Il punto culminante del
Risorgimento bulgaro è il potente movimento nazionale
rivoluzionario, sviluppatosi negli anni sessanta e settanta del XIX
secolo, per la liberazione della Bulgaria dalla dominazione
ottomana.
Il primo ideologo e organizzatore
di questo movimento è Gheorghi Sava Rakovski (1821 - 1867), una
delle figure più cospicue di quest'epoca, scienziato, poeta,
giornalista, uomo politico, ottimo organizzatore e rivoluzionario
pieno di abnegazione. Le sue concezioni rivoluzionarie si formano
sotto l'influsso dei democratici rivoluzionari russi. Secondo
Rakovski, la rivoluzione avrebbe dovuto scoppiare quando gruppi
armati organizzati avessero invaso la Bulgaria e avessero sollevato
tutto il popolo in arme. È anche l'organizzatore della prima forza
armata della rivoluzione nazionale, la "Legione bulgara",
che riceve il suo battesimo di fuoco militando nell'esercito serbo.
Rakovski invia nel Paese numerosi gruppi di insorti ben preparati e
ben armati, che provocano a battaglia, sovente ineguale, l'esercito
regolare ottomano. In questi combattimenti periscono però gran
parte dei patrioti bulgari senza che il fine desiderato sia stato
raggiunto.
Ciò impone la necessità di
rinnovare la tattica della lotta rivoluzionaria il che viene
effettuato dal leggendario figlio del popolo bulgaro Vassil Levski
(1837 - 1873), che intende la necessità dalla fondazione di
organizzazioni rivoluzionarie per la preparazione di un'insurrezione
generale nell'interno del Paese, cui partecipi tutto il popolo.
Levski è il primo che mette in rilievo l'importanza esclusiva della
partecipazione delle masse popolari alla lotta per la liberazione e
la necessità che queste siano organizzate e armate.
Levski è un rivoluzionario e democratico coerente, che ritiene che
il "sistema tirannico e dispotico ottomano" deve essere
liquidato mediante la rivoluzione; al suo posto si deve instaurare
una "repubblica santa e pura", edificata sulla base della
giustizia sociale e dell'uguaglianza dei diritti di tutti i popoli.
Nel 1869 Liuben Karavelov e Vassil Levski fondano a Bucarest un
comitato centrale rivoluzionario clandestino bulgaro, che prende la
direzione del movimento rivoluzionario. L'organo del Comitato il
giornale "Svoboda" ("Libertà") viene affidato
alla redazione di Liuben Karavelov.
Vassil Levski ritorna in Bulgaria, dove fonda una organizzazione
rivoluzionaria clandestina articolata su una vasta rete di comitati.
Nel fervore dei preparativi di questa rivoluzione, il suo
organizzatore e ispiratore viene tradito e facilmente catturato.
Levski viene condannato a morte e impiccato nei pressi di Sofia nel
1873.
Dopo la morte di Vassil Levski capo del Comitato centrale
rivoluzionario diviene il grande poeta e rivoluzionario Christo
Botev (1848 - 1876), che continua l'opera di Vassil Levski.
Christo
Botev è un convinto rivoluzionario democratico, un socialista
utopista che ritiene che il popolo bulgaro possa essere liberato
solo mediante la rivoluzione, "una rivoluzione popolare
immediata disperata", che liberi la Penisola balcanica non solo
dai turchi, tra anche da a tutto ciò che può ostacolare la
completa e "assoluta libertà umana".
Le idee, le poesie ardenti, l'attività rivoluzionaria cui si era
dedicato, imprimono uno slancio notevole alla lotta per la
liberazione che raggiunge il punto culminante nell'eroica
insurrezione d'aprile del 1876.
La città di Panaghiurishte le regioni dei monti Sredna Gora e dei
monti Rodopi settentrionali si uniscono con la rapidità del lampo
all'insurrezione, scoppiata il 20 aprile a Koprivshtiza che poi si
estende alla regione dei Balcani, diffondendosi alle città di
Tirnovo, Gabrovo e Sevlievo. La rivoluzione scuote l'Impero
ottomano. Il governo ottomano si scaglia contro gli insorti le sue
truppe regolari e sanguinosi ineguali combattimenti hanno luogo a
Panaghiurishte, Klissura, Pèrushtiza, Batak, Brazigovo, al
monastero di Drianovo e in molti altri luoghi.
In aiuto del popolo insorto occorre Christo
Botev, con un gruppo di 200 persone; questi costringono il
comandante del bastimento austriaco "Radezki" ad ancorare
in terra bulgara nei pressi di Koslodui sul Danubio Superando la
resistenza armata delle truppe ottonane, il gruppo di Botev
raggiunge la cima Vola, presso la città di Vratza dove, in un grave
combattimento, il voivoda cade trafitto da una pallottola, mentre il
suo gruppo restato senza munizioni viene sconfitto.
Nonostante l'eroismo senza precedenti e l'abnegazione dimostrati dal
popolo insorto, le forze di quest'ultimo non possono resistere
all'impeto furioso delle truppe numericamente superiori.
L'insurrezione viene soffocata con inaudita ferocia. Le città e i
paesi vengono messi a terno e a fuoco.
L'insurrezione d'aprile, nonostante sia finita con l'insuccesso,
scuote le basi dell'Impero ottomano, rivela a tutto il mondo la
bestialità dell'oppressore, dimostra quanto risoluto sia il popolo
bulgaro a liberarsi dall'oppressore. Una potente ondata di
indignazione e di protesta si leva da tutto il mondo civile,
specialmente dal popolo russo, in difesa della Bulgaria.
tratto da Spas Russinov -
"Bulgaria"
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