STOJANOV: "ELEZIONI A GIUGNO", PROMETTE IL NEO-PRESIDENTE
14.01.1997 - SofiaLa Bulgaria si prepara allo sciopero generale di domani. Le manifestazioni di piazza continuano. Il Parlamento è chiuso per danni e per il boicottaggio dell'opposizione, che si rifiuta di tornarci. Il governo dimissionario, semi-impotente, gestisce a malapena l'ordinaria amministrazione.
E poi ci sono due capi dello Stato: uno, Zelho Zhelev, che se ne andrà il 22 gennaio; l'altro, Petar Stojanov, che deve
succedergli. Di sicuro, in questo Paese, non cè nulla salvo la sorridente determinazione del nuovo presidente della Repubblica, il terzo dell'era post-comunista, espresso da una maggioranza non socialista. è un quarantenne che sembra un dandy e che ha idee chiarissime. Due, su tutte le altre: 1) "Se toccherà a me, darò l'incarico di formare il governo al candidato scelto dal gruppo parlamentare del partito socialista". 2) "Le elezioni anticipate? Penso che si terranno nel mese di giugno". Poi, temendo di essere stato frainteso, ripete: "Attenzione, ho detto giugno, non luglio".
Un compromesso, dunque, pare davvero vicino. è quanto Stojanov ha dichiarato, senza reticenze, ieri sera, all'inviato del Corriere, durante un'intervista raccolta all'ospedale Pirogov, dove il presidente è sceso per incontrare i feriti dei violenti scontri di venerdì. I ricoverati lo applaudono. Lui, da perfetto uomo - immagine, doppiopetto blu, loden misto - cashmere, risponde con ampi cenni della mano sinistra. Con la destra regge un sacco di plastica pieno di arance.
Un gradito omaggio ai feriti. Con il parlamento chiuso, pare difficile che il nuovo presidente possa tenere il suo discorso
d'investitura, domenica prossima. Ma Stojanov non si sente in bilico. Al contrario, "sono sicuro che il 19 parlerò con la
necessaria solennità, davanti a tutti i deputati. Dimostreremo che in Bulgaria le istituzioni sono forti e rispettate". Nessun dubbio? "No. Conosco bene la psicologia dei politici bulgari. Vedrete".
Tanto ottimismo sembra fuori luogo in un Paese assediato dalla miseria, con il dollaro che avanza baldanzoso e con i granai ormai semivuoti. E allora, buttiamo là una provocazione: scusi, presidente, ma se la crisi non si risolve, se il Paese verrà paralizzato dagli scioperi, che intende fare? Dichiarare lo "stato di emergenza"? Il giovane leader, che di mestiere fino a ieri ha fatto il giurista, resta impassibile. "Secondo la Costituzione bulgara, lo stato di emergenza deve essere proclamato dal Parlamento. Il presidente decide soltanto in assenza dell'Assemblea nazionale". Appunto. "Ma come le ho detto, conosco bene i politici del mio Paese". Da due giorni, Stojanov è diventato, all'interno e nelle ambasciate occidentali, il centro - motore della crisi.
Indice riunioni, ascolta, suggerisce, smussa. "Ho fiducia perché ritengo che gli incidenti della scorsa settimana saranno una lezione per tutti: per il partito socialista, e anche per l'opposizione. Ora, la pazienza del popolo bulgaro è finita. Il tempo delle parole è terminato, come pure il tempo di giocare alla politica. Adesso si domandano quelle azioni "categoriche ed energiche" che sono nell'interesse nazionale bulgaro, e non nell'interesse dei partiti".
Sì, ha proprio detto "categoriche ed energiche", il neo capo dello Stato. Che precisa: "Mi riferisco all'applicazione del
"currency board", il controllo monetario (come richiesto dal FMI per concedere i crediti,) e, parallelamente, ad una rapida ristrutturazione economica, da iniziare rapidamente anche con le privatizzazioni".
Il rigido controllo monetario, radicale terapia di tipo argentino, significa, in poche parole, bloccare il cambio con le valute forti, e impedire alla banca centrale di stampare carta - moneta fino a quando non entreranno capitali freschi nel Paese. Una medicina amarissima, che potrebbe costare, ad un Paese già provato, persino la riduzione di salari e pensioni, per qualche tempo. Il governo bulgaro aveva tentato di trovare altre strade, nei mesi scorsi. Non ne esistono.
"Dunque - dice Stojanov - non è importante quale sarà il governo, chi sarà il partito che lo dovrà formare, se vi saranno dei tecnici o anche una coalizione di unità nazionale.
L'importante è che le forze politiche bulgare cerchino quel consenso sulle priorità di cui il Paese ha bisogno. Soprattutto negli ultimi 2 anni, le riforme si sono fermate, la criminalità è cresciuta. L'apparato statale deve guarire dalla corruzione. Deve eliminarla".
Ci avevano raccontato che la notte degli incidenti, il neo - presidente era entrato in Parlamento e aveva avuto un lungo
colloquio con Nicolaj Dobrev, il candidato - premier dei socialisti, cioè il partito che ha la maggioranza assoluta all'Assemblea nazionale, offrendogli l'incarico in cambio delle elezioni anticipate. è vero, signor Stojanov? Conferma o smentisce? "Quella notte ho avuto un colloquio molto approfondito con Nicolaj Dobrev. Abbiamo discusso questa possibilità. Che cioè Dobrev riceva il suo mandato dopo l'accordo tra partito socialista e opposizione sulla data delle elezioni anticipate". Chiaro? Chiarissimo.
Autore: Ferrari Antonio
Fonte: Corriere della Sera