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 LA MUSICA POP-FOLK IN SERBIA E BULGARIA 
di Andrea Ferrario



La chalga e la nostra scelta di civiltà
di Claire Levy (Kler Levi)

Un'interpretazione della musica popolare bulgara
di Vesa Kurkela
Uno dei fenomeni più diffusi nello spazio musicale dei Balcani degli ultimi dieci anni è quello del pop-folk. Questa miscela di ritmi e intonazioni moderne (dance music) e di tonalità folcloriche tradizionali è uno dei generi più ascoltati nella maggior parte della penisola balcanica, a partire dalla Serbia, fino alla Bosnia, alla Bulgaria, alla Croazia, alla Macedonia, alla Grecia e anche alla Turchia. In ciascuno di questi paesi tale genere musicale ha nomi e caratteristiche differenti, legati alle diverse tradizioni e al diverso contesto sociale e politico. In alcuni di essi, in particolare quelli della ex Jugoslavia, questo generale musicale, e tutta la grande industria mediatica che ha alle spalle, ha infatti avuto un ruolo politico e sociale non indifferente. Nella serie di documenti che proponiamo in questo numero cercheremo di approfondire in particolare proprio gli aspetti sociali, scegliendo come campioni rappresentativi i casi della Serbia e della Bulgaria.

La ex Jugoslavia, e in particolare la Serbia, è stato il paese di origine della nuova musica pop-folk, diffusasi poi in tutti i Balcani. La maggiore libertà di iniziativa economica, da una parte, e l'esistenza di un pubblico di emigrati o ex emigrati nell'Europa occidentale sono due delle condizioni che hanno portato nel tempo alla nascita in questo paese del genere della musica "neokomponovana" ("neocomposta"), cioè di una musica che riformulava i moduli della musica tradizionale secondo canoni più moderni. Il ben più aggressivo "turbofolk" (detto anche "neofolk") ha fatto la sua comparsa sulla scena musicale jugoslava a cavallo tra la fine degli anni '80 e i primissimi anni '90, con l'apertura dei mercati e con il contemporaneo afflusso su questi ultimi dei capitali dei profittatori di guerra, in cerca di investimenti redditizi. Il turbofolk si è subito rivelato, oltre che un grande business per l'establishment politico, anche una potente arma di intrattenimento e distrazione delle masse in una Jugoslavia impoverita dalla guerra e dall'isolamento internazionale. Della parabola di questo genere musicale nella Serbia degli anni '90 dà un resoconto dettagliato l'articolo di Ivana Kronja intitolato "Lo splendore letale".

Il caso della Bulgaria è invece diverso. In questo paese, l'assenza di un mercato mediatico e il più rigido controllo della censura hanno contribuito a mantenere fino al 1990 una rigida distinzione tra la musica tradizionale e quella pop, rigorosamente confinata quest'ultima nei canoni della musica leggera e del rock tradizionale. A livello popolare, tuttavia, la musica "novokomponovana" serba, così come quella rom e/o turca, hanno sempre avuto una larga diffusione "semiclandestina" attraverso il commercio illegale di cassette pirata. Verso la metà degli anni '90, con la stabilizzazione della situazione politica e con il contemporaneo formarsi di una classe capitalista più stabile in cerca di attività in cui investire i propri capitali provenienti da attività illecite, l'industria musicale bulgara ha avuto una forte crescita. Il turbofolk serbo è stato rapidamente sorpassato, a livello di difussione nel paese, da una produzione locale estremamente ibrida, che ha fatto propri, mischiandoli, i canoni della tradizione folk bulgara, quelli della musica "neokomponovana" serba, quelli della musica rom e, in parte, anche quelli della musica pop turca e greca. Il folk-pop bulgaro si distingue da quello dell'ex Jugoslavia per l'assenza del culto della violenza e di legami diretti con l'establishment politico, mentre ne condivide la cultura fortemente maschilista. Verso la fine degli anni '90 si è imposto sul mercato bulgaro, diventando popolarissimo, un sottogenere del folk-pop: la chalga. Quest'ultima è caratterizzata in particolare da testi particolarmente volgari e spesso demenziali, che hanno incontrato grande favore presso il pubblico. Riguardo alla chalga proponiamo in questo mini-dossier un articolo della musicologa bulgara Kler Levi, che analizza l'imbarazzato atteggiamento della élite intellettuale della Bulgaria rispetto a questo fenomeno musicale (nonché i metodi sbrigativi della polizia a "tutela dell'educazione del popolo"...).

Nota dell'autore: Nel lavorare a questa serie di materiali, curioso di avere riscontri sul tema "chalga" da parte di bulgari e italiani che si interessano alla Bulgaria, sono intervenuto nel forum di discussione dell'ottimo sito web "Bulgaria-Italia" http://www.bulgaria-italia.com), chiedendo di esprimere pareri sull'argomento. Ne è nata un'interessante discussione, non ancora terminata nel momento in cui chiudiamo il numero, che potete leggere a: http://www.bulgaria-italia.com/bg/forum/reply.asp?message=403&all=True

Tratto dalla rivista "Balkan" N°4

Si ringrazia la redazione di "Balkan" per aver gentilmente concesso la pubblicazione di questo articolo.



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