più poveri, sulla popolazione degli aspiranti membri, già provata da anni di riforme economiche neoliberiste; una popolazione cui i vantaggi dell'adesione, dopo ripetuti rinvii (i primi paesi dovevano essere ammessi nel 2002 ma ora questa scadenza appare impossibile da rispettare), iniziano ad apparire sempre più un miraggio.

La Germania ha preteso, seguita fedelmente dall'Austria nero-azzurra, una misura discriminatoria che tranquillizzasse un elettorato timoroso e in parte xenofobo: ma ha anche creato il precedente che in tanti aspettavano. Ora inizierà infatti la processione dei governi a Bruxelles per battere cassa. La Francia chiederà di tutelare la politica agraria; l'Italia e la Spagna, che si rivedano i parametri di assegnazione dei fondi strutturali, perché con i nuovi arrivi le regioni del sud corrono il rischio di perdere miliardi di finanziamenti allo sviluppo; altri stati (Spagna, Portogallo, Irlanda e Grecia) i fondi di coesione.


Autore: Alberto D'Argenzio
Fonte: Il Manifesto




Commenta questa notizia

17.04.2001Commento [eugenioa i°]
CHE SCHIFO!!!!!!
Mi auguro che, in sede di "campagna ellettorale" i due candidati alla presidenza del consiglio dai rispettivi schieramenti, facciano udire la loro voce, e non come al solito i loro latrati, per esprimere un netto dissenso alla schifosa proposta Germanica da NazionalFascismo, e una volta tanto per aborrire questo metodo di sudditanza costante ad un paese vergognosamente xenofobo, razzista e sfruttatore, che non si smentisce mai!!!!!!!!
Eugenio A I°
P.S. ...
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