IN SERBIA
05.07.2001 - 6-a Tappa - Da Vukovar a Novi Sad (82km)
Arriviamo al Check Point tra Ilok e Backa Palanka sotto la pioggia. Il lungo ponte sul Danubio é quasi deserto. "Sembra di essere in un libro di John le Carrè", commentiamo. É un'impressione che durerà poco, e l'immaginario sui Balcani che ci causa questa deformazione ottica dovrà fare i conti con una realtà meno romanzesca. Le poche persone che varcano il confine -donne con la spesa in borse di plastica qualche "Zastava" male in arnese, un uomo baffuto in bicicletta con difficoltà di equilibrio - vengono invitate a passare con un gesto distratto dai doganieri. Qui c'è stata una guerra? Qui si sono scannati? Chi? Questo vecchio contadino che ti risponde con gentilezza?
I doganieri serbi hanno una minuscola cabina da dove controllano i passaporti. Ci spediscono in una baracca per la dichiarazione di valuta, e qui ci sono vari ragazzi e ragazze giovani, tutti poliziotti di frontiera. I dieci minuti di pratiche ci permetteranno di immagazzinare un po' di calore. Una ragazza in uniforme ha un bambino in braccio. Fumano tutti, e anche il bambino ha la sua razione di sigaretta sciolta nell'aria. Sono gentili, registrano le dichiarazione di valuta, ci chiedono dove andiamo, si sorprendono, e vola qualche battuta.
Compiliamo i moduli, e dove c'è un modulo da compilare ci si sente un po' a casa, in fondo. Eccoci in Serbia, sotto una pioggia insistente e con la sensazione di aver passato sì un confine, ma non con quella Serbia di cui i media hanno costruito un immagine mentale tremenda. Un amico canadese, pochi giorni fa, mi ha telefonato dall'america per raccomandarmi di non andare, di essere prudente. ''Attento ai serbi - mi ha detto, mentre io guardavo Bozidar, il mio insegnante di Serbo, seduto davanti a me - quelli tagliano gole". ''Quanti ne hai conosciuti?''. Lui esita "Neppure uno - risponde - ma sono pericolosi".
QUARTO MIRACOLO DI SAN ALBERTO FIORIN E ARRIVO A NOVI SAD
Sotto la pioggia verso Novi Sad
Un grande viale di enormi platani, e poi un lungo rettilineo che corre in mezzo a campi trascurati, tra case povere: questo il nostro ingresso in Serbia. Bisogna stare attenti alla strada scivolosa, perché per poco succedeva l'incidente. In Croazia, alcune ore fa,mentre eravamo impegnati sui saliscendi della strada che corre seguendo il Danubio, San Alberto Fiorin ha fatto il suo quarto miracolo. La ruota della bici ha é scivolata sul bordo della strada, e non so come ho evitato di finire a terra in malo modo. Oltre alla sofferenza della pioggia, c'è quella del soprasella. Questa parte anatomica così importante per il ciclista, può anche diventare un piccolo inferno portatile. Checco e io abbiamo l'impressione, per tutta la tappa, di essere seduti su un ferro da stiro acceso. Anche quando attraversiamo degli scenari spettacolari -dei campi di girasoli luminosi che contrastano col cielo grigio ferro- ho l'impressione di guardare un bel film seduto su una puntina da disegno, o con un gran mal di denti.
Novi Sad ci accoglie con un gran traffico sotto dei viali di grandi platani. Arriviamo in centro, e la città appare viva, piena di gente, con una parte del centro storico trasformata in isola pedonale. L'eredità asburgica, che percorre i Balcani, si riconosce nelle chiese, nella tipologia delle case, in un cromatismo pastello che ritroviamo diverso ma simile a Trieste, a Fiume, a Ljubljana.
TRIESTE - ISTANBUL in BICICLETTA e-mail: emiliochecco@hotmail.com
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