LA PARTENZA
Si parte, domani. Dopo circa tre mesi di mosse propedeutiche
al primo giro di pedivella, è arrivato il momento in cui
agganceremo le scarpette col fine deliberato di arrivare a
Istanbul. Non abbiamo sponsor, non abbiamo obiettivi metafisici,
record da conseguire, voti da sciogliere. Se qualcosa dovesse
andar storto, ci siamo detti, si monta in treno e si torna a casa.
In ogni caso ne sarà valsa la pena: l'organizzazione è sempre
una delle parti più belle di un viaggio. L'intenzione è,
comunque, quella di arrivare, ma soprattutto quella di divertirci,
di conoscere, di scappare alla condanna del turismo
automobilistico, o organizzato, alle code ai traghetti, ai club
con gli animatori e via dicendo. Vedere il mondo a basse
velocità, senza finestrini e aria condizionata, dà un senso e un
sapore particolare al viaggio. In macchina tutto è subito dietro
le spalle, tutto è subito andato. In bici è "andando":
le cose durano, si riescono a vedere, restano in memoria, si
masticano e si gustano fino in fondo. Due ore d'aereo diventeranno
diciotto giorni di pedale: un buon baratto, credo.
IL PUNTO TECNICO E UMANO SUL VIAGGIO
I viaggiatori sono tre:
Paolo Rumiz,
giornalista, triestino, classe 1949, pedalatore saltuario e di
buona gamba, camminatore e sciatore, ma soprattutto viaggiatore e
osservatore, e conoscitore della realtà balcanica. Alcuni anni fa
ha portato a termine - a pedali - l'itinerario Trieste-Vienna in
bici con il figlio. Teorico oltranzista del viaggio in bici, Paolo
si è aggregato al gruppo solo pochi giorni fa, anche se è lui a
possedere il copyright del viaggio. Dovevamo farlo assieme un paio
d'anni fa. Poi scoppiò la guerra in Kossovo, e ci toccò
rinunciare. Ha una vecchia mountain bike del 90, una "Haro
extreme" color rosa confetto, cambio LX dehore shimano, con
cui giravo per la Colombia quando abitavo là. Di "extreme"
ha poco, se si eccettua il fatto che è estremamente pesante,
estremamente vecchia, ma anche estremamente affidabile. Paolo non
nasconde un certo disprezzo per i mezzi troppo sofisticati.
Il secondo pedalatore è Francesco Tullio Altan, aquileiese,
disegnatore, classe 1942, per gli amici Checco. 12000 chilometri
all'anno, percorsi con calma e gesso, mai sopra i 25 all'ora, se
la bora è a favore. Ma costante, quotidiano, inesorabile: come il
tempo, il destino, o l'ICI da pagare. Darà il ritmo alle
pedalate. Mezzo tecnico: una biammortizzata "Specialized"
grigio militare, anno 93, che gli ho venduto qualche anno fa e che
lui ha usato una sola volta. Questa del viaggio in Turchia sarà
la seconda, ma quella buona.
Io sono Emilio Rigatti, classe 1954, insegnante di lettere
alle medie di Aquileia. In quanto alla bici, sono il fighetto del
gruppo: ho una Turner Burner del 97, biammortizzata, alluminio
spaziale, cambio XTR. Paolo arriccia il naso. I viaggi più belli
li ho fatti in Colombia, dove ho risieduto per sette anni, ma
questo è certamente il più desiderato. Lo scopo deliberato del
viaggio per me è quello di bere la birra più buona del mondo:
quella che si trova dopo 1800 chilometri di strada, in vista delle
silhouette delle moschee, e con l'aria del Bosforo che fa
tremolare la schiuma del bicchiere. Le note saranno spedite
saltuariamente, quando avrò l'opportunità di accedere a un
computer collegato alla rete.
IL SANTO PROTETTORE
Come santo protettore abbiamo designato San Alberto Fiorin.
Alberto era partito alla volta di Pechino in bicicletta, il 25
aprile scorso, con sette amici. Un sogno che coltivava da anni. Al
16esimo dei 12mila chilometri è caduto e si è rotto il braccio:
e invece che per Pechino, è partito per Lione a farsi operare
all'omero. Nessun commento da fare, una sfortuna così non ha
nome, né credo si debbano cercare spiegazioni metafisiche per
spiegarla. Succede, e basta. Alberto e i suoi amici, che abbiamo
conosciuto da poco, ci hanno dato preziosi consigli e non poca
carica per la nostra pedalata, giacché non sono nuovi a questo
tipo di pellegrinaggi. E' tra le persone cui dedico il viaggio,
sperando che la dedica non abbia conseguenze omeopatiche nefaste
su chi scrive. Ma anche se cadessi, con le ossa rotte resterà in
ogni caso l'amicizia che è nata con lui, la sua famiglia e gli
altri amici che sono arrivati a Pechino, dopo tre mesi di pedale
paziente. C'è un bel sito - marcopolo2001
- che è un milione virtuale da sfogliare ogni sera, prima di
andare a letto, per leggere le note di viaggio e vedere le foto di
Enzo della Pellegrina.
GLI SPONSOR
Come in ogni viaggio che si rispetti si ringraziano gli sponsor.
Grazie ai cicli 4R di Palmanova che ci hanno preparato le bici, ci
hanno venduto il materiale con ottimi sconti e ci hanno regalato
le barrette energetiche da ingurgitare in caso di crisi
energetica. Grazie ad Alice Parmeggiani che ci ha portato le carte
geografiche da Belgrado. Grazie a Bozidar Stanisic che da tre anni
cerca d'insegnarmi il serbo. Grazie soprattutto alle nostre mogli
che ci hanno appoggiato, e alla mia che mi segue dal Sudamerica.
Senza di loro non saremmo partiti, anche se partiamo senza di
loro.
I PROSSIMI DUE GIORNI DI VIAGGIO
Mentre scrivo il cielo è grigio e piovoso, ma Emilian, il
padrone dell'agriturismo di Razdrto dove passeremo la prima notte,
mi ha giurato al telefono che domani, sabato, sarà sereno.
Partiremo, dunque, domani pomeriggio alle tre, dopo il mio ultimo
collegio docenti, e dopo un pranzo con i colleghi. La prima tappa
sarà solamente di una settantina di chilometri, fin poco dopo la
frontiera di Fernetti-Sezana. Così domenica potremo partire col
fresco, dato che Razdrto è in mezzo alle montagne. Eviteremo
anche -speriamo- le secchiate di traffico del primo scaglione di
vacanzieri. Domenica imboccheremo la valle della Krka, il bel
fiume che ci accompagnerà fin quasi a Zagabria, dove dovremmo
arrivare lunedì, cielo permettendo. Oggi si fanno i bagagli, si
salutano gli amici, si comprano le ultime cose, ci si dedica
ancora una volta alle devozioni domestiche. Un'amica colombiana,
prima di partire, mi ha regalato un "moleskine" come
quelli di Chatwin. Lo utilizzerò per le note di viaggio, assieme
ad un piccolo registratore portatile. Prima di mettervi la parola
fine scriverò dieci pagine descrivendo il sapore della birra più
buona del mondo.
Trieste, 29.06.2001
TRIESTE -
ISTANBUL in BICICLETTA e-mail: emiliochecco@hotmail.com
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