La Macedonia - l'area
geografica delimitata a nord dalla Skopska Crna Gora e dai monti
della Sar Planina, a est dai monti del Rila e dai Rodopi, a sud
dalla costa egea intorno a Salonicco, dal Monte Olimpo e dalle
montagne del Pindo, a ovest dai laghi di Ohrid e di Prespa e che
copre circa 67.000 km2 - è attualmente divisa tra Jugoslavia,
Grecia e Bulgaria [il presente scritto risale al 1991, cioè a
prima della separazione della Repubblica di Macedonia dalla
Jugoslavia - n.d.t.]. La popolazione della Repubblica Socialista
(RS) di Macedonia era pari a 1.912.257 secondo il censimento del
1981, di cui 1.281.195 macedoni, 377.726 albanesi, 44.613 serbi,
39.555 musulmani, 47.223 zingari, 86.691 turchi e 7.190 valacchi,
con altri gruppi nazionali minori. Sono stati registrati anche
1.984 bulgari (distinti dai macedoni).
Storia
La fondazione dell'Esarcato
ortodosso nel 1870 ha creato in Macedonia una situazione di
conflitto tra greci e bulgari, mentre la "Grande
Bulgaria" di breve durata sancita dal trattato di San
Stefano, annullato in seguito dal Trattato di Berlino, ha fatto
del nuovo stato bulgaro uno stato permanentemente revisionista e
revanscista. Un'altra conseguenza del Trattato di Berlino è stata
l'amministrazione della Bosnia-Erzegovina e il presidio militare
del Sangiaccato di Novi Pazar (il Sandzak), che divide la Serbia e
il Montenegro, da parte dell'impero austro-ungarico, il cui
risultato è stato che anche la Serbia ha cominciato a guardare
alla Macedonia per una futura espansione, dal momento in cui i
propri territori di espansione "naturale" (cioè quelli
con ampie popolazioni serbe) erano caduti sotto il controllo
austro-ungarico.
Dopo la sconfitta inflittale
dalla Bulgaria nel 1885, la Serbia ha perseguito attivamente una
politica espansionista in Macedonia, [a quei tempi ancora parte
dell'Impero Ottomano - n.d.t.], chiamandola Serbia Meridionale e
affermando che gli slavi macedoni erano serbi. Negli anni '90 del
secolo scorso è stata fondata la Società di San Sava con lo
scopo di promuovere il nazionalismo serbo specialmente in
Macedonia. Verso la metà dello stesso decennio la Serbia vantava
la presenza di 100 scuole serbe in Macedonia, mentre quelle
bulgare erano da 600 a 700, perlopiù sotto l'egida della chiesa
esarcale. Anche i greci avevano fondato una società simile a
quella dei serbi, la Ethnike Hetairia, che mirava a liberare tutti
i greci che vivevano ancora nell'Impero Ottomano a cominciare da
quelli di Macedonia, ivi inclusi gli abitanti di lingua slava, da
loro chiamati greci slavofoni. Questa società era appoggiata da
tre quarti degli ufficiali dell'esercito greco e aveva molti
protettori ricchi e potenti. Nel 1895 la Grecia vantava 1400
scuole in Macedonia e spendeva in proporzione per l'educazione
più in Macedonia, che faceva ancora parte dell'Impero Ottomano,
di quanto spendesse nella Grecia stessa. I valacchi che vivevano
sparsi nella Macedonia Occidentale, nell'Epiro e in Tessaglia, che
parlavano una forma di romeno, hanno consentito anche ai romeni di
avanzare rivendicazioni e nel 1912 questi ultimi finanziavano
oltre 30 scuole.
Nella stessa Macedonia, nel 1893
venne fondata l'Organizzazione Rivoluzionaria Macedone Interna (VMRO),
che si opponeva alla spartizione della Macedonia e che promuoveva
l'idea di una federazione degli slavi meridionali composta da
serbi, macedoni e bulgari. Questa organizzazione ottene un ampio
appoggio e mise a punto dei piani per un'insurrezione armata.
Tuttavia, un'enorme quantità di macedoni è emigrata in Bulgaria
dopo il fallimento della "Grande Bulgaria" prevista dal
Trattato di San Stefano. Nel 1903, circa metà della popolazione
di Sofia era costituita da rifugiati o immigrati macedoni - e
questa massa di rifugiati, oltre a destabilizzare internamente la
Bulgaria per molti anni, ha consentito la creazione di
un'organizzazione rivale della VMRO, l'Organizzazione Esterna o
Suprematisti, creata a Sofia nel 1895 e che puntava a
un'incorporazione della Macedonia nella Bulgaria, vale a dire alla
formazione di una "Grande Bulgaria". Così, quasi fin
dal principio, la VMRO aveva fatalmente diviso i propri obiettivi
tra coloro che volevano la Macedonia per la Bulgaria e coloro che
volevano uno stato macedone separato, all'interno di qualche forma
di federazione o del tutto indipendente.
Il risultato complessivo di tutte
queste rivalità conflittuali in Macedonia è stato disastroso per
la popolazione residente, che in base alla maggior parte delle
testimonianze era più favorevole a una delle ali della VMRO, con
i contadini che venivano soggetti a visite ripetute da parte di
bande armate delle varie fazioni della VMRO, di serbi, bulgari e
greci, così come delle autorità ottomane fino alle Guerre
Balcaniche, quando l'Impero Ottomano è stato infine espulso dalla
Macedonia.
Da allora, la porzione che ora si
trova in Jugoslavia [cioè l'attuale Repubblica di Macedonia -
n.d.t.] - conosciuta come Macedonia del Vardar - è appartenuta,
con l'eccezione dei periodi delle due guerre mondiali, quando per
un periodo di tempo notevole la maggior parte di essa è stata
occupata dalla Bulgaria, prima alla Serbia e poi al Regno di
Serbi, Croati e Sloveni, successivamente diventato Jugoslavia,
creato nel 1918. In linea con le affermazioni dei serbi, secondo i
quli i macedoni erano in realtà slavi meridionali, la chiesa
venne messa sotto il controllo del Patriarcato Serbo e il serbo,
la lingua ufficiale, divenne obbligatorio sia nelle scuole che
nella vita pubblica. Questa politica estraniò la popolazione dai
serbi e rese diffuso tra di essa un sentimento filobulgaro.
Durante la Seconda Guerra
Mondiale, la Bulgaria, alleata della Germania nazista, occupò la
maggior parte della Macedonia jugoslava e, sebbene Hitler non
abbia concesso alla Bulgaria l'annessione formale dei territori da
essa occupati sia in Jugoslavia che in Grecia, il governo bulgaro
agì come se li avesse annessi. Funzionari bulgari vi si
insediarono, gli insegnanti vennero sostituiti da altri di
nazionalità bulgara e nel luglio del 1942 una legge sulla
cittadinanza portò all'esodo di molti serbi verso la Serbia.
Tuttavia, nonostante fossero stati salutati da molti come dei
liberatori, gli atteggiamenti dei bulgari (il Ministero degli
Interni dovette addirittura minacciare di punizione i funzionari
che trattavano la Macedonia come un paese straniero) portarono ben
presto la popolazione della Macedonia del Vardar alla
disillusione.
Il sentimento filobulgaro
comportò il fatto che i partigiani, il movimento comunista
jugoslavo capeggiato da Tito, trovò in un primo momento difficile
ampliarsi in Macedonia, ma questa situazione cambiò dopo la
visita a Skopje dell'aiutante di Tito, Vukmanovic-Tempo e alla
fine del 1943 i partigiani stavano diventando ormai sempre più
popolari, con la conseguenza di un aumento delle repressioni da
parte della Bulgaria, che a loro volta alienavano a quest'ultima i
favori della popolazione. Nel 1944 truppe bulgare cominciarono a
disertare passando dalla parte dei partigiani e nel Settembre 1944
la Bulgaria cambiò il proprio schieramento, unendosi agli
alleati. L'occupazione bulgara del 1941-44 aveva disilluso molti,
se non la maggior parte dei macedoni di Jugoslavia, ma rimase
comunque un residuo sentimento filobulgaro.
L'atteggiamento del Partito
Comunista Jugoslavo nei confronti della questione macedone subì
tutta una serie di cambiamenti successivi. Fino al 1934/5 il
Comintern, il movimento comunista internazionale orchestrato da
Mosca aveva una posizione revisionista nei confronti della
Jugoslavia ed era favorevole a una Macedonia unita, simile a
quella voluta da una delle fazioni della VMRO. In linea con questa
posizione, venne creata una "VMRO Unitaria" sotto
l'egida comunista, ma questa nuova organizzazione non riuscì ad
avere molto successo. L'ascesa di Hitler al potere, con il
risultato che la Germania diventò la principale potenza
revisionista in Europa, portò a un cambiamento nella linea
adottata dal Comintern, che portò a favorire i Fronti Popolari.
Durante la Seconda Guerra Mondiale, sotto la leadership di Tito, i
partigiani decisero di creare una repubblica macedone in una nuova
Jugoslavia Federale. Questa repubblica venne considerata come un
ponte tra la Jugoslavia e la Bulgaria, che si sarebbero unite in
una Federazione Balcanica, comprendente eventualmente anche
l'Albania, la quale era anch'essa governata da comunisti dopo la
guerra, e la Grecia, dove c'era una guerra civile tra comunisti e
anticomunisti per il controllo del paese. Il leader bulgaro Georgi
Dimitrov, di genitori entrambi macedoni, era ben disposto nei
confronti dei piani di Tito per unire la Macedonia del Vardar, che
faceva parte della Jugoslavia, con la Macedonia del Pirin, in
Bulgaria, ma la sua morte nel luglio 1949 e la rottura tra Tito e
Stalin sulle ambizioni di Tito, rese la cooperazione
jugoslavo-bulgara una soluzione di breve durata. Da quel momento,
le relazioni tra la nuova Repubblica di Macedonia e la Bulgaria
sarebbero rimaste tese e questa situazione è perdurata fino al
recente passato.
Lingua ed educazione
Nella Macedonia jugoslava, le
nuove autorità si misero rapidamente all'opera per consolidare la
loro posizione. La nuova nazione necessitava di una lingua scritta
e inizialmente fu il dialetto parlato della Macedonia del nord a
essere scelto come la base per la lingua macedone, ma venne poi
considerato come troppo vicino al serbo e la preferenza venne data
quindi ai dialetti di Bitola-Veles (1). Questi dialetti erano più
vicini alla lingua letteraria bulgara, ma poiché il bulgaro si
basava sui dialetti della Bulgaria orientale, si otteneva una
differenziazione sufficiente per far sì che gli jugoslavi
potessero sostenere che si trattava di una lingua distinta dal
bulgaro - un'affermazione che la Bulgaria ha da allora sempre
tenacemente attaccato (2). In realtà, la differenziazione tra i
dialetti macedoni e quelli bulgari diviene progressivamente meno
pronunciata andando da est a ovest. Se il macedone, che è
contraddistinto da pressoché tutte le stesse caratteristiche che
distinguono il bulgaro dalle altre lingue slave - mancanza di
casi, articolo definito postpositivo, sostituzione della forma
infinitiva e conservazione delle forme verbali semplici per il
passato perfetto e imperfetto - sia veramente una lingua diversa
dal bulgaro, oppure semplicemente un suo dialetto, rimane un
argomento dibattuto.
L'alfabeto venne approvato il 3
maggio 1945, l'ortografia il 7 giugno 1945 e il primo libro di
scuola nella nuova lingua apparve nel 1946, anno in cui fu fondato
anche il Dipartimento di Macedone della Facoltà di Filosofia di
Skopje. Una grammatica della lingua letteraria macedone comparve
nel 1952, mentre nel 1953 venne fondato l'Istituto per la Lingua
Macedone "Krste P. Misirkov". Negli anni dopo la Seconda
Guerra Mondiale, la nuova repubblica ha utilizzato tutto il peso
del sistema educativo e della burocrazia per rendere la nuova
lingua una parlata diffusa; in effetti si può notare ancora oggi
che le persone anziane tendono a parlare un misto di dialetti che
includono serbismi e bulgarismi, mentre quelle sufficientemente
giovani da essere passate attraverso l'intero sistema educativo
parlano un macedone "più puro".
Oltre alla nuova lingua, la nuova
repubblica necessitava di una storia e i nuovi testi scolastici
cominciarono presto a riflettere questa necessità riportando
sempre più indietro nella storia le radici della nazione
macedone. Anche questo fatto causò un forte risentimento in
Bulgaria, poiché le figure storiche della Macedonia vengono
rivendicate anche dalla Bulgaria come eroi bulgari, per es. Gotze
Delchev, uno dei capi della abortita, insurrezione del 1903 in
Macedonia e che in essa ha perso la vita - i testi scolastici
macedoni accennano addirittura a una complicità della Bulgaria
nella sua uccisione da parte degli ottomani (3) - o l'imperatore
Samuil, il cui impero aveva la propria capitale sul lago di Ohrid.
[...]
Disagio ufficiale
Le nuove autorità riuscirono
quindi a superare sia il residuo sentimento filobulgaro di buona
parte della popolazione che la rottura con la Bulgaria nel 1948 e
riuscirono a ottenere un evidente successo nella costruzione di un
coscienza nazionale distinta basata sulle differenze esistenti tra
la Macedonia e la Bulgaria vera e propria. Il passaggio dalla
situazione d'anteguerra, che era quella di una minoranza non
riconosciuta e oggetto di tentativi di assimilazione da parte
della Serbia, a quello corrente, in cui i macedoni erano il popolo
di maggioranza nella loro repubblica, con una considerevole
autonomia all'interno della federazione/confederazione jugoslava,
aveva evidenti elementi di attrazione. Le autorità vennero
aiutate anche dalla relativa mancanza di attrazione che la
Bulgaria, rimasta all'interno del blocco sovietico, aveva sul loro
popolo rispetto alla nuova Jugoslavia.
Tuttavia, la situazione
economica, politica e sociale sempre più disperata della
Jugoslavia degli anni '80 e la questione nazionale degli albanesi
all'interno della Jugoslavia, che minacciava la nuova repubblica
probabilmente più di ogni altra, ivi inclusa la Serbia, nonché
le perduranti ambizioni della Bulgaria, rendevano il futuro ancora
problematico per la repubblica macedone. Il disagio delle
autorità comuniste era dimostrato dalle infinite polemiche con la
Bulgaria e dal trattamento riservato al nazionalismo albanese,
nonché dal duro atteggiamento nei confronti dei gruppi di
emigrati considerati ostili alla repubblica. Ne è un esempio il
rapimento a Parigi e la sentenza a 13 anni di prigione da parte di
un tribunale distrettuale di Skopje nel 1979 di Dragan Bogdanovski,
un emigrato macedone, per avere guidato un'organizzazione che
chiedeva uno stato macedone indipendente che avrebbe dovuto
incorporare non solo la repubblica jugoslava di Macedonia, ma
anche i territori macedoni in Grecia e Bulgaria - paradossalmente,
un obiettivo simile a quello di Goce Delcev, idoleggiato dalle
autorità (4).
Distensione politica ed
espressione nazionale nel 1989 e nel 1990
Verso la metà del 1989, in linea
con gli sviluppi in corso altrove in Jugoslavia e con i recenti
improvvisi cambiamenti nell'Europa Orientale, la Lega dei
Comunisti di Macedonia al governo si impegnò a introdurre un
sistema multipartitico in Macedonia (5). Tuttavia, come già
ricordato in precedenza, i macedoni avevano altrettanto, se non
ancora di più, da perdere degli altri popoli, in termini di
esistenza, con il crollo della Jugoslavia. Una reazione a questa
situazione è stata quella di affermare il nazionalismo macedone
in maniera più aggressiva per nascondere le potenziali debolezze.
Nel 1989 la costituzione è stata riformulata in modo tale che la
Repubblica Socialista di Macedonia (RS) diventasse uno "stato-nazione
del popolo macedone e delle minoranze albanese e turca".
Nell'ottobre 1989, slogan nei
quali si affermava "Salonicco è nostra", "Prohor
Pcinjski [un monastero vicino al confine della RS Macedonia che
dal 1953 è diventato parte della Serbia] è Macedone",
"Cento" (un leader nazionalista macedone processato dai
comunisti dopo la guerra), e "Lottiamo per una Macedonia
unita" hanno cominciato a essere cantati dai tifosi della
squadra di calcio Vardar, la più importante di Skopje (6). Slogan
simili hanno cominciato presto a fare la loro comparsa sui muri di
Skopje, mentre le autorità ostentatamente non perseguivano queste
attività, un tempo considerate "ostili" (7).
Sono emerse presto manifestazioni
più serie. Il 4 febbraio si è tenuta l'assemblea di fondazione
del Movimento di Azione Panmacedone (MAAK), formato soprattutto da
membri dell'intelligentsia macedone e in particolare dell'Unione
degli Scrittori, con a capo il poeta Ante Popovski (8). La MAAK
affermava di non avere rivendicazioni territoriali verso i vicini
della Macedonia, ma aveva espresso critiche nei confronti della
Bulgaria e della Grecia e in luglio i leader locali del MAAK di
Strumica si sono incontrati con delegati del movimento Ilinden in
Bulgaria per discutere una reciproca cooperazione (9). Nello
stesso mese, il 20 febbraio, una grande manifestazione di macedoni
(le stime variavano dalle 30.000 alle 120.000 persone) si svolse a
Skopje per ribadire la propria identità e protestare contro
quella che veniva considerata come oppressione dei macedoni in
Bulgaria, Grecia e Albania. Il raduno era stato organizzato in
maniera evidente in coincidenza con la visita del Primo Ministro
greco, Konstantin Mitsotakis a Belgrado (10).
Un partito nazionalista più
radicale del MAAK è emerso nel giugno 1990, con lo svolgimento il
17 giugno del congresso di fondazione della Organizzazione
Rivoluzionaria Interna Macedone - Partito Democratico per l'Unità
Nazionale Macedone (VMRO-DPMNE) con delegati della diaspora
macedone. La scelta del nome è stata significativa e la
VMRO-DPMNE, guidata da Ljupco Georgijevski, si è impegnata a
perseguire i principi della insurrezione di Ilinden del 1903 e a
lavorare per "l'ideale di tutti i macedoni liberi uniti"
in uno stato macedone (11). La VMRO-DPMNE ha espresso anche il
desiderio di migliorare le relazioni con la Slovenia e la Croazia
e di vedere restituiti alcuni territori attualmente in Serbia. Il
2 agosto, per celebrare l'insurrezione di Ilinden, tenne una
manifestazione con più di 100 membri al monastero di Prohor
Pcinjski, che la polizia serba ha dovuto disperdere con la forza
(12).
Allo stesso tempo ha cominciato a
essere attiva un'associazione dei bulgari della RS Macedonia e il
4 agosto la Società dei Bulgari della Macedonia del Vardar ha
pubblicato un appello al "popolo bulgaro", nel quale il
concetto di una nazione macedone veniva negato per intero e la
natura bulgara di tutti i macedoni in Jugoslavia e in Grecia,
così come di quelli di Bulgaria veniva sottolineata. La lettera
faceva appello alla "nuova Bulgaria democratica, affinché
intercedesse per loro conto [cioè per conto dei bulgari al di
fuori della Bulgaria]... quei milioni di bulgari che vivono al di
fuori della loro terra natia, ma parte di loro per decenni si è
vista negare con ogni mezzo i propri diritti di autodeterminazione
come nazione e popolo" (13).
Tali azioni hanno spinto le
autorità comuniste della RS Macedonia a sospettare la VMRO-DPMNE
di provocare l'intolleranza nazionale nei confronti del popolo
serbo e di favorire la nazione bulgara (14). Quest'ultima accusa
di avere atteggiamenti pro-bulgari sembra infondata, ma così come
è avvenuto nella VMRO a cavallo dei secoli, ci sono state delle
evidenti divisioni nella VMRO-DPMNE, e in un caso un membro è
stato condannato a morte da un tribunale-fantoccio di altri membri
della stessa organizzazione (15).
Il crescente nazionalismo serbo
ha contribuito anch'esso a ravvivare i timori di rivendicazioni
serbe sulla Macedonia. Le leggi approvate dal governo di Milosevic
sulle restituzioni, in forza delle quali gli emigranti serbi dal
Kosovo costretti a lasciare le loro case avrebbero ricevuto una
compensazione, avrebbero potuto essere applicate in teoria anche
ai serbi costretti a lasciare la RS Macedonia dopo la guerra,
quando il territorio cessò di essere "Serbia
meridionale". Il 2 giugno 1990, Petar Gosev, presidente del
Partito Comunista Macedone, ora chiamato Lega dei Comunisti di
Macedonia - Partito per il Rinnovo Democratico (SKM-PDP), mentre
era impegnato nella condanna di routine della Bulgaria e della
Grecia perché mancavano di riconoscere i diritti dei macedoni nei
rispettivi paesi, criticò anche il nazionalismo serbo, affermando
che anche la Serbia, come la Bulgaria e la Grecia, aveva delle
ambizioni nei confronti della Macedonia (16).
Tali ambizioni vennero formulate
esplicitamente da Vuk Draskovic, leader del principale partito di
opposizione della Serbia e maggiore rivale di Milosevic, quando il
3 novembre dichiarò a un giornale bulgaro che una nuova alleanza
balcanica di paesi ortodossi, comprendente la Serbia, la Bulgaria
e la Grecia, era necessaria per opporre resistenza all'Islam che
avanzava e che la Macedonia avrebbe cessato di essere una
repubblica e sarebbe stata riassorbita dalla Serbia se la
Jugoslavia fosse diventata una confederazione. (17). All'incirca
nello stesso periodo, Draskovic chiese anche la spartizione della
RS Macedonia tra Serbia e Bulgaria (18).
La Macedonia jugoslava apparve
ancora una volta minacciata dall'esterno. In gennaio, la
Jugoslavia accusò Dimitar Popov e Konstantin Mitsotakis, Primi
Ministri rispettivamente di Bulgaria e Grecia, di avere fatto una
dichiarazione congiunta nella quale si negava l'esistenza della
nazione macedone (19). Altre proteste macedoni si ebbero
all'annuncio che il Consiglio di Salvezza Nazionale Panserbo
intendeva tenere una riunione a Kumanovo [città della Macedonia -
n.d.t.] - una chiara provocazione. L'incontro, che alcuni
sostenevano essersi svolto - ma smentito da Tudjman - tra Dimitar
Gocev, capo della VMRO in Bulgaria, che chiede l'unione della
Macedonia jugoslava con la Bulgaria, e Tudjman a Zagabria, non
fece che aumentare i timori (20) macedoni riguardo alle mire
bulgare - questi timori si sono tradotti nell'arresto e nella
multa comminata a un cittadino bulgaro il 21 gennaio, per avere
sostenuto in una conversazione privata che nella Macedonia
jugoslava vivono bulgari (21).
Nel novembre 1990, il MAAK e la
VMRO-DPMNE strinsero un'alleanza, il Fronte della Unità Nazionale
Macedone, per le imminenti elezioni, al fine di contrastare specificamente i comunisti della SKM-PDP che si prevedeva
avrebbero ottenuto un buon risultato. Dopo un apparente fallimento
nel primo turno, quando il Fronte non ottenne alcun seggio,
quest'ultimo lamentò molte irregolarità, annunciando che avrebbe
boicottato il secondo turno da tenersi il 25 novembre (22).
Tuttavia, rinunciarono a farlo e la VMRO-DPMNE ottenne un grande
successo, tanto che dopo il terzo e ultimo turno risultò il
principale partito con 37 seggi su 120 in parlamento, con la
SKM-PDP seconda con 31 seggi e il principale partito etnico
albanese PDP terzo con 25.
(dal libro: "The Balkans:
Minorities and States in Conflict", Minority Rights
Publications, 1991, traduzione a cura di A.Ferrario)
(1) Barker, E., Macedonia, its
Place in Power Politics, Register of Research in the Social
Sciences in progress and in plain, no. 7, 1949-50, Cambridge,
London, 1950.
(2) La smentita più approfondita
di questa tesi è "Edinstvoto na balgarskija ezik v minaloto
i dnes", Accademia delle Scienze Bulgara, 1978.
(3) Eg. Istorija za VII Oddelenie,
(IV Izdanje), Skopje, 1980
(4) Amnesty International
(5) Tanjug, 31 agosto 1990
(6) Politika, Belgrado, 27
ottobre 1989
(7) Borba, Belgrado, 4/5 novembre
1989
(8) Tanjug, 4 febbraio 1990
(9) RFE Weekly Record of Events,
16 luglio 1990
(10) RFE Weekly Record of Events,
20 febbraio 1990
(11) Oslobodjenje, Sarajevo, 23
giugno 1990
(12) RFE Weekly Record of Events,
2 agosto 1990
(13) Sofia home service, 4 agosto
1990
(14) Tanjug, 2 settembre 1990
(15) Oslobodjenje, Sarajevo, 5
settembre 1990
(16) RFE Weekly Record of Events,
2 giugno 1990
(17) RFE Weekly Record of Events,
3 novembre 1990
(18) BTA, 18 gennaio 1991
(19) Tanjug, 1 febbraio 1991
(20) Tanjug, 4 e 5 febbraio 1991
(21) BTA, 25 gennaio 1991
(22) Tanjug, 19 novembre 1990
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Storia
della Bulgaria | Bibliografia
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