RILA-VELINGRAD
12.07.2001 - 13-a Tappa - Da Rila a Velingrad (161 km)
Due tappe molto impegnative, una dopo l'altra. Andremo dal Rilski Manastir a Velingrad, passando per Razlog. Altra salita, questa volta pesante per la monotonia, il traffico, il caldo, più che per la pendenza.
Paolo invoca un rinfresco nel torrente, e mentre infila la testa nell'acqua gelida il registratore con cui prende appunti, si sfila dalla tasca della maglietta e sparisce in un sifone, dove si trova anche in questo momento, forse a dire in anteprima alle trote di là i contenuti dei futuri articoli.
Scollinamento a 1200, e poi, dopo Razlog, una valle stretta ci mette in comunicazione con un'altra valle. Qui la gente é diversa, i colori sono diversi, i vestiti, la mimica, i ritmi di lavoro, le acque che corrono bene incanalate. É un giardino di Allah, e la gente sembra turca. I paesi hanno le moschee, alcuni hanno anche la chiesa. Il fondovalle é coperto di un'erba verdissima, falciata, e piccoli appezzamenti sono coltivati a fagioli, patate e ortaggi. A lavorare nei campi, ci pare, sono specialmente le donne. É un'immagine rapida - pedaliamo sempre, come dei pellegrini - ma ci resterà impressa.
Si sale ancora, ancora e ancora. Arriviamo in una zona di appezzamenti di prato da sfalcio. Gruppi di donne ai lati della strada vendono frutta. Vestono con vestiti lunghi, e i colori che prevalgono sono il blu, il verde, e il nero. Molte sono timide nel rispondere al saluto, ma quando dico "Dobarden" a un folto gruppo seduto sull'erba, sono accolto da un sorriso e da un saluto corale. Forse, insieme, si sentono più sicure davanti allo straniero scalmanato.
VELINGRAD
Velingrad é una città di villeggiatura rumorosa, caotica, in polverosa risistemazione continua. Il nostro albergo é di quelli "paleo", come dice Paolo, e ha una parete di nylon, perché lo stanno risistemando. Il funzionario che mi riceve vuole farmi compilare un modulo in cirillico, mi parla in cirillico, mi fa gesti in cirillico e io non ci capisco nulla. Alla fine si arrende davanti alla mia ignoranza e compila il modulo, in cirillico, servendosi del mio passaporto. Duro, ma onesto. Quando Paolo, per sbaglio, gli lascia dei soldi in più, lo insegue, lo rimbrotta in cirillico, gli restituisce i soldi cirillici. Grazie tante, in cirillico.
CIRILLICI SI NASCE
Diventarlo é un casino. Noi che siamo stati comunisti, e abbiamo avuto gli stemmini di Lenin sovietici, e sappiamo che MOckba é Moskva, e che ci-ci-ci-pì si legge s-s-s-r, siamo un po' avvantaggiati. Ma non molto. Quando leggiamo un cartello stradale, lo sorpassiamo quando siamo alla terza lettera. Tocca frenare, e tornare indietro, tirare fuori la stele di rosetta e decifrare. Se succede, com'è successo a me giorni fa, di leggere una scritta lunga lunga,di fila, d'un fiato, dobbiamo verificare che non sia scritta in alfabeto latino, che la stanchezza della salita ci fa credere cirillico. Era scritta in alfabeto latino, la tal scritta. Insomma, salvato Lenin, Mockba, CCCP, Trotzki, Soviet e poche altre parole, ci sono delle lettere che per impararle ci vuole impegno. In salita va meglio, perché si é più lenti, e si riesce a decifrare: "Plo...Plob...Plovdib...Plovdiv!" Ma poi ci sono tutte le altre lettere, che qui non posso scrivere perché questa tastiera non le ha. Per impararle, bisogna creare delle situazioni, delle performance in cui diventare attori e spettatori, una specie di teatro linguistico d'avanguardia a due ruote.
La U francese, quella che si pronuncia con la bocca a culo di gallina, l'ho imparata definitivamente da un furgone mortuario, parcheggiato a fianco del ristorante dove mangiavamo un frittatone con la ricotta di pecora. Leggo qualcosa come "pogrebni..." (esatto?) Bjuro. Pogrebni c'entra con la morte, e non ci vuole molto a capirlo visto che dentro c'è la bara. Bjuro? Bjuro? "ju" che lettera è? Affronto i necrofori che stanno mangiando e chiedo: Che lettera è? Cosa c'è scritto? "Bjuro!" mi dicono. Ma si! Bureau, insomma, ufficio dei morti, sarcotic bureau, in francogreco.
La M con la codina, che si legge SCT, me l'ha insegnata una signora che aspettava il bus, vicino al lago di Batak. "Peshtera", era la città indicata. Una rapida conversazione, e vai con "SCT" bene in memoria e avanti con il cirillico: con metodo. Forse Metodio e Cirillo non erano due santi, ma il nome della grammatica per spiegare a queste genti l'alfabeto: "Metodo Cirillico". In tal caso si dovrebbe rivedere il calendario, subentrando la possibilità dell' "omnine fabuloso", timbro con cui anche Gennaro é stato mandato in quiescenza.
Velingrad, 12.07.2001
TRIESTE - ISTANBUL in BICICLETTA e-mail: emiliochecco@hotmail.com
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