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PIANTO RIDICOLO

di HRISTO BOTEV (1848-1876)

Piangete per Parigi, la capitale della depravazione, della civiltà, la scuola dello spionaggio e della schiavitù; piangete, filantropi dei palazzi dei vampiri, dei grandi tiranni – dei monumenti della stupidità e della barbarie, costruiti con le teste tagliate di tanti antesignani, di tanti insigni pensatori e poeti, con le ossa rosicchiate di tanti martiri del pane quotidiano, - piangete! – i pazzi nessuno li può consolare, i furiosi nessuno li può calmare!

Maledite i comunisti, che hanno rovinato la vostra capitale e sono morti con le parole, per voi, banditesche: libertà o morte, pane o piombo ! Sputate sui loro cadaveri e sui cadaveri di quelle vittime della civilizzazione che abbracciavate e che state abbracciando nelle vesti di vostre mogli, sorelle, madri e che oggi chiamate depravate furiose, perché hanno avuto ancora la forza di prendere il fucile e di salvarsi dai bordelli della corruzione !

Lanciate sulla tomba di Dombrovski fango e pietre, per il fatto che non è diventato servo di qualche testa incoronata, ma paladino di una idea grande, di un alto traguardo e si è opposto a petto duro ai traditori della Francia e ai colpevoli di tanti mali dell’umanità.

Tutto il mondo ha pianto Parigi, ha maledetto i comunisti, e la nostra povera giornalista non è rimasta indietro, anche lei ha pianto per l’insensato e ha maledetto il ragionevole. Pianto ridicolo! Come se da Nimvrod a Napoleone, da Cambise a Guglielmo la guerra non rappresentasse lo stesso spettacolo, lo stesso fine con gli stessi mezzi.

Come se Napoleone, nel nome della civilizzazione, e Guglielmo, nel nome della provvidenza divina, non avessero fatto più male, più barbarie nel 19-simo secolo, che, p.e. Alessandro Magno con le sue guerre tanti secoli fa.

Ma là è la barbarie, là sono i rimproveri e le dannazioni, là, dove lo schiavo, l’uomo, quando non sentite le sue parole, la sua ragione, si butta all’estremo e lotta all’ultimo sangue, fin quando gli permettono i mezzi, che sono miseri, perché minimi, ma minimi solo perché glieli hanno portato via i padroni. Allora l’uomo viene chiamato bandito, depravato, vile e barbaro! Tali erano anche i comunisti.

Il cristianesimo ha i suoi martiri, ha chiamato lo schiavo "figlio di Dio, figlio dell’umanità", li ha anche la rivoluzione, nel "fare del vagabondo un cittadino", li ha e ne avrà il socialismo, il quale "vuole fare dell’uomo oltre che figlio di Dio e cittadino – non un ideale, ma un uomo vero, il quale riesce a far dipendere la città da se stesso e non lui dalla città.

Il cristianesimo, la rivoluzione e il socialismo – la monarchia, la costituzione e la repubblica – questi sono fatti ed epoche storiche, i quali può negare solo quella mente che non riconosce il progresso dell’umanità.

La scuola, e solo la scuola, dice nonna Macedonia, salverà l’Europa dalla rivoluzione sociale – la scuola, e solo la scuola, ripetiamo noi, la preparerà per questa rivoluzione; però non la scuola di Zlatoust e Lojola, di Guglielmo e di Napoleone, ma quella di Fourier e di Proudhon, di Cuvier e di Newton – e la scuola della vita.

I comunisti sono martiri perché non sono importanti i mezzi della loro lotta per la libertà, ma l’idea stessa di questa lotta. "Anche la libertà avrà i suoi gesuiti", dice Heine.

Ora, la nostra giornalista trattenga le lacrime, come lo farà per la capitale europea - per piangere altre capitali, altre crudeltà e sofferenze, quando lo schiavo griderà al suo padrone: chi sei tu, perché piangi? Sei uomo o donna, o ermafrodito – animale o pesce? ... E sarà giorno – giorno primo.

Dal giornale "Parola degli emigranti bulgari", dedicato alla Comune di Parigi, 1871

[Traduzione: Sonia Domoustchieva]
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Ultimo Aggiornamento: 17.10.2008
 

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