Nel ’95 la dipendenza energetica
del paese, cioè il rapporto tra produzione e consumo lordo energetici,
è stata pari al 46,31%; inoltre essa è in aumento costante
dal ’91 (40,11%). Il settore energetico sarà interessato fino al
2001 ad un piano di ristrutturazione approvato dal governo a settembre
’98 che prevede fra l’altro la chiusura degli impianti di estrazione del
carbone non efficienti. I prezzi dell’energia elettrica e del riscaldamento
verranno progressivamente aumentati (sono previsti in tutto 5 aumenti).
Il piano prevede sul periodo ‘98-2001 un impegno pari a 946 milioni di
dollari.
Per quanto concerne l’energia
elettrica la dipendenza dalle importazioni è bassa (nel ’95
è stata pari al 4,5% dei consumi totali) e la produzione è
in aumento: nel ’96 sono stati prodotti 42,71 miliardi di KW (un aumento
del 2,2% rispetto al ’95). La Compagnia Elettrica Nazionale ha presentato
un programma di investimenti per 370 milioni di dollari per rafforzare
la rete di distribuzione e produzione del paese entro la fine del ’98,
di cui 80-120 milioni dovrebbero essere investiti nell’anno; entro luglio
’99 dovrebbe essere finalizzata la prima fase della sua privatizzazione
grazie alla società di investimento Credit Swiss First Boston.
L’impianto nucleare di Kozodluj
ha coperto nel ’96 circa il 42,1% della produzione di energia elettrica
con una produzione di 18 miliardi di KWh; un consorzio franco-tedesco vede
coinvolte la tedesca Siemens e la Francese Framatome nell’ammodernamento,
il cui programma (costo previsto: 300 milioni di dollari) doveva partire
entro la fine del ’98, dei reattori 5 e 6; a settembre ’96 il terzo reattore
è rientrato in funzione dopo interventi di ammodernamento che sono
durati otto mesi. I reattori 1 e 2 di Kozodluj dovrebbero, secondo il parere
delle ultime commissioni di sicurezza dell’UE, essere chiusi tra il 2004
ed il 2006 mentre il 3 e 4 tra il 2008 ed il 2012; questa posizione dell’UE,
per la quale Kozodluj è un impianto che comunque non può
garantire adeguati livelli di sicurezza, trova forti resistenze nel governo
bulgaro, confortate dai pareri di società operanti nel settore;
la Siemens ha ad esempio dichiarato che l’unità 2 potrebbe operare
fino al 2009. La parte di energia elettrica di origine nucleare dovrebbe
passare al 38,6% nel 2.000 ed al 32,6% nel 2010 ma c’è comunque
la necessità di nuovi 600 mW di capacità generativa (nuovo
reattore a Kozodluj o il completamento di Belene). A giugno’98 la IAEA
aveva approvato un documento in cui si afferma che l’impianto soddisfa
i criteri tecnici per la sicurezza. Nella seconda centrale nucleare a Belene,
i cui lavori di costruzione erano stati interrotti nel ’90, i lavori di
costruzione per un primo reattore sono condizionati alla conclusione di
un accordo con la controparte russa.
La capacità generatrice delle
centrali
idroelettriche ammontava a metà ’97 a circa 2 miliardi di KW,
pari al 40% del potenziale. Vi è la possibilità reale di
costruire centrali di dimensioni medio piccole (da i 10 a 50 MW) per una
capacità generatrice di circa 0,3 miliardi di KW ed una serie di
micro centrali per 200 miliardi di KW complessivi. Le centrali termoelettriche
esistenti necessitano un upgrading che sarà facilitato dal prestito
di 220 milioni di dollari concesso dalla Banca Mondiale; a giugno ’98 era
stato annunciato un tender per la riabilitazione di tre unità della
centrale di Varna mentre due imprese americana e inglese avevano espresso
interesse per la centrale di Maritsa Iztok.
|
milioni di tonnellate
|
Petrolio
|
Gas
|
Carbone
|
Elettricità
|
Altro
|
Totale
|
| Produzione
primaria |
0,0 |
0,0 |
4,6 |
4,8 |
0,2 |
9,6 |
| Importazioni |
8,0 |
3,8 |
2,4 |
0,5 |
0,0 |
14,7 |
| Consumo
finale |
4,8 |
2,6 |
2,0 |
2,7 |
0,2 |
12,3 |
Bilancia energetica
1997 (tonnellate equivalenti di petrolio)
La Bulgaria possiede inoltre importanti
giacimenti di carbon bruno e riserve di antracite. L’importazione
di carbone per l’industria metallurgica e la generazione di energia copre
circa il 33% del consumo. A metà ‘95 la Commissione incaricata della
regolamentazione del settore energetico statale ha approvato un piano di
sviluppo fino al 2010 che prevede l’aumento della produzione dai 28,7 milioni
di tonnellate del ’94 a 35 milioni per la fine del programma.
Relativamente al petrolio
ed al gas naturale la dipendenza dalle importazioni è alta,
in quanto la produzione copre meno dell’1% del consumo totale ed è
in continua diminuzione; tuttavia per quanto concerne il gas naturale se
verranno sfruttati i giacimenti presso il Capo Galata sul Mar Nero, scoperti
dalla Texaco e da novembre ’98 utilizzati da una joint venture bulgaro-statunitense
(la Petreco S.a.r.l. detiene il 65%), la copertura del consumo domestico
potrebbe salire entro il 2.000 al 7%. La Bulgaria infatti dipende totalmente
dalla Russia per i circa 6,5 miliardi di metri cubi consumati annualmente.
Gli effetti del cambiamento di governo intervenuto lo scorso anno si sono
fatti sentire anche nel settore energetico con la polemica, iniziata nella
seconda decade di ottobre del ’97, in merito alle negoziazioni per modalità
e termini della fornitura (l’accordo tra la russa Gazprom e la bulgara
Bulgargas prevede la fornitura per un periodo minimo di 10 anni estensibili
a 15) di gas naturale russo tra la Gazeksport (braccio commerciale della
russa Gazprom e la Bulgargas). L’accordo è stato firmato ad aprile
del ’98 ed è divenuto operativo da giugno dopo la ristrutturazione
di Topenergy la ex joint-venture russo-bulgara che oltre alla stessa Bulgargas
vedeva la partecipazione del discusso gruppo Multigroup e di Overgas con
due quote del 16,5%.
Sono stati individuati sinora 6 giacimenti
di gas naturale commercialmente sfruttabili che potrebbero coprire tra
il 15% ed il 20% della domanda del paese. Fino ad oggi sono stati investiti
da parte di imprese straniere circa 140 milioni di dollari per attività
esplorative ma solo la Texaco (che a fine ’96 aveva investito 35 milioni
di dollari) ha trovato nei pressi di Varna (Capo Galata) un giacimento
di gas naturale a 1.036 metri sotto il livello del mare potenzialmente
sfruttabile da un punto di vista commerciale. A fine settembre ’96 erano
iniziate le perforazioni per una valutazione definitiva. La Legge per le
concessioni recentemente adottata è stata aspramente criticata in
quanto non garantisce alla compagnia che ha implementato le operazioni
di esplorazione il diritto a svolgere l’attività estrattiva; per
ottenere la concessione di estrazione è prevista infatti una seconda
gara di appalto.
Per quanto riguarda le infrastrutture,
in seguito all’accordo russo-bugaro dell’aprile del ’97, la joint-venture
russo-bulgara Topenergy, la russa Gazprom ed un gruppo di imprese e banche
bulgare sono impegnate nello sviluppo di un gasdotto che da Yamal (Siberia),
passando per l’Ucraina e la Bulgaria, dovrebbe fornire circa 115 milioni
di metri cubi di gas nei prossimi 15 anni all’area dell’Europa sud-orientale
(Turchia, Grecia, Albania, Serbia e Macedonia). La Bulgaria dovrebbe divenire
nel prossimo futuro un importante nodo per lo stoccaggio e la distribuzione
di gas naturale e la capacità deve arrivare a 30 miliardi di metri
cubi di gas. La Bulgargas ha annunciato ad ottobre ’98 un piano di investimento
per 400 milioni di dollari per le linee di transito con Russia, Turchia,
Grecia e Macedonia che entro il 2001 aggiungerebbe 186 km alla rete attuale
di 2.200 km di oleodotti, 685 dei quali di transito.
Vi sono infatti almeno due progetti
che prevedono il transito sul territorio del paese: il primo prevede la
costruzione di un gasdotto Iran - Turchia - Bulgaria - Romania - Ungheria -
Slovacchia - Germania
che, secondo la compagnia inglese Penspan, sarebbe lungo 4.800 km (680
km sul territorio bulgaro) e costerebbe 12 milioni di dollari. Il secondo
progetto concerne un gasdotto tra il Turkmenistan e l’Europa Occidentale
e utilizzerebbe l’attuale gasdotto greco-bulgaro. Il gasdotto, lungo 3.800
km, si estenderebbe da Shatlik (Turkmenistan orientale) ed attraverserebbe
Iran, Turchia, Bulgaria e Germania. La Shell International Gas Ltd. aveva
firmato a settembre ’98 un memorandum per uno studio di fattibilità.
Lo sviluppo delle attività
nel ramo saranno anche influenzate dalle ricadute dell’attuazione del progetto
per la costruzione di un oleodotto di 920 km in cui è impegnata
la joint-venture bulgaro-macedone-albanese AMBO. L’oleodotto trasporterebbe
tra i 600 ed i 650mila barili al giorno (400 milioni di tonnellate all’anno)
di petrolio grezzo russo, azero e del Kazakhstan al porto di Burgas e poi
a quello albanese di Valona. Il progetto, completo di studi di fattibilità
e tracciato, e valutato in 850 milioni di dollari, è stato presentato
a settembre ’97 e la costruzione dovrebbe concludersi entro il settembre
del 2000. L’oleodotto Burgas-Alessandropoli, bloccato fino a settembre
’96 per il disaccordo sulle quote azionarie tra Bulgaria (25%), Russia
(50%) e Grecia (25%), aveva visto ad ottobre’96 la sottoscrizione del protocollo
per lo studio, la progettazione e la costruzione. A gennaio del ’97 le
tre parti si erano dichiarate pronte a formare la joint-venture che si
doveva chiamare TransBalkanNeft. Il petrolio russo verrebbe trasportato
con tankers dal porto russo di Novorosslisk a quello di Burgas. La russa Gazprom, tre compagnie greche e compagnie bulgare (ma non si può
escludere la futura partecipazione di imprese giapponesi ed americane)
erano interessate al progetto di costruzione (il cui costo si situerebbe
attorno ai 690 milioni di dollari) dell’oleodotto, che si svilupperebbe
per 285 km (nella versione bulgara in cui la sezione bulgara sarebbe lunga
166 km) e avrebbe una capacità annua di 35 milioni di tonnellate.
A metà maggio ’98 la parte russa attraverso il presidente della
Gazprom aveva avanzato critiche di base al progetto; dubbi anche da parte
greca. A fine ’98 sono state selezionate per l’indagine sul progetto le
società Brown & Root e ILF.
Fonte:
Task Force Balcani - Ottobre 1999
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