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SETTEMBRE
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di Geo
Milev (1895-1925)
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Il poeta nel poema
"Settembre", descrive la tragica, cruenta sconfitta
della rivolta degli operai ed i contadini del 1923, organizzata
dal Partito Comunista.
Per aver scritto "Settembre", fu processato e condannato
a un anno di reclusione il 14 maggio 1925.
Il 15 maggio 1925, uscì di
casa accompagnato da un agente della Sicurezza Civile, e non
tornò più, scomparendo senza lasciar tracce e notizie.
Altre poesie e biografia
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SETTEMBRE
1
La notte dall’utero morto
partorisce dello schiavo il rancor eterno:
la sua collera sublime
purpurea.
Nelle tenebre profonde e nebbiose.
Nelle valli oscure
prima dell’alba
in tutti i monti
e i recessi deserti
campi affamati
borghi fangosi
villaggi
città
cortili
capanne e tuguri
nelle fabbriche, nei magazzini, nelle stazioni
nei granai
nelle fattorie
e nei mulini
nelle officine
centrali elettriche
stabilimenti
sulle strade e sulle curve
in alto
tra burroni, dirupi, picchi e colline
margini dei campi
pendii
nei luoghi più ombrosi e deserti
nei boschi gialli dell’autunno
sulle pietraie
nell’acqua
nelle gore torbide
nei prati
giardini
campi
vigneti
nei rifugi dei pastori
tra cespugli
stoppie arse
paludi
pruneti:
cenciosi
sporchi di fango
affamati
dai volti aggrondati
dal lavoro emaciati
dall’afa e dal freddo induriti
deformi
storpi
irsuti
neri
scalzi
torturati
rozzi
selvaggi
rabbiosi
furibondi
- senza rose
senza canti
senza marce e tamburi
senza clarinetti, timpani e organetti,
senza tromboni, trombe e cornette:
sacchi cenciosi alle spalle,
anziché lucide spade -
rozzi randelli in mano
sciopi* con bastoni
con pali
pungoli
picconi
forconi
asce
scuri
falci
girasoli
- vecchi e giovani -
si slanciarono tutti, da tutte le parti
- come una mandria di bestie cieche
in folle corsa lanciate,
una miriade
di tori furibondi -
con urli
con ululati
(dietro di loro - la volta notturna - pietrificata)
volarono, avanzando
in disordine
irrefrenabili
formidabili
sublimi:
IL POPOLO!
2
La notte si sciolse in riflessi
sulle vette.
I g i r a s o l i
g u a r d a r o n o i l s o l e!
L’alba dal suo sonno
si svegliò
coi tuoni delle mitragliatrici:
Dai lontani pendii
- un colpo dopo l’altro -
scrosciò una pioggia
di folli proiettili: piombo.
I cannoni
come elefanti con le fauci spalancate
barrirono …
Brividi e orrori.
N e l l a p o l v e r e c a d d e r o i g i r a s o l i .
3
La voce del popolo:
è la voce di Dio.
Con mille coltelli
trafitto
il popolo -
umiliato
inebetito -
più misero di un mendicante,
rimasto
senza nerbo
senza cervello -
si ribellò
nel buio ansioso
della propria vita
- e scrisse col proprio sangue:
LIBERO!
P r i m o c a p i t o l o:
Settembre.
- La voce del popolo -
- è la voce di Dio -
Oh Dio!
appoggia il sacro operato
delle mani nere e callose:
infondi coraggio
nei nostri cuori tuonanti:
Non volevi vedere schiavo nessuno -
ed ecco - giuriamo sul nostro sepolcro -
faremo noi risuscitare al mondo
l’uomo libero.
La morte ci sta davanti -
che stia!
Però, al di là
fiorisce Hanaan,
la terra promessa
dalla Realtà
promessa a noi -
la primavera eterna della viva speranza…
Crediamo! Sappiamo! La vogliamo!
Dio sia con noi!
4
Settembre! Settembre!
Oh mese del sangue!
dell’ascesa
e della sconfitta!
Maglìzh fu la prima
Stàra
e } Zagòra
Nova
Cirpàn
Lom
Fèrdinand
Berkòvitza
Sarambèy
Mèdkovetz
(col pope Andrey)
- città e villaggi.
5
Insorse il popolo
col martello
in mano,
coperto di fuliggine, scintille e scoria,
con la falce nei campi,
gente impregnata d’umidità e gelo:
gente da fatica
senza proferire sillaba
gente paziente -
(anziché geni
talenti
protestanti
oratori
propagandisti
fabbricanti
aeronauti
pedanti
scrittori
generali
proprietari
di locali
musicisti
e oscurantisti),
Erano
contadini
operai
gente rozza
nullatenenti
profani
marmaglia
gentaglia
- bestie come bestie:
migliaia
le masse
il volgo:
mille fedi
- la fede nell’ascesa del popolo,
mille volontà
- la volontà di una vita radiosa,
mille cuori selvaggi
- e il fuoco di ogni cuore,
mille mani callose e nere
nel cerchio rosso dello spazio
con impeto innalzando
sventolando
bandiere
rosse
in alto
in lungo e in largo
su tutto il Paese - scosso - palpitante - turbolento,
il frutto violento
della burrasca:
Le schiere -
le masse -
il volgo.
6
Folgorarono
i Balcani natii
col ventre innalzato
contro il cielo
ed il sole eterno
- fulmine
- tuono
- crac -
colpì
dritto nel cuore
il gigante,
la centenaria quercia.
Tra le colline
un’eco veloce
volò via lontano
al di là dei picchi
al di là dei monti
verso ripide valli
verso grotte pietrose
- fervidi letti -
dove dormono biacchi
e vipere acquattate
nelle caverne
dei draghi e dei demoni
nelle tane mute delle streghe
ed ecco, si unì l’eco
col rimbombo lontano:
l’echeggiare e il boato
delle cascate
delle fiumane
dei torrenti
tumultuosi
che tuonavano
scaturendo
verso l’abisso.
7
Inizia la tragedia! -
8
I primi
caddero insanguinati.
L’impeto turbolento
fu accolto col piombo.
Le bandiere
si agghiacciarono trafitte.
Tuonò la montagna…
Lassù
i colli vicini, i colli lontani
furono oscurati
dalle schiere dei soldati -
le file nere
pullularono:
l’esercito regolare
e la polizia furibonda.
Tutti loro sanno:
"La Patria
è in pericolo!"
Perfetto:
ma - cos’è la Patria?-
furiose mitraglie
abbaiarono…
I primi
caddero insanguinati.
Dietro i lontani colli
rimbombò l’artiglieria.
Città e villaggi
tremarono.
Corpi morti - cadaveri
grondanti di sangue -
coprirono
i pendii
i valloni
le strade...
[...]
12
[...]
Morte, omicidi e sangue!
Fino a quando, fino a quando?
Onnipotente Zeus
Giove
Ahura Mazda
Indra
Thot
Ra
Jehova
Shavuoth:
- r i s p o n d i !
Dal fumo degli incendi
si sollevano, colpendo le tue orecchie
le urla degli uccisi,
migliaia di martiri,
legname infuocato sui roghi:
Chi?
Ha tradito la nostra fede?
Rispondi!
Tu taci?
Non sai?
Noi sappiamo!
Ecco, guarda:
con uno slancio
noi saltiamo dritto in cielo:
ABBASSO DIO!
E gettiamo una bomba nel tuo cuore,
e prendiamo d’assalto il cielo:
ABBASSO DIO!
e dal tuo trono
ti lanciamo, già morto, in giù
negli abissi dell’universo
ferreo
senza stelle:
ABBASSO DIO!
Dai ponti celesti
alti e immensi,
con leve e funi
porteremo giù l’Eden beato
giù
sulla terra
triste ed insanguinata.
Tutte le profezie dei filosofi e dei poeti
si avvereranno!
Senza dei! Senza padroni!
Settembre sarà maggio!
La vita umana
sarà un’ascesa infinita
in alto! in alto!
L a t e r r a s a r à p a r a d i s o!
Lo sarà!
(1924)
* sciopi - gli abitanti di alcune regioni della Bulgaria
occidentale,
principalmente nella regione di Sofia.
Traduzione
dal bulgaro: Antonia Tzenova
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