DOMANI LE PARLAMENTARI. I CONSERVATORI APPAIONO FAVORITI.
18.04.1997 - SofiaI prestiti occidentali pagati con il folle aumento dei prezzi: in un mese la luce costa 8 volte di più. E i pensionati devono campare con 100 mila lire all'anno Bulgaria: la fame nell'urna, socialisti addio Gli ex comunisti puniti dalle previsioni e dalla scissione moderata. Ma la neve può ritardare il voto
Soltanto una copiosa (e abbastanza improbabile) nevicata potrebbe ritardare, ma di poco, l'annunciata agonia dei socialisti bulgari, autori di madornali errori governativi e vittime di una dolorosa scissione, che ha spinto i delusi a fondare una forza più moderata, che si chiama per l'appunto "Eurosinistra".
Ora, se il generale inverno di questa gelida primavera decidesse di intervenire pesantemente, potrebbe persino esservi un rinvio delle elezioni, magari di sole ventiquattr'ore.
Nei villaggi non ci sono spazzaneve, ma ci sono soprattutto anziani, lo zoccolo duro dell'ex partito comunista. Insomma, quelli che non tradiranno mai. A settant'anni è difficile ammettere d'aver vissuto una vita sotto la bandiera sbagliata.
Bizze atmosferiche a parte, il voto anticipato di sabato produrrà, secondo tutti i sondaggi, un vero terremoto, con un
nuovo travaso di voti. La speranza, che in questo prostrato Paese è figlia del furore di chi ha cominciato a conoscere la fame, oscilla come un pendolo da una parte all'altra dell'arco politico.
Dopo la caduta del regime comunista, avevano vinto i conservatori. Poi, con il fallimento dei conservatori, l'onda è tornata a premiare i socialisti. Adesso si ricomincia da capo, per rimettere in sesto - con una cura di impensabili sacrifici - una Bulgaria che ha ancora le sue istituzioni ma non ha più occhi per piangere.
Persino l'Albania sembra meno affamata.
Le grandi città, a partire naturalmente da Sofia, sono saldamente nelle mani del centro - destra (ottanta per cento,
dicono gli ultimi rilevamenti). I giovani, che hanno conosciuto solo la coda del passato regime comunista, guardano la Cnn e sognano (sogneranno, forse, anche nel segreto dell'urna) un futuro più facile, magari senza capire che il "libero mercato" non è il regno del bengodi e che ci vorrà tempo per imporre, qui come in altri Paesi satelliti dell'ex impero sovietico, i ritmi competitivi e i sudori della società occidentale.
In Bulgaria, basta andare nelle case degli anziani per sentirsi stringere il cuore. Una vecchietta ha detto, alla televisione, che ormai si sfama guardando il cibo che non può comprare.
Qui, infatti, più che destra o sinistra, s'impone la disperazione. La gente s'è aggrappata alle rigide disposizioni del Fondo monetario internazionale (necessarie per ottenere dei prestiti), unico rimedio possibile per evitare una disastrosa bancarotta, forse senza sapere bene che cosa dovrà affrontare: e cioè che dovrà stringere ancor più una cinghia che non ha più buchi, con l'obiettivo, un giorno, di uscire dal tunnel.
Gli stipendi, nelle ultime settimane, sono leggermente aumentati, ma molti non hanno capito che sta per scomparire lo
stato sociale. Tagli ai ministeri dell'Educazione, della Sanità, della Difesa, tagli dei mille piccoli salvagenti che garantivano il minimo indispensabile ai tempi del comunismo, quando si veniva pagati (poco) anche se non si faceva niente.
In cambio dei prestiti occidentali, tutto si paga a prezzo di mercato. In poco più di un mese la bolletta della luce è aumentata di quasi otto volte; il riscaldamento di cinque volte; la benzina e il gasolio di tre volte; il pane di nove volte (da ottanta a settecento leva al chilo: e pensare che questo era uno dei granai dell'impero romano); lo zucchero e il formaggio, cioè il popolarissimo caciocavallo, di quattro volte.
I più colpiti, in questa olimpiade della miseria, sono naturalmente i pensionati, che continuano a ricevere l'equivalente di ottomilacinquecento lire italiane al mese, anche se, per impedire la rivolta del pane, il governo transitorio ha deciso di concedere un'integrazione, che in pratica raddoppia le entrate.
Quando, però, le uscite sono aumentate mediamente di cinque sei volte. E il peggio, dicono tutti, deve ancora venire.
É questa la Bulgaria che va alle urne, non tanto per riempire il Parlamento, ma per scegliere chi dovrà far digerire i sacrifici imposti dai creditori. Autore: Ferrari Antonio Fonte: Corriere della Sera
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