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Jordan Radickov, è nato a Kalimanitza nel 1929
da famiglia contadina. Dopo studi secondaria Berkovitza ed
esperienze di lavoro in varie zone rurali della Bulgaria, si
trasferì a Sofia, prendendo a scrivere su giornali e riviste
della capitale. Il suo primo libro apparve nel 1959, ma il
"caso Radichkov", che spiazzò i critici e conquistò i
lettori, esplose con le raccolte di racconti e novelle Umor
furioso (1965), Acquario (1967) e La barba di capra
(1967), tutte giocate sui registri di una vivace inventiva comico-paradossale che scardinava i canoni della narrativa verista
d'ambiente rurale, facendola lievitare coi fermenti del grottesco
e della parodia, nello scenario fantastico di Cherkazki, paese
senza tempo dai tratti breugheliani e gogoliani, teatro di
un'epopea minore, ingenua e burlesca.
Da erede di un'importantissima tradizione letteraria bulgara
(quella di Ivan Vazov, Michalaki
Georgiev, Elin Pelin, Jordan
Jovkov e altri) incentrata sul villaggio balcanico - cellula
fondamentale della vita di quel popolo, nucleo della sua
resistenza alla secolare dominazione ottomana e punto di
riferimento costante della sua identità nazionale - Radichkov
passava così a esserne un profondo rinnovatore, fino a scriverne
probabilmente la pagina definitiva. È però riduttivo e
fuorviante intenderlo soltanto come scrittore
"contadino".
Testimone di profondi cambiamenti, Radichkov non ha velleità
documentarie né manie folcloristiche, né tantomeno vuota
nostalgia per una civiltà che scompare. Da quell'universo porta
semmai in salvo un frammento prezioso: la propria arte di
fabulatore-intrattenitore (in bulgaro sladkodumetz, cioè
"dolce dicitore"), fatta di dialogo col lettore e di
intrecci apparentemente sfilacciati, basati sulla tecnica
ripetitiva e digressiva dell'esposizione orale con le sue fughe
per simpatie analogiche e i suoi continui scarti di tempi verbali,
il cui messaggio - di disarmante, solidale, vitalista umanità -
sa essere paradossalmente tanto più universale quanto più
marginale è il terreno da cui nasce. Una scelta dei più noti
racconti radickoviani del primo periodo è stata pubblicata in
Italia dalle edizioni Marietti nei volumi I racconti di
Cherkazki (1983) e L'uovo di gennaio (1990), entrambi a
cura di chi scrive.
A partire da quella ventata di aria fresca per le lettere bulgare,
si dispiega una vasta e multiforme produzione che comprende
numerose raccolte di racconti (ricordiamo almeno Abbecedario di
polvere da sparo e Il melone di cuoio del 1969, Paglia
e grano del 1972, Come mai? del 1974 e La tenera spirale
del 1983) e di novelle (Il vento nella calma del 1968, Disegni
rupestri del 1970, Sei piccole matrioske e una
grande del 1977, L'erba folle del 1980 e altre), due
romanzi (Tutti e nessuno del 1975, La fionda del
1977), vari libri per bambini (tra cui il fortunato Noi
passerotti del 1968), alcune commedie di successo (Il
pandemonio, Gennaio, Lazzareide, Tentativo di
volo, Le ceste, Immagine e somiglianza) e
insoliti e innevati libri di viaggio, in Siberia (I cortili bui
del 1966) e in Svezia (Piccola saga nordica del 1980).
Senza mai perdere del tutto l'ironico brio delle opere che hanno
delineato il suo stile inconfondibile, la prosa radichkoviana ha
acquisito con gli anni intense venature liriche e spessore di
riflessione. Dietro Cherkazki, compare Kalimanitza, con i
personaggi reali dell'esperienza diretta di Radichkov. La
memoria e i cavalli, romanzo breve del 1975, segna una svolta
nella sua vicenda creativa, perché questo rapporto si esplicita e
la penna gratta la fuliggine di un focolare ormai
irrimediabilmente spento, s'immerge nel lago che ha cancellato il
villaggio natale e ripesca figure quasi disciolte dall'acqua senza
ritorno del tempo (quella della piccola sordomuta è destinata a
stamparsi indelebilmente nell'anima del lettore), in una sequenza
di immagini piene di sommessa poesia, di drammatiche domande, di
umorismo affettuoso. Tra splendide descrizioni della natura e
rapidi, vorticosi precipizi meditativi, la sottile magia del
narratore solleva a poco a poco le piccole storie rievocate,
facendole fluttuare in un cielo fiabesco e surreale, chagalliano,
dove ogni colore e ogni dettaglio di una remota giornata estiva,
recuperati grazie a uno sconclusionato sortilegio del ricordo,
assumono un nitido valore di simbolo, di umile parabola, spiritosa
e accorata insieme, che saltella come una gazza sul ciglio del
doloroso sentiero della vita, e ci chiama.
L'ispirazione assortamente stralunata, sensitiva ed essenziale del
Radichkov maturo, tenuta a battesimo in questa peculiare
autobiografia, è quella che respira nel complesso capolavoro L'arca
di Noè (1988), un romanzo di lunga e polifonica stesura, come pure nei più recenti
racconti brevi, scritti attorno all'epocale caduta del muro
berlinese e riuniti nel volume Gente e gazze del 1990.
Jordan Radichkov è morto a Sofia il 21.01.2004
Nota biografica a cura di Danilo
Manera
| ALCUNI
LIBRI
DI JORDAN RADICHKOV TRADOTTI IN ITALIANO |
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La
portentosa anatra da richiamo Paoletto, dopo un servizio
onorato e fruttuoso, attratta da uno stormo di consorelle
selvatiche abbandona il suo padrone-cacciatore e sceglie la
libertà. La sua vicenda coinvolgerà, in una serie di
appassionati interventi pubblicati sulla stampa locale,
tutti i protagonisti del variegato panorama di popoli e
civiltà della Bulgaria nord-occidentale, patria dell’autore,
che si trasforma, nel racconto, da confine etnico-simbolico
in ponte di fratellanza culturale
Titolo: L'ANATRA DA RICHIAMO
Titolo originale: Mjurè (1997)
A cura di: Giuseppe dell'Agata
Pagine: 91
Editore: Voland
Anno Pub.: 2002
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Radickov
ci parla di un mondo fiabesco e patriarcale, situato in una
Bulgaria che affonda le sue radici nel mito e nella
fantasia. Un incantato mondo balcanico fatto di erbe
odorose, campi, meli selvatici e popolato di lupi bianchi,
ranocchi e ladri che fuggono su un arcobaleno.
Titolo: GENTE, GAZZE, CAVALLI
Titolo originale: Spomeni za kone (1975) - Chora
i svraki (1990)
Traduzione di: Vera Petrova
A cura di: Danilo Manera
Pagine: 136
Editore: Voland
Anno Pub.: 1999
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“A
questo mondo ognuno viene alla luce a modo suo. L’erba
mette fuori dalle terra per prima cosa il naso, lo allunga
verso l’alto e se ne resta così, con quel naso verde e
basta: niente orecchie, piedi, becco, solo quel naso verde”.
Ecco che si schiudono le uova e iniziano le vicende di una
famiglia di passerotti molto saggi e accorti, che affrontano
la vita con l’allegria e la curiosità degli animali delle
favole. Ma davvero le favole si scrivono solo per i bambini?
Titolo: NOI PASSEROTTI
Titolo originale: Nie vrabchetata
Traduzione di: Cristina Casarosa
Pagine: 160
Editore: Voland
Anno Pub.: 2000
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Nella
storia dell'umanità c'è sempre un serpente che fa
capolino, a cominciare dalla nota vicende del paradiso
terrestre. E nei villaggi, nei prati, nei boschi della
Bulgaria danubiana, bisce, biscioni ramarri e lucertole sono
davvero di casa: il che consente all'autore di raccontarne
svagato le mille imprese. In undici racconti un universo
favoloso e domestico sullo sfondo di una natura ambigua,
spesso misteriosa.
Titolo: BISCE
Titolo originale: Smokove v lovadite
A cura di Giuseppe Dell'Agata
Pagine: 112
Editore: Voland
Anno Pub.: 2000
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Titolo: IL VERBLJUD E ALTRE CRONACHE DI CERKAZKI
A cura di Danilo Manera
Pagine: 150
Editore: Argo
Anno Edizione: 1994
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