- Quello che ha raccontato Tzvjatko - fece il timido
Ilco - è capitato dopo, perché io so che baj Ganjo già da prima
era stato a Praga e v'era rimasto lungo tempo e aveva venduto
essenza di rosa in quantità. Volete sentire?
- Se si tratta di baj Ganjo, non chiedere nemmeno, racconta! -
rispondemmo noi.
- Va bene. Allora ascoltate. Arriva baj Ganjo, da Vienna, a Praga.
Alla stazione scende, bisacce ad armacollo, esce sulla strada. I
vetturini accorrono e gli offrono i loro servigi, lui gli fa un
segno con la testa che non vuole. Quelli lo capiscono come un segno
affermativo e subito una carrozza si para davanti a baj Ganjo. Baj
Ganjo si stizza, da' in escandescenze e gesticola rabbioso. Tutto
ciò viene notato da una guardia la quale ordina ai vetturini di
allontanarsi. Baj Ganjo sta pensando chi potrebbe informarlo dove
abita Jirecek, il nostro storiografo. Jirecek ha vissuto in
Bulgaria, ama i bulgari, baj Ganjo andrà da lui : " Buon
giorno " - " Che il Signore ti dia del bene" e magari
lui lo invita a casa sua; perché spendere i propri soldi negli
alberghi? Mentre così pensa gli compare davanti un facchino in
berretto rosso che gli propone di portargli le bisacce. Baj Ganjo
gli chiede se sa dove abita Jirecek, il facchino dice che no, non lo
sa, ma ritiene che si possa facilmente trovare e protende di nuovo
le braccia per prendere le bisacce. Baj Ganjo non gliele cede, uno,
perché dentro ci sono le fiale e quello poteva darsela a gambe e
secondo, lo vedeva così ben vestito che chissà poi come l'avrebbe
pelato.
- Vostra Grazia, andate avanti, io dopo di voi -disse educatamente
baj Ganjo; - lasciate le bisacce, le porto io.
Una tale buona creanza non veniva senza un calcolo: avrebbe ben
predisposto il facchino verso di lui dimostrandogli nello stesso
tempo che lui non era un qualche grosso riccone e non pensasse
dunque a spillargli troppo.
Vanno; ai crocevia domandano dove abita Jirecek;
finalmente uno, rendendosi conto che si trattava del professor
Jirecek indica loro dove devono chiedere;
chiedono e trovano.
Baj Ganjo dice al facchino un " Buona salute e tante grazie
" ed entra diretto in casa di Jirecek.
- Oh, oho! buon giorno, baj Jirecek, come stai? Stai bene, sì? -
esclama baj Ganjo col più amichevole tono, appena entra nello
studio del padrone di casa.
Quest'ultimo gli porge la mano, meravigliato, lo invita a sedersi
mentre si adira con la propria memoria che non gli suggerisce chi è
questo cortese amico.
- Non mi riconosci? - cerca di ricordargli baj Ganjo, mischiando ora
il "voi" ora il "tu". - E non eravate ministro a
Sofìa?
- Eh, io pure sono di là - conclude trionfalmente baj Ganjo. -
Questo si chiama esser compaesani, come no! he, he, he! Ti ricordi
quell'articolo sul giornale " Slavjanin " ?
- Sì, sì mi ricordo - risponde con trattenuta condiscendenza
Jirecek.
- Eh, quanto fango ti han buttato addosso! Eh, ma tu infischiati, e
che gli vuoi dar retta? ... Ma come vi ho decantato, io! ... Jirecek
così, Jirecek colà, gridavano quelli; "perdonate",
faccio io, "non è così".
Jirecek conosce bene i bulgari, perciò non si stupisce affatto
della familiarità di baj Ganjo. La conversazione continua su questo
tono alcuni minuti, alla fine passa su un terreno più pratico. Baj
Ganjo si mette a lodare l'appartamento del professore; allude con
bastante evidenza che " in fondo, qui c'è posto anche per far
accomodare un forestiero", gli parla dell'ospitalità dei
bulgari, gli manifesta il suo dispiacere che "vedi, gli altri
non sono come noi bulgari; una volta entrato un forestiero in una
casa bulgara, avrà da mangiare, da bere, da dormire ". Jirecek
cerca di instillargli il convincimento che l'alloggio è stretto
anche per la sua famiglia.
Baj Ganjo fa il sordo e continua a sviluppare il tema
dell'ospitalità bulgara. Da tale tema il discorso devia poi verso
il commercio di baj Ganjo. Egli comunica al padrone di casa che ha
portato l'essenza di rose da vendere e gli dichiara: " Domani,
se vuoi accompagnarmi in giro per tutte le fabbriche, io non ho
niente in contrario; tu mi traduci, perché io non so la lingua,
ah?". Jirecek si affretta a rispondere che non conosce alcun
fabbricante di essenze poiché le sue occupazioni sono di tutt'altro
genere e che, a parte questo, non ha tempo, però gli dirà dove si
radunano gli studenti bulgari e qualcuno di loro potrà fargli
questo servigio.
- Via, come volete - soggiunge baj Ganjo - non ti voglio forzare.
Darò anche alla signora (è in casa?) una fiala di essenza. Conosco
anche lei, io. (Jirecek non può capacitarsi di quale signora
intenda dire). E se avete qui parenti, amici, dite loro che ho
portato l'essenza di rosa. Non è mica vergogna. Io capiterò più
d'una volta qui da voi, discorreremo della Bulgaria e poi, se a voi
fa piacere, sono d'accordo anche di fermarmi da voi, finché rimango
a Praga. Ah?
- Scusate, ma . ..
- Dicevo, proprio se vi fa piacere - chiarisce imbarazzato baj Ganjo
- anch'io mi trovo meglio all'albergo, ma così, mi son detto,
Jirecek è dei nostri...
- Vi ringrazio del riguardo; vi avrei trattenuto di vero cuore a
casa mia, ma non dispongo di stanze in più. Oggi però siete nostro
ospite e pranzerete con noi.
- Pranziamo, perché no? - acconsente baj Ganjo - anche vostra
Grazia, si dice, anche voi avete sempre mangiato, se non alla mia,
alla tavola bulgara.
Jirecek era occupato in un lavoro urgente che, con la venuta di baj
Ganjo si era interrotto. Egli stava sulle spine e non sapeva quale
delicata maniera trovare per togliersi temporaneamente da quel suo
facondo ospite. Suona, compare un servitore al quale ordina di
comunicare ai famigliari che hanno un ospite dalla Bulgaria. Poco
dopo entra la madre di Jirecek. Baj Ganjo si alza appena dalla
sedia, si porta due volte la mano alla fronte ed esclama
condiscendente: "Oh, salute, va bene, eh? qua la mano, così,
alla bulgara. Sempre bene la salute? Mi fa piacere".
La signora lo accoglie cortesemente e, con una serie di domande
dimostra il suo vivo interesse per la patria dell'ospite.
- Eh, dite un po' la verità - chiede baj Ganjo -dov'è più bello,
a Praga o a Sofia? - La signora rimane perplessa, lei non era stata
mai a Sofia, e intanto baj Ganjo guarda Jirecek con un sorrisetto
astuto quasi volesse infondergli il suo punto di vista sulle donne:
"Embe', una donna ... di che vuoi parlare con lei?".
- Sua Grazia oggi pranza con noi - si rivolge Jirecek a sua madre e
quindi la prega, in tedesco, di condurre baj Ganjo nell'altra stanza
in modo che egli possa continuare il proprio lavoro.
La signora invita baj Ganjo nella camera accanto. Baj Ganjo guarda
con occhio penetrante Jirecek, guarda le bisacce di fiale e fa i
suoi calcoli, accigliato: "Si son detti qualcosa in tedesco,
chi lo sa! Ma non credo. In fondo, è stato ministro da noi. E che,
i ministri non sono anche loro una buona lana? Eppure, questo qui
non lo credo proprio", dopo di che si rizza titubante e, dietro
l'indicazione della signora s'avvia verso la stanza attigua, ma
giunto alla soglia si volta e cerca di leggere sulle facce dei
padroni di casa le loro intenzioni e nota qualche muto segnale che
in realtà in quel momento i due si stavano scambiando. Quei segnali
significavano:
vedi di occuparlo in qualche maniera, ma per un bel po', perché ho
un lavoro urgentissimo. Ma baj Ganjo li interpreta diversamente.
- Queste cose qui vi possono impicciare - fa, indicando con gli
occhi le bisacce.
- Ma per nulla, vi prego non preoccupatevi - risponde Jirecek.
- Comunque sia, vi impicciano, lo so io. Aspetta, che le porto
nell'altra stanza - e tende la mano per prenderle, ma i padroni
garbatamente si oppongono.
- Mica per paura, ma dicevo, così... Entrano in salotto e la
signora chiude la porta dietro a sé, perché non si oda rumore
nello studio. Ella quasi si prodiga a svagare baj Ganjo con qualcosa
di divertente: gli presenta vari album, gli mostra dei quadri, gli
schiera davanti una quantità di illustrazioni, ma la mente di baj
Ganjo è in tutt'altro luogo ed egli, alle cortesie della signora
con simulata indifferenza risponde:
- Non mi va, guardate voi. Eh, quanti ne ho visti io di quadri e
ritratti come questi! Non fate caso se sono giovane!
Baj Ganjo osserva impaziente il suo enorme orologio d'argento e
comincia un discorso interessantissimo e giusto a proposito:
- Io ho una gran curiosità di conoscere l'Europa. Ecco, adesso,
diciamo come esempio, da noi, arriva mezzogiorno, si siedono a
pranzare. Da noi si usa diversamente. Voi quando pranzate, per
esempio?
- Noi pranziamo alle 5, di solito, ma oggi possiamo pranzare anche
prima. Scusate, vi lascio soltanto un minutino - disse la signora ed
uscì dall'altra porta.
Baj Ganjo resta solo nel salotto, guarda assorto i quadri, ogni
tanto sputa sul tappeto (non che abbia lame, ma chissà. .. ), ci
strofina sopra con gli stivali e tende l'orecchio ad ogni minimo
rumore dello studio. Sente che, ad un certo momento Jirecek si alza
dalla sedia, fa alcuni passi e si ferma: "Io pure, però,
imbecille che sono, perché non le ho portate di qua le
bisacce". Baj Ganjo sta sulle spine; alla fine non resiste
più, si alza, avanza pian piano sul tappeto verso la porta dello
studio, china l'orecchio al buco della serratura e ascolta; sente
soltanto il proprio frequente respiro e il pulsare del sangue alle
orecchie. Ma anche così baj Ganjo non si da' pace; non vede niente
dalla serratura sicché, premendo esitante là maniglia, apre la
porta, infila guardingo la testa dentro e vede Jirecek accucciato
vicino alle sue bisacce, davanti ad uno scaffale di libri, Bàj
Ganjo gli sogghigna in faccia:
- Hi, hi, hi, lavorate? Hi, hi, hi, fammi dare una sbirciatina, mi
son detto. Niente, niente, lavorate, chiudo subito.
Jirecek lo guarda stupito, senza che gli passi pel cervello il
perché di tale singolare curiosità.
Il desinare è pronto. Passano nella stanza da pranzo e si siedono a
tavola: i genitori di Jirecek, sua sorella, baj Ganjo e lui. Baj
Ganjo, prima di cominciare a mangiare si fa il segno della croce e
intanto abbozza un sorrisetto col quale vuol dimostrare ai signori
che lui non è gentucola sempliciona e che sino a quel punto non ci
crede, ma che, tuttavia, non fa mai male (col diavolo, ci siamo
intesi bene, ma ci vuole anche un po' d'incenso a Dio - per i tempi
duri).
- Io sono "leberale", del partito "leberale"
-spiega - ma di tanto in tanto, eh, un segno di croce me lo faccio,
non è male, siamo uomini... Questo che cos'è? minestra? Ah, mi
piace la minestra. La ciorbà è un mangiare turco. Anche da noi ora
si mangia più minestra. Ah, pardon, scusate, vi ho sporcato la
tovaglia ... tz, tz, tz... ecco là, ahimè, purché non si veda!
Tutto preso dal desiderio di farsi vedere una persona civile, baj
Ganjo non riuscì a tener ritto il piatto di minestra che la padrona
gli porgeva e un bel po' se n'era versata sulla tavola e mentre
cercavano di impedirglielo egli ne raccolse in parte col cucchiaio e
la riversò nel piatto. La signora non voleva permettergli di
mangiare quella minestra, ma lui per delicatezza cinse il piatto con
le due mani e non lasciò che la cambiassero.
- Io ho dei peperoncini nelle bisacce - dichiarò ad un tratto baj
Ganjo. Egli ardeva dal desiderio di tritarsi un bel peperoncino
nella minestra, che al suo stomaco sembrava così scialba, ma aveva
soggezione, non avessero a prenderlo per uno zotico, e perciò
voleva prima scandagliare il parere dei padroni.
- Davvero? Avete i peperoncini? - fece Jirecek.
- Come no, me li porto sempre io, lo sapete che la " Bulgaria
dolce madre " non può essere senza un che di piccante - dice
ironico baj Ganjo e senza più aspettare si alza, corre nello
studio, trascina in là le bisacce, vi si rannicchia sopra voltando
le spalle agli ospiti e porta in tavola due peperoni.
- Due ci bastano per tutti e cinque, sono piccanti da far spavento -
dichiara sbattendo nel suo piatto mezzo peperone coi semi e offrendo
poi garbatamente il resto ai signori. - Tiè, accomodatevi,
tritateveli, he-he-he, alla bulgara! No, no, tritateli, date retta a
me, sentirete che roba. Del resto lo sapete, il bello non sta nel
forzare. Aspettate, mi trito il mio e vi farò vedere quel che si
dice minestra.
E difatti baj Ganjo la rese a tal punto piccante che uno non avvezzo
si sarebbe avvelenato. E cominciò a sorbire, eh sì, ma un bulgaro
che sorbisce, non scherza: trecento cani che si azzannassero non ce
la farebbero a soffocare il rumore. Grosse gocce di sudore gli
vergavano la fronte, dirette a colare nel piatto. Baj Ganjo sorbiva
d'un colpo dalla punta del cucchiaio, deponeva questo e intingeva
nel piccante umore due-tre bocconi di pane; riprendeva il cucchiaio,
sorbiva, col naso dentro e ancora due-tre bocconi.
- Datemi un altro pezzetto di pane. Voi mangiate proprio senza pane
- si meraviglia baj Ganjo. - Ma al bulgaro dategli pane, noi
mangiamo molto pane; non per vantarmi, ma con una ciorbà simile,
pardon, con una minestra simile io mangio un intero samun di pane.
Scommessa!
Non scommisero, ma anche senza scommessa baj Ganjo fece piazza
pulita di un bel po' di pane.
- E questo vinello dove lo prendete? - va curiosando baj Ganjo e non
perché lo interessi la risposta, ma così, per trovare la scusa per
qualche altro bicchiere.
- Lo compriamo - risponde il padrone di casa - è buono?
- Aha! roba pura! E lo comprate, eh? Passate qua la bottiglia. Il
mio stomaco si è così infuocato dai peperoncini che è un ferro
rovente, a versarci sopra tutta la bottiglia si metterebbe a
friggere dentro. Eh, da noi, il vino è a mezzo leva l'occà', una
bottiglina di quell'oro - oh qui ti voglio... Oh, un rutto, scusate;
un po' da screanzato, sicuro, ma che volete, siamo uomini, come fai
a trattenerlo! ...
Il pranzo in casa Jirecek grazie a baj Ganjo riuscì piuttosto
vivace. Il caffè fu loro servito in salotto. Baj Ganjo in segno di
gratitudine per il saporito e soprat-tutto lutto lauto pasto volle
offrire al padrone di casa una sigaretta, ma, guarda caso, il
tabacco o non era nelle bisacce? A vero dire la tabacchiera ce
l'aveva in tasca lui, ma bisognava pure trovare una scusa per fare
una visitina alle bisacce, come si fa a lasciar le fialette così in
casa di estranei: a questo mondo ne succede d'ogni colore.
Baj Ganjo non ammette rifiuti, neanche dirlo: "ma come, anima
mia, può essere che uno non fumi tabacco bulgaro?!".
E si mise a fumare baj Ganjo e prese a sorbire beatamente il caffè.
Ecco qua, quello che si dice sorbire! ... Trovarti in tale delizioso
stato d'animo, a trascorrere ore con un interlocutore, startene in
una stanza dove nessuno sente quello che dici e poi, anche se sente
non ti capisce, - in tali favorevoli condizioni trattenerti dal
parlare di politica - questo è al di là delle forze di baj Ganjo.
Egli non resistette più e riversò la propria anima:
- Ebbene, baj Jirecek, dimmi, Tua Grazia, tu sei " leberale
", o conservatore, che cosa sei ? Ma mi sa tanto che sei per la
conserva, a quanto vedo. Io anche, a dirtela qua, non mi riesce di
capire né gli uni né gli altri, ma, via, perché togliergli la
soddisfazione... capisci, qui è un dare e avere, non si scherza
negli affari. .. E poi a dirti la pura verità... (mica ci ascolta
qualcuno qua, no?), a dirti la pura verità - e gli uni e gli altri
son tutti spudorati, dal primo all'ultimo! .. . Dai retta a me, non
aver paura! Spudorati dal primo all'ultimo! Però che ci vuoi fare?
Pedate agli spigoli? I più forti sono loro... E io ci ho pure i
miei affarucci, contratti, e qualche causa in tribunale - no, non si
può. Se non sei con loro l'affare è bell'e spacciato. Senza dire
che mi garberebbe anche di essere eletto deputato, o sindaco. C'è
il suo tornaconto esserci dentro. La gente ha fatto i soldi, lo sai
tu? Sì, d'accordo, ma se non gli fai tanto di cappello, neanche il
diavolo potrà farti eleggere. È così. Io sono impastato di queste
cose, vuoi che non le capisca...
Chissà mai se Jirecek ne avrà dubitato.
Traduzione di Lavinia Borriero
Il presente brano è pubblicato allo scopo di presentare il libro.
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