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 APPUNTI DI VIAGGIO 
TRIESTE - ISTANBUL IN BICICLETTA (5) - di Emilio Rigatti


Rigatti e Rumiz a Vukovar
SOTTO IL SOLE GIAGUARO

04.07.2001 - 5-a Tappa - Da Slavonski Brod a Vukovar (94km)


Il soprasella è una parte anatomica fondamentale per il ciclista, ma se sollecitato può diventare una specie di piccolo inferno portatile. Dopo quasi settecento chilometri, i soprasella Rigatti e Altan chiedono venia, protestano, vogliono ferie e passare alle 35 ore settimanali, come in Germania. Rumiz ovviamente, non ha di questi problemi, ma dovrà venire anche lui "ad oremus". La tappa di ieri non è stata delle più belle. Il percorso è fondamentalmente pianeggiante, e i boschi delle fate della Slavonia settentrionale.

A dieci chilometri dalla partenza la strada passa in mezzo a un cimitero: un pezzo di qua e un pezzo di la della strada, come i villaggi, allungati per centinaia di chilometri senza un centro, senza una piazza. A destra le tombe vecchie, a sinistra quelle nuove, dei morti per la guerra. La guerra è sempre presente, ricorda ovunque il suo passaggio, con i buchi nei muri, con i segni delle esplosioni delle granate sull'asfalto e sui muri delle case. L'esplosione della granata sembra un fuoco artificiale, è quasi bella da vedere, e ciò fa ancora più impressione.

La strada si restringe, il traffico diventa un po' problematico, e il sole, che ci ha fatto grazia nei giorni scorsi, viene fuori violento. Nonostante il fattore 20 ci tostiamo, e alla prima sosta controllo e catalogo le scottature. Le scottature:io il collo, il naso (la punta: sopra gli occhiali bianco latte), le orecchie e la caviglia destra, e un po' la schiena. Checco Altan, per uno strano gioco di ombre che non ho ben capito, solo la parte esterna della coscia destra. Paolo Rumiz ha i suoi occhi azzurri - un po' spiritati - che galleggiano nella faccia di un bel rosso acceso ("impizza´", in triestino). Ha un cromatismo da pubblicità della Kodak, e Checco lo guarda con interesse professionale. Forse sta pensando a un nuovo personaggio per la Pimpa.

All'improvviso, un bel tratto di strada deserta, di nuovo tra i boschi di Slavonia. Silenzio e solitudine. In questo bosco mi scatta come una molla, e sento che è iniziata l'attrazione gravitazionale verso il Bosforo, come se la placca del continente si fosse inclinata e ci attirasse verso dove vogliamo andar, verso la birra più buona del mondo.


VUKOVAR

Arriviamo in questa città martire, che sta cercando di uscire da quest'incubo che dura ancora. Buchi dappertutto, zone che sembrano parti trascurate di Pompei, splendide case ridotte ai muri esterni crivellati di colpi. Ma anche gente che costruisce, che cerca di rimanere. Molti se ne sono - invece - già andati.

Vedere il Danubio ci provoca un senso di smarrimento. Il fiume è grande e tranquillo, una grande croce bianca guarda l'altra riva quella serba. Come dire: le atrocità le avete fatte voi. Quelli che le fanno le cose, invece, non sono certo i contadini dall'altra parte. Presidenti e mercanti di armi, tagliagole e mercanti di case rubate - ci spiega Paolo - stanno tranquilli, a parte Slobo, sul cui arresto ha un'opinione interessante.



Vukovar: ricovero cicli all'Hotel Dunav

A cena, nell'Hotel Dunav, ci sono due trafficanti italiani. Uno che contrabbanda macchine, e si indigna con la mafia romena che non paga puntualmente. L'altro, che commercia "di tutto", e incavolato coi serbi che gli hanno chiesto troppi soldi per il visto. Frontiere, scambi, mercanteggiamenti. Si intuisce che sotto c'è un altro Danubio, sporco, che scorre e avvelena.

Guardiamo la luna da una chiatta e poi andiamo a dormire. Devo avere le guarnizioni della memoria andate, perché alle tre mi sveglio col cervello mezzo allagato da ricordi dei giorni scorsi. La donna sull'argine della Sava che sembra uscita da un quadro di Vermer, le cicogne che sbattono i becchi come mitraglitrici, le case di legno, i boschi di Hansel e Gretel.

Devo alzarmi, e per non svegliare Checco mi siedo in bagno e scrivo per due ore, per vuotare la sentina e poter dormire. Alle quattro, Checco apre la porta, cedo il posto, e poi riprendo. Alle sei il cervello è svuotato. Due ore di sonno profondo, pieno di sogni, e poi via, verso novi Sad.


Vukovar, 04.07.2001


TRIESTE - ISTANBUL in BICICLETTA   e-mail: emiliochecco@hotmail.com

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ORA E' ANCHE UN LIBRO!


Emilio Rigatti
La strada per Istanbul
pp. 336- f.to 14x21 cm
foto a colori e mappe storiche
ISBN 88-85318-22-3
Editore Ediciclo
Euro 14,00

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