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(Istituto per
l'Oriente "C. A. Nallino", Roma - Associazione "OXUS")
1. BULGARI, SLAVI E TRACI
La voce "Bulgaria", riferita non soltanto all'attuale
territorio del sud-est europeo ma ad un'area molto più estesa,
entra per la prima volta nel 681 d.C. nelle fonti bizantine. [1]
Da questo periodo fino alla fine del secolo IX, il "popolo
bulgaro" era formato da tre gruppi umani principali ben
distinti tra loro: Slavi, Proto-bulgari (ovvero i Bulgari originari)
e Traci (latinizzati), che si andranno a fondere fino a
costituire una unica entità.
Prima dell'arrivo delle orde proto-bulgare, gente di lingua e stirpe
turca, la civiltà romana perpetuata dai Traci aveva dovuto fare i
conti con l'invasione e la colonizzazione degli Slavi. I Traci,
almeno nei secoli antecedenti alla venuta degli Slavi, parlavano
indifferentemente, oltre il proprio idioma, anche il latino ed il
greco. [2]
L'ultima menzione di un nome proprio trace sembra da attribuirsi al
cronista bizantino Teofane, nel 710 d. C.. [3]
I Traci, rappresentanti e portatori della civiltà latina, influenzarono
non poco le tecniche agricole e costruttorie degli invasori Slavi e
alcune tracce salienti della loro cultura, ad esempio il culto del
cavaliere-eroe e alcuni toponomi e idronimi sono ancor oggi presenti
in Bulgaria (ad esempio Plovdiv, che deriva dalla trace Pulpudeva, e
il Rodope, giunto invariato sino ai nostri giorni).
I Proto-bulgari seppur di lingua turca, furono una popolazione mista già
in origine (lo stesso etnonimo deriva dall'antico turco bulga:
mescolare), [4]
nella quale gli elementi iranici (Alani e Sarmati) sembra avessero
una predominanza. Questa che può sembrare una discordanza lo è
solo in apparenza. Ciò perché un'orda turca tradizionale di nuova
formazione assume di solito il nome di un determinato gruppo egemone
e, quindi, è più una confederazione di tribù che un'etnia.
E' dalle fonti armene che abbiamo i maggiori ragguagli sui primi Protobulgari. Già dal finire del IV secolo, nell'area a nord del
Caucaso, i Protobulgari guidati da Vkhundur Vund si insediarono
intorno al lago di Van, nell'odierna Turchia. I Bulgari cominciarono
ad essere attratti dalle ricchezze di Bisanzio già nella metà del
secolo V, dove li troviamo alleati degli Unni. Nel VII secolo
consistenti gruppi di Protobulgari della Grande Bulgaria (un immenso
territorio comprendente l'Ucraina e la Russia meridionale) entrarono
in conflitto e vennero sconfitti dai Khazari, la classe dirigente
dei quali era affine a loro per lingua e tradizioni, anche se una
porzione dell'élite professava l'ebraismo. La capitale della Grande
Bulgaria era Fanagoria (presso Taman, sul Mare d'Azov, la cosiddetta
civiltà di Saltovo-Majak). Fu probabilmente in questo periodo
(ovvero tra il V ed il VII secolo) che la "turchizzazione"
delle élites bulgare raggiunse l'apice. Infatti nella
confederazione entrarono gli Utiguri ("Popolo alleato), i
Kutriguri (Gli "Eminenti") e gli Onuguri (Le "Dieci
tribù").
Allo stesso modo si suppone che varie tribù slave, quali i Poliani, i
Severiani e i Vjatci, entrarono come tributarie della confederazione
bulgara e dei Khazari già nel periodo della Grande Bulgaria. Questo
potrebbe aver favorito la fusione successiva dei Protobulgari con
gli Slavi nell'area bulgara odierna.
Uno dei metodi utilizzati per discernere i Turchi dagli Indoeuropei della
medesima confederazione bulgara è che mentre i primi usavano
seppellire i propri morti nel terreno, in maniera isolata, al
contrario gli Alani invece li inumavano in vaste necropoli.
La Grande Bulgaria intratteneva rapporti di scambio commerciale e
culturale con la Corasmia e, tramite questi, ci fu una forte
penetrazione artistica iranica tra i Bulgari.
Uno dei cinque figli del khan Kuvrat (Kobrat), che portava un nome di
origine iranica Asparuch (Isperich: Il Lodolaio), si diresse,
intorno al 670 circa, verso occidente e si stanziò, per un certo
tempo tra il Danubio e il Dnepr.
Un altro figlio di Kuvrat lasciò anch'egli i territori aviti e valicò i
Carpazi, situandosi con la sua gente tra gli Avari.
2. NOTE SULLA CIVILTÀ PROTO-BULGARA DELLA GRANDE BULGARIA
Un fastidioso luogo comune vuole i Turchi delle steppe privi di tecniche
di costruzione avanzate. Questo cliché è stato distrutto dalle
scoperte archeologiche di scuola sovietica che hanno dimostrato come
Sarkel, Tamartakha e Fanagoria fossero in realtà dei centri urbani
di notevole entità.
I Bulgari esercitavano le attività economiche tipiche dei popoli della
steppa, ovvero la pastorizia e l'allevamento, in special modo dei
grandi animali. Questo rapporto particolare con il cavallo dava loro
la possibilità di avere una temibile cavalleria. Un'altra attività
molto praticata era la razzia e il commercio degli schiavi, da qui
la necessità di espansione verso le terre abitate dagli Slavi.
La loro divinità principale era Tanrï, il Dio-Cielo, tipico dei popoli
della steppa. Tanrï è eterno, celeste, elevato, potente, creatore
o meno, dato che l'"Universo si è formato". Vi erano poi
una infinità di divinità secondarie, alcune emanazione di Tanri
(come Ob-Tanrï, il Dio-Tempo) ed altre originali. I Bulgari
aderivano al complesso di credenze pratiche noto come sciamanesimo,
che molte tracce ha lasciato nel folklore bulgaro odierno, in parte
frammisto alle credenze slave. Praticavano il sacrificio del cane,
animale che faceva da congiunzione tra il mondo dei vivi e l'altro.
Gli animali nella società turca arcaica detenevano un ruolo non
trascurabile. Oltre a contrassegnare molto spesso l’antenato
eponimo di una determinata gens servivano per scandire il tempo.
Anche tra i Bulgari dei Balcani (diretti discendenti dei Bulgari
della Grande Bulgaria) troviamo l’uso del calendario dei Dodici
Animali, preso in prestito dalla Cina. La più antica attestazione
di questo calendario è del 584 d.C. e risale ai Türük
occidentali. Tramite gli Avari raggiungerà l’oriente europeo e
verrà utilizzato dai Bulgari (che ne lasceranno testimonianza) a
partire dal VII secolo. Si fonda su di un ciclo di dodici animali
secondo il quale ogni anno, ogni mese, ogni giorno sono posti sotto
il segno di un animale differente: [5]
3. BULGARI E SLAVI NEI BALCANI
Prima dell'arrivo degli Slavi le terre dell'attuale Bulgaria erano in
tutto e per tutto partecipi della civiltà urbana e rurale romana. A
partire dal IV secolo d.C. gli stessi territori furono centri di
intensa vita cristiana. Con l'arrivo prima degli Slavi e in seguito
dei Proto-bulgari, la regione ritornò quasi esclusivamente pagana.
Gli Slavi sommersero la civiltà urbana dei Traci romanizzati con il
loro numero, approfittando della scarsa protezione offerta dalle
guarnigioni bizantine, al tempo impegnate nelle vittoriose campagne
d'Occidente ordinate da Giustiniano (527-565). [7]
Prima di allora furono gli Anti (il cosiddetto "gruppo di
Pen'kovka"), sotto il regno di Giustino I (518-527) a cercare
di invadere l'Impero, ma vennero respinti. Anche gli Anti non erano
degli Slavi "puri" ma avevano assorbito alcuni gruppi di
Sarmati, i quali ne presero la lingua e alcune costumanze. [8]
I Proto-bulgari, come si è accennato, avevano già conoscenza degli
Slavi prima del loro arrivo nell'odierna Bulgaria. Ma, generalmente,
i rapporti tra i due gruppi non erano stati per nulla pacifici.
Cavalieri guerrieri i Proto-bulgari, appiedata e il più delle
volte, affamata massa, gli Slavi. I primi viventi di preda
(soprattutto a discapito dei secondi) e di allevamento, gli ultimi
principalmente agricoltori, minacciati dalla loro stessa prolificità.
[9]
Il precedentemente citato Asparuch si stabilì, verso il 670, nel Bujak
(Bessarabia meridionale) e fondò un potente Stato che ebbe come
capitale Pliska. Dal Bucak i Bulgari potevano predare l’intera
Mesia, Filippopoli, Adrianopoli e la stessa Costantinopoli.
L’imperatore bizantino Costantino IV Pogonato (668-685) decise di
intraprendere una grande campagna, per terra e per mare, contro gli
invasori. Protetti dalle paludi del delta del Danubio come da una
fortezza inespugnabile, i Bulgari distrussero l’esercito imperiale
e dilagarono verso sud.
Costantino IV fu costretto a stipulare una pace svantaggiosa che
comprendeva tra l'altro un forte tributo annuo con i vincitori che
oramai dominavano anche Odessos (la futura Varna) e che poco dopo,
nell’estate del 681, imposero il proprio dominio sulla compagine
slava della Mesia nota come “Sette tribù" (infatti gli Slavi
non erano stati capaci di formare alcuna duratura dinastia egemone),
fatto basilare per la successiva slavizzazione dei Proto-bulgari.
I Proto-bulgari imposero il tributo annuale alle Sette tribù slave e le
compresero nella loro confederazione. I Proto-bulgari funzionarono
quindi come catalizzatore delle varie compagini etnico-linguistiche
della zona ed è a loro che si deve la formazione e la
concretizzazione della Bulgaria: la terra dei Bulgari.
Ma la slavizzazione dei Proto-bulgari non fu immediata. Infatti, i
Proto-bulgari erano una aristocrazia guerriera nomade, con usi,
costumi e credenze nettamente diverse da quelle delle masse slave.
Anzi un profondo senso di alterità divideva gli egemoni dai
sottomessi. I Proto-bulgari non imposero la propria credenza e non
cercavano integrazione alcuna, convinti della sacralità del loro
potere. Più tributari e vassalli vi erano, più ricchezze sarebbero
affluite nel tesoro del nascente Stato, più ricchi si era più
elementi guerrieri provenienti dai gruppi affini (Avari, Khazari,
ecc.) sarebbero divenuti federati dei Proto-bulgari, indebolendo i
potenti vicini e contribuendo all'aumento del potere aristocratico. [10]
In una società improntata su un rapporto quasi simbiotico con il
cavallo, quale quella proto-bulgara, lo spazio per degli agricoltori
appiedati quali gli Slavi era ristretta alla mera produzione.
I Proto-bulgari arrivarono, inoltre, in Bulgaria con mogli e figli al
seguito e ciò favorì il perpetuarsi della struttura ermetica della
società. [11]
La penetrazione dell'elemento slavo nelle élite fu lentissimo. Solo
dopo un secolo e mezzo l'arrivo e lo stanziamento dei Proto-bulgari
in Bulgaria, apparirà un nome slavo nella classe dirigente bulgara,
un tale Dragomir inviato come ambasciatore a Bisanzio dal khan Krum
nel 812 d.C.. [12] Ma è proprio in questi
anni che anche nella famiglia regnante bulgara compare l'onomastica
slava. Il figlio di Omurtag, infatti, porterà due nomi, il primo
tipicamente turco: Voin, il secondo prettamente slavo: Nravota. I
suoi fratelli avranno nome slavo, Svinica e Malomir. Il processo di
slavizzazione linguistica nelle classi egemoni dava i primi segni.
Ma la slavizzazione dell'élite non fu indolore e pacifica. Specialmente
sotto Teletz (762-765), rappresentante del partito bulgaro
anti-bizantino e difensore dei privilegi della nobiltà guerriera
bulgara in funzione anti-slava [13] e Telerig (ca. 772-777) ci
furono grandi scontri contro gli Slavi e i Bizantini, in buona parte
terminati con la sconfitta dei Bulgari. [14]
I Proto-bulgari fondavano il proprio potere sulla tradizione dei popoli
delle steppe. A tale scopo, il loro clan dominante i Dulo (Djula) si
era creato una linea di ascendenza con il più famoso condottiero
delle steppe occidentali: Attila. Ciò ci viene espressamente
tramandato da uno dei loro testi più antichi: la Lista dei primi
khan, nel quale i Dulo si consideravano diretti discendenti da un
figlio di Attila (Avitokhol), Ernac (Ernah). [15]
A Pliska, l'antica capitale di Asparuch sono stati ritrovate numerose
steli redatte principalmente in runico, che illustrano
brillantemente, anche se sinteticamente, il complesso di pensiero e
il sistema sociale dei Proto-bulgari.
La scrittura runica dei Bulgari era di tipo epigrafico, adatta quindi a
celebrare, a marcare territori e bestiame (tamga) ma non certo
comoda per illustrare una letteratura. I loro primi testi furono
pertanto redatti in greco. Il greco, divenne, probabilmente grazie
alla persistenza di elementi traci nella cancelleria, anche la
lingua franca per comunicare con gli Slavi (anch'essi privi di
scrittura propria, prima dell'arrivo di Cirillo e Metodio), per
redigere leggi e stipulare trattati.
La stessa struttura architettonica di Pliska è indicativa del sistema di
pensiero proto-bulgaro. Pliska infatti sorse vicino ad un piccolo
agglomerato slavo, a sua volta costruito intorno a rovine
traco-romane. A Pliska tutto era grande, potente, massiccio,
austero: un immenso campo fortificato di 23 km quadrati protetto da
tre cinte difensive. La città interna era il cuore stesso dello
Stato e della capitale, con i palazzi del khan ed il tempio a Tanrï,
nei dintorni, separate, vi erano le capanne seminterrate degli Slavi
e le yurt dei Bulgari. Pliska rifletteva, in grande stile, l'otak
turco, ovvero l'accampamento dei vari clan. La città venne
distrutta dall'imperatore bizantino Niceforo Foca al tempo del khan
Krum (ca. 803-814).
Krum era un bulgaro di Pannonia. Fu sotto il suo regno che i Bulgari
poterono riprendersi la rivincita contro i Bizantini e addirittura
arrivare a assediare Costantinopoli. Krum riuscì a uccidere
Niceforo in battaglia e a farsi una coppa del suo cranio. [16]
Anche Krum, come Attila, morì per una emorragia celebrale (13
aprile 814). Durante il regno del successore di Krum, Omurtag
(814-831), i Bulgari ebbero un periodo di lunga pace con i
Bizantini. Le guerre contro i Bizantini ripresero con il figlio di
Omurtag, Malomir (831-836) e con Pressian (836-852). Fu il figlio di
quest’ultimo, Boris I (852-889), che si convertì al cristianesimo
(autunno 865) e prese il nome cristiano di Michele. [17] Ma già durante il regno
di suo figlio Vladimir (889-893), i nobili bulgari tentarono di
restaurare la religione atavica dei Proto-bulgari.
Ma oramai la fusione con gli Slavi era un fatto pressoché concluso.
I Proto-bulgari hanno lasciato nel vocabolario bulgaro attuale alcuni
termini, in special modo legati all'amministrazione dello Stato.
In una delle steli di Pliska, il khan Omurtag ha fatto scrivere:
"Muore l'uomo seppur bene abbia vissuto, ed un altro vede il
giorno. Colui che è venuto al mondo più tardi, legga questa
iscrizione, e si rammenti di chi la fatta." [18]
Questo breve contributo ha solo lo scopo, probabilmente non compiuto, di
ottemperare alle disposizioni del Khan.
BIBLIOGRAFIA
[1]
D. Angelov, "La formation de la nationalité bulgare",
Etudes Balkaniques, 4, 1969, p. 14-37.
[2]
F. Conte, "Gli
Slavi" Le civiltà dell'Europa centrale e
orientale, Einaudi, Torino, 1993, p. 296.
[3]
D. Angelov, Op. cit., p. 26.
[4]
Esistono ipotesi diverse sull'origine di questo etnonimo, molte
delle quali artificiose. Si rimanda a D. M. Dunlop, The History
of the Jewish Khazars, Princeton University Press, New Jersey,
1953, p. 40 per ulteriori approfondimenti.
[5]
J. P. Roux, Storia dei
Turchi, Garzanti, Milano, 1988, p. 65.
[6]
Il presente calendario è basato su J. P. Roux, Faune et flore
sacrées dans les sociétés altaiques, Maisonneuve, Paris,
1966, p. 77.
[7]
Georg Ostrogorsky, Storia dell'Impero
bizantino, Einaudi,
Torino, 1993, p. 62.
[8]
F. Conte, "Gli
Slavi", cit., p. 129.
[9]
Ibidem, p. 162. Utile anche per chiarire il rapporto tra Alani e
Slavi.
[10]
Rimando, per queste dinamiche tipiche dell'aristocrazia nomade
alla bibliografia inserita nel mio Storia dei Turchi di Dobrugia,
ISIS, Istanbul, 2001, p. 24 e ss.
[11]
F. Conte, "Gli
Slavi...", cit., p. 304-305.
[12]
Ibidem, p. 304.
[13]
Una grande massa di Slavi fu insediata in Bitinia, in Asia
Minore, per sfuggire alla repressione protobulgara. Vedi al
riguardo Zlatarski, Istorija, I, p. e ss., cit. in G.
Ostrogorsky, Op. cit., p. 190, nota 70.
[14]
G. Ostrogorsky, Op. cit., p. 152-153.
[15]
J. P. Roux, Faune..., cit., p. 298 da integrare con le
precisazioni riguardo questa “lista” espresse da J. P. Roux,
“Storia...”, cit., p. 57. Sulle fonti riguardo
l’ascendenza turca dei primi Bulgari e dei Bulgari del Danubio
si veda Gyorgy Székely, “Les sources et les traditions
concernant les rencontres des ancjens Hongrois et Bulgares”,
in Byzance et ses voisins. Mélanges à la mémoire de Gyula
Moravcsik à l'occasion du centième anniversarie de sa
naissance, Generalia, Szeged, 1994, p. 53 e ss.
[16]
Si tratta dell’imperatore Niceforo I (802-811), il quale
durante una sua campagna vittoriosa contro Krum venne annientato
ed ucciso in una battaglia montana dai Bulgari fuggiaschi. Fu
questa la seconda volta, nella storia bizantina, che un
imperatore cadeva in mano “barbara”. Le conseguenze
nell’impero furono disastrose.
[17]
Christo Christov, La Bulgarie. 1300 ans d’histoire,
Sofia-Press, 1980. Questo libro è interessante in quanto
esempio della “storiografia di regime” bulgara.
[18]
M. Stantcheva, Bulgarie. Trois capitales anciennes, Paris, 1981.
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Storia
della Bulgaria | Bibliografia
In queste pagine
pubblichiamo alcuni documenti relativi alla storia
della Bulgaria e ai suoi rapporti con i paesi vicini.
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