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APPUNTI DI VIAGGIO  
TRIESTE - ISTANBUL IN BICICLETTA (2) - di Emilio Rigatti 


Il castello di Zuzemberk
LA KRKA

01.07.2001 - 2-a Tappa - Da Radzrto a Zuzemberk (132 km)

La sveglia ้ alle sette, e alle otto iniziamo a pedalare in un'aria fredda per l'insistente pioggia notturna che ci ha fatto temere il peggio. Ieri il vento ่ stato a favore: oggi lo avremo contro dal primo all'ultimo chilometro. Il viaggio fino a Grosuplje non ้ molto interessante, ma da l์ a Krka Vas, nella valle del fiume Krka, attraversiamo boschi maestosi di faggi e carpini. E una tappa che presenta continui dislivelli, faticosa, e piena di strappi e discese. Procediamo piano, senza forzare. L'arrivo nella valle della Krka, dopo lo scollinamento a 600, ่ su una buona strada di maccadam. Attraversiamo un bosco quasi freddo, di singolare bellezza. 

Di colpo la vegetazione arborea cessa, e la valle ci si presenta in tutta la sua estensione. Costeggiamo la Krka, in mezzo a boschi e a coltivazioni in pendenza. Il fiume scorre sotto di noi, e la strada segue l'andamento ondulato delle colline che lo fiancheggiano. Piccoli villaggi, traffico quasi inesistente, castelli, rovine, orti e vigne. E' una zona di gran bellezza paesaggistica, cui contribuiscono non poco gli ordinati giardini delle case. E' poco frequentata, ed ่ ricca di fauna e di flora, e la popolazione di orsi e caprioli, ci dicono, deve essere mantenuta sotto controllo, perch้ a volte sfonda la sostenibilitเ ecologica. La Krka ้ una presenza costante, il suo colore ora verde cupo ora azzurro si intravede tra gli alberi, trenta metri pi๙ in basso.


TERZO MIRACOLO DI SANT'ALBERTO FIORIN

Ad un tratto scorgo una collina singolare: sembra una gran focaccia, o un pane che abbia perso d'improvviso la lievitazione. Sopra i prati sfalciati e verdissimi, alcune querce enormi, isolate. Covoni di fieno giallo contrastano bizzarramente con il verde brillante dell'erba. Un paio di nuvole complicate, sospese sul colle, danno un estro alla Magritte al tutto. Tiro fuori la macchina fotografica, cerco di inquadrare in corsa lo scorcio, e mi rendo conto che l'occhio incollato all'obiettivo mi ha fatto perdere l'equilibrio. Sto per rovinare sull'asfalto granuloso, penso "Ecco che mi tocca come ad Alberto": Ma con una scomposta e fulminea riorganizzazione dei pesi riesco a continuare la rotta. Grazie Sant'Alberto: e tre.


KRKA GRAFFITI

Ogni tanto nei paesi, ci imbattiamo nelle gasilski dom, le caserme dei pompieri. Qui sono un'istituzione importante, sono curate, tutte hanno sulla facciata un affresco che rappresenta San Floriano, che spegne un incendio con un secchio. Gli artisti locali si sono sbizzarriti attorno a quest'iconografia obbligatoria, e alcuni tentativi di reinterpretare il santo ignifugo sconfinano nel fumetto: un San Floriano sembra un legionario romano di Asterix, mentre in un altro si intuiscono echi di cubismo rurale.

Alcune gasilski dom hanno una nicchia,protetta da una vetrina, con un'antica statua del santo. Quasi certamente era collocata nella vecchia caserma, e quando si rinnova qualcosa dispiace buttar via tutto il vecchio. Cos์, in un paese, il vecchio trabiccolo a trazione animale -antenato delle moderne autopompe- ่ stato riverniciato e collocato sopra l'ingresso della gasilski dom.

I toplarij, i fienili di legno sui quali l'erba ่ messa ad asciugare su una rastrelliera, sono una presenza costante. Alcuni sono costituiti molto semplicemente da una rastrelliera, simile a una spalliera svedese, e da un tetto a due spioventi per riparare il fieno dalla pioggia. Possono essere lunghi solo pochi metri, ma ne abbiamo visti alcuni di parecchie decine di metri. Disseminati nella campagna, hanno un effetto plastico da scultura moderna. In quelli molto antichi il legno ่ sofferto, sbiancato dalle intemperie, e in decine di anni di esposizione all'acqua e al vento i toplarij si sono inarcati, incurvati, scomposti, come cercando la posizione migliore per affrontare il tempo. Sospettiamo che siano protetti o dalla legge o da una consuetudine piu' forte della voglia di cambiamento, perch้ non ne troviamo nessuno che sia costruito con criteri diversi. Alcuni, pochi, hanno i montanti in cemento, ma i pali trasversali sono sempre in legno. Credo che un artista della Land Art firmerebbe volentieri questa gigantesca installazione che ่ la valle della Krka, dove questa presenza plastica dei toplarij ่ quasi una sigla del luogo.

I tigli pi๙ belli e monumentali li ho visti qui, in Slovenia, dove quest'albero ่ considerato un emblema nazionale. Prima di ritirarsi gli italiani, mi raccontava Marjan Zupancic, un vecchio di Dvor, li segarono tutti. Fu una rappresaglia vegetale di cui i vecchi si ricordano bene, e con amarezza: "Ma i tedeschi -aveva concluso Marjan- preferivano fucilare. Meno lavoro e pi๙ risultati". Ogni tanto ci imbattiamo in qualcuno di monumentale, che quasi ci obbliga a fermarci, a considerarlo, a provare il rispetto che meritano quelli che, per una qualche ragione, hanno saputo pi๙ di altri ammansire il tempo. E' un albero, dicono qui, che ci mette trecento anni per crescere, per trecento anni vive la sua stagione migliore, e impiega altri trecento anni per morire.

Arriviamo a Zuzemberk alle sette. Passiamo davanti alle rovine del castello medievale distrutto dai bombardamenti tedeschi durante la seconda guerra mondiale, e una ripida discesa ci porta al fiume, dove c'่ l'agriturismo Koren, una costruzione in pietre e legno che riprende lo stile dei toplarij. La cena ้ all'aperto, a pochi metri dalle acque tranquille del fiume. ษ difficile esprimere la sensazione che proviamo: per i lunghi giorni che ancora ci aspettano, per il fatto che siamo giเ alla seconda notte fuori casa, per la tranquillitเ e la bellezza del posto. Come fanno i miei alunni in settimana bianca, la sera, vorrei telefonare a casa, ma mia moglie e mio figlio sono in Colombia, e il cellulare non funziona bene. Ma riceve: e Paolo Rumiz ogni sera ci legge il suo bollettino medico, che per il momento non ่ tale da consentirgli di partire. "Forse -ci spiega- dopodomani ce la faccio a raggiungervi". Conoscendolo, ่ capace di partire con la febbre, pur di pedalare con noi.

A poco pi๙ di cento chilometri da qui, annuncia l'ultimo telegiornale in italiano che vedremo per un mese, i forzati delle vacanze sono incatenati in code interminabili di auto. Le solite interviste ai gitanti sotto il sole dell'autostrada, un tale che dice che "่ uno scandalo", come se fosse stato il Governo a spedirlo sulla Firenze-mare, mi fa ridere. Eccoli, i veri eroi, penso: i turisti, i fanti delle vacanze, gli intrepidi sconosciuti della Grande Guerra estiva. Invece della domanda "ma perch้ non ne vengono un po' anche qua?", sentenzio egoisticamente: "grazziaddio NON vengono di qua."

Questa sera, dieta mista: pasteggiamo con la birra, e poi ci facciamo servire la solita boccaletta da mezzo di terrano. Ci facciamo ipnotizzare dalla Krka e dal movimento pigro delle alghe, dal costante rumore della cascata, dall'ultimo bicchiere di vino di tutto il viaggio. Da qui in avanti, inizia la Via della Birra.

Zuzemberk, 01.07.2001

TRIESTE - ISTANBUL in BICICLETTA   e-mail: emiliochecco@hotmail.com

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Emilio Rigatti
La strada per Istanbul
pp. 336- f.to 14x21 cm
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ISBN 88-85318-22-3
Editore Ediciclo
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Ultimo Aggiornamento: 05.07.2008
 

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