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GOVERNO SOCIALISTA E OPPOSITORI NON HANNO SAPUTO SALVARE IL PAESE.

18.01.1997 - Sofia

Le immagini registrate di alcuni episodi (opera di provocatori?) durante i violenti scontri di venerdì 10 gennaio, che hanno fatto esplodere la crisi della Bulgaria, alimentano un ragionevole sospetto. Che la sanguinosa svolta, macchiata dal sangue di oltre 200 feriti e dall'assalto al Parlamento, sia stata ambiguamente favorita da chi aveva bisogno di uno choc, necessario per imporre a un Paese disastrato le draconiane misure necessarie per salvarlo dalla bancarotta.

Non è stata dunque la rivolta di una parte politica (l'opposizione di centro - destra) nei confronti della maggioranza socialista ad accelerare l'esplosione di una crisi devastante, nell'unico Paese dell'Est ex comunista dove la transizione non si è compiuta. è stata piuttosto l'incapacità, dimostrata da entrambi gli schieramenti, di imporre, a costo di subire una punizione elettorale, quell’amarissima medicina - come ci ha detto il presidente della Repubblica uscente, Zelho Zhelev - da far inghiottire a un malato grave per evitare che muoia".

L'opposizione dice che il governo socialista è corrotto e impotente. "Spazzatura rossa", lo chiamano i dimostranti. Ma quella stessa opposizione, che adesso guida le manifestazioni di piazza, non aveva certo brillato per realismo, limpidezza e spirito riformista quando il consenso popolare l'aveva spinta alla vittoria, e alla formazione del primo governo di centro - destra, dopo la caduta del comunismo.

Al contrario. Il conservatore, e liberista, Filip Dimitrov ha fallito come ha fallito il socialista Zhan Videnov, il giovane premier dimissionario, tuttora in carica. Ad aggravare le responsabilità di quest'ultimo sono stati però i silenzi (e le bugie) che hanno accompagnato le ultime incaute mosse del governo.

Come quella di nascondere all'opinione pubblica, per settimane, le condizioni imposte dal Fondo monetario internazionale per concedere il vitale ossigeno valutario di un nuovo prestito. Ma ha sbagliato anche l'opposizione, che prima di accettare la dura terapia della prigione monetaria (il cosiddetto "currency board", attuato in Perù e in Argentina) ha vagato alla ricerca di inesistenti alternative, con l'obiettivo di imbarazzare la maggioranza socialista più che di adoperarsi per salvare il Paese.

La verità è che nessuno ha detto la verità. Si è lasciato che si sviluppasse, con incosciente leggerezza, la fabbrica del
veleno: quella che stampa cartamoneta e moltiplica gli zeri dell'inflazione. Si è consentito alla criminalità di crescere indisturbata, fino a intaccare le istituzioni; ai traffici neri di fiorire senza alcun controllo; alla fame di aggredire i più deboli; ai pensionati (quasi un terzo della popolazione) di trasformarsi in una massa di disperati; all'agricoltura e agli allevamenti di bestiame di deperire rapidamente.

Doppio disastro di sapore quasi criminale, perché la Bulgaria è sempre stato un Paese autosufficiente. Durante le due guerre mondiali, qui, nessuno ha conosciuto la fame. La terra è fertile e il grano non è mai mancato. Persino durante il regime comunista, il cibo non è era un problema. Rispetto all'affamata Bucarest di Nicolae Ceausescu, la Sofia di Todor Zhivkov sembrava una città benestante.

Certo, la Bulgaria, fanalino di coda dell'ex impero sovietico, ha pagato e paga la propria dipendenza da Mosca. Paga le incertezze sulla scelta europea. Paga persino lo speciale rapporto con l'Irak di Saddam Hussein, con cui vanta crediti per quasi 3 miliardi di dollari. Questa somma, congelata e forse perduta, potrebbe risolvere gran parte dei problemi del Paese.

La speranza, ora che si avvicina l'ipotesi di un compromesso politico, accompagnato dalla moltiplicazione delle manifestazioni popolari, viene proprio dalla gente, da questo popolo paziente, ma anche fiero e maturo. Sono migliaia i bulgari che hanno detto apertamente d'essere pronti a pagare qualsiasi prezzo, anche a costo di indicibili sofferenze, pur di vedere la luce, alla fine del tunnel. Costerà caro. Carissimo. Ma il coraggio dei bulgari sembra la migliore garanzia per il Fondo monetario e i suoi prestiti. L'hanno capito anche i Paesi occidentali, che temendo di veder sfumare i propri investimenti, avevano accettato l'ambiguo balletto: mano tesa al governo, occhiolino all'opposizione.

La gente, pur sapendo di dover soffrire, ha già vinto. Ma è meglio non parlare di etichette e partiti. I veri sconfitti sono i politici bulgari: della maggioranza ma anche dell'opposizione.

Autore: Ferrari Antonio
Fonte: Corriere della Sera





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Ultimo Aggiornamento: 17.10.2008
 

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