

La chalga e la nostra scelta di
civiltà
di Kler Levi
Un'interpretazione
della musica popolare bulgara
di Vesa Kurkela
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Uno dei fenomeni più diffusi nello
spazio musicale dei Balcani degli ultimi dieci anni è quello del
pop-folk. Questa miscela di ritmi e intonazioni moderne (dance
music) e di tonalità folcloriche tradizionali è uno dei generi
più ascoltati nella maggior parte della penisola balcanica, a
partire dalla Serbia, fino alla Bosnia, alla Bulgaria, alla
Croazia, alla Macedonia, alla Grecia e anche alla Turchia. In
ciascuno di questi paesi tale genere musicale ha nomi e
caratteristiche differenti, legati alle diverse tradizioni e al
diverso contesto sociale e politico. In alcuni di essi, in
particolare quelli della ex Jugoslavia, questo generale musicale,
e tutta la grande industria mediatica che ha alle spalle, ha
infatti avuto un ruolo politico e sociale non indifferente. Nella
serie di documenti che proponiamo in questo numero cercheremo di
approfondire in particolare proprio gli aspetti sociali,
scegliendo come campioni rappresentativi i casi della Serbia e
della Bulgaria.
La ex Jugoslavia, e in particolare la Serbia, è stato il paese di
origine della nuova musica pop-folk, diffusasi poi in tutti i
Balcani. La maggiore libertà di iniziativa economica, da una
parte, e l'esistenza di un pubblico di emigrati o ex emigrati
nell'Europa occidentale sono due delle condizioni che hanno
portato nel tempo alla nascita in questo paese del genere della
musica "neokomponovana" ("neocomposta"), cioè
di una musica che riformulava i moduli della musica tradizionale
secondo canoni più moderni. Il ben più aggressivo "turbofolk"
(detto anche "neofolk") ha fatto la sua comparsa sulla
scena musicale jugoslava a cavallo tra la fine degli anni '80 e i
primissimi anni '90, con l'apertura dei mercati e con il
contemporaneo afflusso su questi ultimi dei capitali dei
profittatori di guerra, in cerca di investimenti redditizi. Il
turbofolk si è subito rivelato, oltre che un grande business per
l'establishment politico, anche una potente arma di
intrattenimento e distrazione delle masse in una Jugoslavia
impoverita dalla guerra e dall'isolamento internazionale. Della
parabola di questo genere musicale nella Serbia degli anni '90 dà
un resoconto dettagliato l'articolo di Ivana Kronja intitolato
"Lo splendore letale".
Il caso della Bulgaria è invece diverso. In questo paese,
l'assenza di un mercato mediatico e il più rigido controllo della
censura hanno contribuito a mantenere fino al 1990 una rigida
distinzione tra la musica tradizionale e quella pop, rigorosamente
confinata quest'ultima nei canoni della musica leggera e del rock
tradizionale. A livello popolare, tuttavia, la musica "novokomponovana"
serba, così come quella rom e/o turca, hanno sempre avuto una
larga diffusione "semiclandestina" attraverso il
commercio illegale di cassette pirata. Verso la metà degli anni
'90, con la stabilizzazione della situazione politica e con il
contemporaneo formarsi di una classe capitalista più stabile in
cerca di attività in cui investire i propri capitali provenienti
da attività illecite, l'industria musicale bulgara ha avuto una
forte crescita. Il turbofolk serbo è stato rapidamente
sorpassato, a livello di difussione nel paese, da una produzione
locale estremamente ibrida, che ha fatto propri, mischiandoli, i
canoni della tradizione folk bulgara, quelli della musica "neokomponovana"
serba, quelli della musica rom e, in parte, anche quelli della
musica pop turca e greca. Il folk-pop bulgaro si distingue da
quello dell'ex Jugoslavia per l'assenza del culto della violenza e
di legami diretti con l'establishment politico, mentre ne
condivide la cultura fortemente maschilista. Verso la fine degli
anni '90 si è imposto sul mercato bulgaro, diventando
popolarissimo, un sottogenere del folk-pop: la chalga.
Quest'ultima è caratterizzata in particolare da testi
particolarmente volgari e spesso demenziali, che hanno incontrato
grande favore presso il pubblico. Riguardo alla chalga proponiamo
in questo mini-dossier un articolo della musicologa bulgara Kler
Levi, che analizza l'imbarazzato atteggiamento della élite
intellettuale della Bulgaria rispetto a questo fenomeno musicale
(nonché i metodi sbrigativi della polizia a "tutela
dell'educazione del popolo"...).
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Nota dell'autore: Nel lavorare a questa serie di materiali,
curioso di avere riscontri sul tema "chalga" da parte di
bulgari e italiani che si interessano alla Bulgaria, sono
intervenuto nel forum di discussione dell'ottimo sito web "Bulgaria-Italia"
http://www.bulgaria-italia.com),
chiedendo di esprimere pareri sull'argomento. Ne è nata
un'interessante discussione, non ancora terminata nel momento in
cui chiudiamo il numero, che potete leggere a: http://www.bulgaria-italia.com/bg/forum/reply.asp?message=403&all=True
Tratto dalla rivista "Balkan"
N°4
Si ringrazia la redazione di "Balkan" per aver
gentilmente concesso la pubblicazione di questo articolo.
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