Egr. Sig. Primo
Ministro
Il senso di grande responsabilità
storica che condividiamo in questo momento con il governo, la
nostra costante fedeltà alla sua politica e al regime, così come
il nostro desiderio di contribuire in ogni modo al suo successo,
ci danno il coraggio di rivolgerci a Lei, sperando che lo
consideri un passo fatto con sincerità e in buona fede..
Alcune recenti misure adottate dalle autorità dimostrano la loro
intenzione di prendere nuovi provvedimenti contro le persone di
origine ebraica. Da parte dei settori responsabili non vengono
fornite spiegazioni né sulla natura di questi provvedimenti, né
sui criteri con cui sono stati presi, sulla loro motivazione e sul
loro scopo. In una conversazione con alcuni deputati, il Ministro
degli Interni ha confermato che non ci sono ragioni per adottare
delle misure eccezionali contro gli ebrei dei vecchi confini. In
pratica, queste misure sono state annullate.
Considerato tutto questo e in
base a nuove voci, abbiamo deciso di rivolgerci a Lei, sicuri che
tali misure possono essere prese solo a seguito di una decisione
del Consiglio dei Ministri.
La nostra unica richiesta è che vengano prese in considerazione
solo quelle misure riguardanti le reali necessità dello Stato e
della nazione nel momento attuale e che non vengano dimenticati
gli interessi relativi al prestigio e alla posizione morale della
nostra nazione.
Non vogliamo contestare alcuna misura imposta dalle ragioni di
sicurezza dettate dai tempi in cui viviamo, perché sappiamo che
chiunque tenti di ostacolare gli sforzi dello Stato e del popolo,
direttamente o indirettamente, dovrà essere neutralizzato. Ci
riferiamo a una linea politica adottata dal governo con la nostra
approvazione e collaborazione, una politica alla quale siamo stati
fieri di partecipare con tutto il nostro prestigio e le nostre
ricchezze. L'eliminazione di ogni ostacolo al successo della sua
politica è un diritto dello Stato e nessuno lo può negare, ma
esiste un limite alle necessità reali e non bisogna cadere negli
eccessi che si possono definire "crudeltà inutili". E
questo può essere considerato il caso in cui vengano prese delle
misure contro donne, vecchi e bambini, che a livello individuale
non abbiano commesso alcun crimine.
Non possiamo credere che ci siano dei piani per deportare questa
popolazione dalla Bulgaria, come suggeriscono alcune voci a danno
del governo. Tali misure sono inammissibili, non solo perché
queste persone - cittadini bulgari - non possono essere espulse
dalla Bulgaria, ma anche perché ciò avrebbe serie conseguenze
per il paese. Sarebbe un'indegna macchia d'infamia sull'onore
della Bulgaria, che costituirebbe un grave peso morale, ma anche
politico, privandole in futuro di ogni valido argomento nei
rapporti internazionali.
Le piccole nazioni non possono permettersi di trascurare questi
argomenti, che, qualsiasi cosa accada in futuro, costituiranno
sempre un'arma potente, forse la più potente di tutte. Per noi
questo è molto importante perché, come Lei forse ricorderà, in
un recente passato abbiamo sofferto pesanti perdite morali e
politiche, a causa delle deviazioni dalle leggi umane e morali da
parte di alcuni bulgari e spesso per colpa di persone
irresponsabili. Quale governo bulgaro potrebbe assumersi una
simile responsabilità riguardo al nostro futuro?
L'esiguo numero di ebrei in Bulgaria e il potere dello stato, che
ha a disposizione tante leggi e tanti mezzi, rendono innocuo ogni
elemento pericoloso o dannoso, a qualsiasi strato sociale
appartenga, al punto tale che, secondo noi, è del tutto inutile
adottare nuove misure eccezionali e crudeli, che potrebbero
condurre a un massacro. Una cosa del genere si ritorcerebbe
soprattutto contro il governo, ma colpirebbe anche la Bulgaria. È
facile prevedere le conseguenze che una simile situazione potrebbe
avere ed è per questo che ciò non deve succedere.
In base a queste considerazioni non ci sentiamo di assumere alcuna
responsabilità su questo punto.
Un minimo livello di legalità è necessario per governare, come
l'aria è necessaria alla vita.
L'onore della Bulgaria e del popolo bulgaro non è solo una
questione di sentimento, è soprattutto un elemento della sua
politica. È un capitale politico del massimo valore ed è per
questo che nessuno ha il diritto di usarlo indiscriminatamente se
il popolo intero non è d'accordo.
Le inviamo i nostri più rispettosi ossequi.
Sofia, 17 marzo 1943
Seguono le firme dei 43 deputati
della XXV Assemblea Nazionale. Tratto dal Fondo n. 1335, u.a. 85,
Sofia Archivio Storico Nazionale.
Dimitar Peshev fu informato un
suo vecchio compagno di scuola ebreo proveniente da Kjustendil che
il governo, in accordo coi tedeschi, stava preparando per il
giorno dopo la deportazione segreta della minoranza ebraica. I
treni erano già stati predisposti nelle stazioni. La notte
successiva gli ebrei dovevano essere rastrellati e caricati sui
vagoni, che sarebbero partiti la mattina dopo per la Polonia.
"Era il 7 marzo del 1943. Tutto era stato deciso in gran
segreto per non mettere in allarme la popolazione. Peshev, in
effetti, aveva sentito circolare strane voci, ma come tutti,
allora, non se n'era preoccupato. Ora, di fronte a un amico che
gli chiedeva di aiutarlo, ebbe come un sussulto, un risveglio
della coscienza. Si scosse dal suo torpore e agì d'istinto, con
l'idea, in un primo momento, non tanto di salvare un popolo,
quanto di aiutare i suoi amici di Kjustendil.
Si precipitò in parlamento, radunò qualche altro deputato,
piombò di sorpresa nell'ufficio del ministro degli interni
Gabrovski e dopo uno scontro drammatico lo costrinse a revocare
l'ordine della deportazione.
Poi telefonò personalmente a tutte le prefetture per verificare
che il contrordine fosse stato rispettato."
Poiché in questo modo la
deportazione era stata solo sospesa, Peshev decise di lanciare
un'offensiva in parlamento. Si era reso conto che in gioco non
c'era soltanto la vita di qualche amico, ma la salvezza dei
cinquantamila ebrei bulgari. Non c'era un minuto da perdere: stese
una lettera di protesta molto dura e raccolse le firme di una
quarantina di deputati per chiedere al governo e al re di non
commettere un crimine così grande, che avrebbe macchiato per
sempre l'onore della Bulgaria.
tratto dal libro di Gabriele
Nissim – "L’uomo
che fermò Hitler"

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L'UOMO
CHE FERMÒ HITLER
Autore: Nissim Gabriele
Anno Edizione: 1999
Editore: Mondadori
Pagine: 288
Prezzo: 8,26 EUR
Il 20 febbraio 1973 Dimitar Peshev si spegneva a Sofia, povero e
dimenticato da tutti. Eppure era stato un uomo importante, da
vicepresidente del Parlamento bulgaro, aveva compiuto un atto pressoché
unico nella storia dell'Olocausto. Nel marzo del 1943, informato
dell'imminente deportazione di 48.000 ebrei bulgari, costrinse re Boris
III e il governo a ordinare che i treni per Auschwitz non partissero. Fu
l'unica personalità di rilievo di una nazione filotedesca a rompere il
clima di omertà sulle deportazioni. Combatté contro i nazisti e vinse:
gli ebrei bulgari si salvarono. Scomparso il re quello stesso anno, Peshev
riscoprì il valore della democrazia e denunciò i partigiani comunisti,
che volevano consegnare la Bulgaria ai russi. Atto che gli costò, dopo
l'invasione dell'Armata rossa, un duro processo e infine la perdita
dell'identità civile. La vicenda di quest'uomo, capace di modificare con
un atto di coraggio il corso della storia, viene qui raccontata con
l'analisi rigorosa di documenti inediti, e con partecipazione. Quasi come
un'esemplare "favola moderna", ricca di un intenso significato
morale. |
"Chi
era Dimitar Peshev" di Moni Ovadia
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