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LO SFOGO DI ZHELEV: "ABBIAMO FALLITO"

15.01.1997 - Sofia

Lunedì abbiamo intervistato il presidente della Repubblica che verrà, Petar Stojanov: spigliato, ottimista, senza rughe e con pochi dubbi. Ieri abbiamo incontrato il presidente che se ne va, Zelho Zhelev: stanco, invecchiato, il viso segnato da rughe devastanti e la tristezza d'aver assistito, impotente, al fallimento.

Quando divenne capo dello Stato, questo filosofo gentile sembrava imbarazzato soltanto dal protocollo. Adesso la crisi bulgara sembra pesare per intero sulle sue spalle incurvate. "Sì, ho un grande rimpianto. Il fallimento della transizione. La Bulgaria è l'unico Paese dell'ex blocco comunista che ha fallito. Come presidente dovrei dire che non sono responsabile del fallimento. Però chi entra in politica, me compreso, non può non sentirsi corresponsabile, moralmente e politicamente, di questo fallimento. è vero, io non ho mai avuto il diritto di fare ciò che doveva essere fatto. Ma i risultati sono qui, davanti a tutti. Un fallimento è un fallimento".

Gli occhi di Zhelev non lanciano lampi. Sembrano seguire, passivi, il peso delle parole. "La maggioranza della gente non sa che cosa sia la separazione dei poteri. Pone tutti sullo stesso piano: il presidente, il Parlamento, il governo. Molti non hanno letto "Lo spirito delle leggi" di Montesquieu. Sarà ingiusto, ma è così. E allora sento una tristezza profonda e un grande dispiacere. Lei mi chiede se dormo la notte? Per fortuna esistono i cachet".

Zhelev, che durante il regime comunista perse il posto di professore perché aveva scritto un libro sul fascismo, trovando similitudini con i metodi della dittatura rossa, oggi non cerca più similitudini ma sta cercando di compiere l'ultimo sforzo per aiutare il suo Paese. Come? "Avviando un'altro giro di consultazioni". Anche se poi dice che sarebbe "più giusto che fosse il suo successore ad assegnare l'incarico di governo. Lui, con quel governo, dovrà lavorare. Io, il 22, avrò terminato".

Certo, è strano che i due presidenti, entrambi espressi dall'Unione delle Forze democratiche, cioè dall'opposizione, non abbiano trovato il tempo di incontrarsi e di parlarsi, dopo i gravi incidenti di venerdì scorso. "Ci eravamo visti prima – si schermisce Zhelev -, per discutere della cerimonia e del passaggio delle consegne". Come dire: non era necessario aggiungere altro.

Però Stojanov il tempo di partecipare alla manifestazione di domenica lo ha trovato. "Lui ha potuto farlo. Non ha ancora pronunciato il discorso di investitura", è la risposta, appena velata di ironia.

Una cosa, Zhelev, non riesce a digerire. Che i socialisti lo abbiano accusato di violare la Costituzione, non affidando l'incarico di governo al loro candidato. "La Costituzione non mi impone date. Mi obbliga invece a fare tutti i passi necessari per accertarmi che il candidato sia la persona di cui il Paese ha bisogno, e sia in grado di formare un esecutivo efficace".

Il presidente non può dire che governo si dovrebbe fare, anche se un'idea personale ce l'ha, eccome. "In questo momento la Bulgaria avrebbe bisogno di un governo di programma, con obiettivi precisi e una durata limitata". Un governo alla Dini, tanto per intenderci. "Un esecutivo a termine potrebbe preparare le elezioni, avviare le radicali riforme monetarie chieste dal Fmi, e fare ciò che è possibile per aiutare la gente a sopravvivere. Con ciò si eviterebbe ai partiti di subire gli effetti negativi delle misure che sarà necessario adottare per salvare il Paese dalla bancarotta".

Anche il capo dello Stato uscente è convinto che la terapia del Fondo monetario sia l'unica possibile. "Sarà come dare a un malato grave una medicina amarissima per evitare che muoia".

Zhelev dice che i deputati, domenica, saranno in Parlamento per assistere al discorso d'investitura del suo successore.
E, comunque, anche se non ci fossero tutti, "non sarebbe un dramma. Sarà una cerimonia, non una riunione. Nessuno verrà chiamato a votare".

La crisi politica bulgara è forse a una svolta. Maggioranza socialista e opposizione sembrano più vicine. La prima propone elezioni anticipate entro l'anno, la seconda vuole accelerare e chiede un governo di transizione. Zelho Zhelev si alza. Dal 23 gennaio, "spero di avere meno impegni e più tempo libero. Anche se una persona che si è nutrita di politica per 30 anni, non può chiuderle la porta". Guiderà l'Associazione dei partiti liberali.

Forse, nella speranza di ricominciare. Davanti al suo ufficio c’è un salone con due bandiere: quella bulgara, cioè la patria, e quella dell'Unione europea: il sogno che non si è realizzato.

Autore: Ferrari Antonio
Fonte: Corriere della Sera





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Ultimo Aggiornamento: 08.08.2008
 

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