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Secondo quanto riferito, la polizia
ha preso di mira persone sulla base della loro identità etnica o
del loro orientamento sessuale, ricorrendo a maltrattamenti e
uso eccessivo della forza. I diritti umani delle minoranze non
sono stati protetti adeguatamente, in particolare i diritti
abitativi delle comunità rom a rischio di sgomberi illegali e
sommari dalle loro abitazioni. Le persone affette da disabilità
mentali si sono trovate ad affrontare condizioni di vita
durissime oltre ad assistenza e cure inadeguate.
Contesto
Il presidente Georgi Parvanov, leader del Partito socialista
bulgaro, è tornato al potere in seguito alle elezioni
presidenziali di novembre.
A marzo, il Commissario per i diritti umani del Consiglio
d’Europa ha raccomandato al governo di attuare riforme del
sistema giudiziario; di impegnarsi maggiormente per eliminare la
corruzione; di rafforzare lo status, la selezione, la formazione
e lo stipendio dei giudici; di dare priorità all’adozione di
nuovi codici di procedura amministrativa e civile; e di
concedere ai detenuti sospetti libero accesso a un legale. Non
sono cessate le preoccupazioni per l’uso improprio di armi da
fuoco da parte delle forze dell’ordine.
A maggio, la Commissione Europea ha raccomandato che fosse
mantenuta la data di gennaio 2007 per l’ingresso nell’Unione
Europea (UE) della Bulgaria soltanto se quest’ultima fosse
riuscita a porre rimedio ai suoi gravi deficit. A settembre è
stato concesso di procedere al processo di adesione, nonostante
le continue preoccupazioni riguardo la corruzione, a condizione
che fossero adottati i cambiamenti richiesti al codice di
procedura penale, al sistema giudiziario e alla Costituzione.
A marzo, il Parlamento ha emendato la Costituzione al fine di
istituire la figura del Difensore civico. Una nuova clausola
permette inoltre all’istituzione di avviare procedimenti
giudiziari presso la Corte costituzionale nel caso in cui
consideri incostituzionale una legge riguardante i diritti e le
libertà dei cittadini.
A novembre la Bulgaria ha firmato la Convenzione del Consiglio
d’Europa sull’azione contro la tratta di esseri umani.
Maltrattamenti e uso eccessivo della forza
Rappresentanti del Comitato europeo per la prevenzione della
tortura, nel corso di una visita in Bulgaria a settembre, hanno
esaminato il trattamento dei detenuti in custodia presso la
polizia ordinaria e di frontiera; le condizioni nelle strutture
di detenzione investigativa; il regime carcerario dei
prigionieri condannati all’ergastolo e degli stranieri reclusi;
e l’attuazione delle tutele legali per i ricoveri coatti in
istituti psichiatrici ai sensi della legge sulla salute.
Si sono avute ancora notizie di maltrattamenti da parte della
polizia, in particolare nei confronti di membri della comunità
rom e sulla base dell’orientamento sessuale delle persone.
- A gennaio, il Tribunale militare di Sofia ha disposto
ulteriori indagini nel caso di Angel Dimitrov, deceduto durante
un’operazione di polizia a Blagoevgrad nel novembre 2005, dopo
che la sua famiglia si era opposta a una richiesta da parte del
procuratore del distretto militare di Sofia di interrompere il
procedimento penale. Secondo un rapporto del Difensore civico
del mese di marzo, la polizia era ricorsa a un uso eccessivo
della forza durante le fasi di arresto di Angel Dimitrov, in
violazione del diritto interno e internazionale.
- A febbraio la Corte europea dei diritti umani ha sentenziato
che la Bulgaria aveva violato il diritto di Zahari Stefanov alla
vita e alla libertà dalla tortura e dalla detenzione arbitraria
nel caso Ognyanova e Choban contro la Bulgaria. Nel 1993, il
ventitreenne di origine rom era deceduto nella stazione di
polizia di Kazanluk. Un’inchiesta ufficiale dell’epoca aveva
concluso che egli era saltato volontariamente da una stanza del
terzo piano dove veniva interrogato, e che tutte le lesioni che
aveva riportato erano state provocate dalla caduta.
- A ottobre, stando alle fonti, la polizia è ricorsa a un uso
eccessivo della forza nel reprimere degli scontri in cui erano
coinvolti 400 rom a Pazardzhik. Gli agenti sono stati accusati
dai rom e dal governatore regionale di abuso di potere per
essere entrati nelle abitazioni e averne danneggiato le
proprietà.
- A maggio la Commissione per la protezione contro la
discriminazione ha avviato un’inchiesta nel caso di tre agenti
di polizia, i quali stando alle accuse avrebbero maltrattato un
omosessuale nell’ottobre 2005 a causa del suo orientamento
sessuale e la sua origine etnica. La Commissione ha concluso che
durante le 12 ore in cui era stato detenuto illegalmente,
all’uomo era stato negato il cibo e l’accesso ai propri
familiari e all’assistenza medica.
Razzismo e discriminazione
A febbraio, organizzazioni non governative (ONG) e soggetti
privati hanno intentato una causa civile presso il Tribunale
civile di Sofia contro Volen Siderov, leader del Partito Attacco
(Ataka). Secondo le accuse, egli aveva incitato altri,
attraverso trasmissioni televisive, pubblicazioni e
dichiarazioni pubbliche, a vessare e discriminare le persone
sulla base della loro origine etnica e religiosa e del loro
orientamento sessuale.
A novembre, la Federazione internazionale per i diritti umani di
Helsinki ha riferito un aumento della retorica verbale e della
discriminazione contro le minoranze.
La comunità rom
A marzo, il Commissario per i diritti umani del Consiglio
d’Europa ha raccomandato al governo di attuare il proprio piano
nazionale 2003-2004 per integrare i rom e di adottare una
politica comune per tutte le minoranze.
Sempre a marzo, il governo ha approvato un programma nazionale
per migliorare le condizioni abitative dei rom, ma la
discriminazione nel settore abitativo non è cessata.
A luglio, con l’assunzione della presidenza da parte della
Bulgaria del Decennio di inclusione dei rom, un’iniziativa
regionale intergovernativa per ridurre l’esclusione
socio-economica e le disuguaglianze, sono state intentate cause
da parte delle comunità rom riguardanti accuse di
discriminazione. I casi in questione riguardavano le minacce di
demolizione di case e il rifiuto da parte della municipalità di
Sofia di fornire un sistema di trasporto pubblico nel più grande
insediamento rom del distretto di Fakulteta.
I progetti per far sgomberare con la forza gli abitanti di
alcuni quartieri rom di Sofia sono stati sospesi in seguito alle
proteste da parte di membri del Parlamento Europeo. Alcune
amministrazioni distrettuali di Sofia hanno continuato a
minacciare l’escomio forzato, e poco se non nulla è stato fatto
per affrontare la povertà estrema e il diniego dei diritti umani
in molte comunità rom. È stato costituito un lavoro di gruppo
formato dalla municipalità di Sofia e di ONG rom al fine di
proporre soluzioni. A luglio, il ministero del Lavoro e delle
Politiche Sociali ha assegnato fondi per acquistare caravan
quale soluzione provvisoria per i residenti sfrattati.
- Ad aprile, alcuni residenti hanno richiesto lo sgombero di un
quartiere rom nel distretto di Zaharna Fabrika di Sofia. Il
sindaco di Sofia ha dichiarato che il procuratore della città
avrebbe aiutato la municipalità a trovare vie legali per
trasferire i residenti rom, promettendo fondi per sistemazioni
provvisorie.
- A giugno, organizzazioni internazionali per i diritti umani,
il Centro per i diritti abitativi e gli escomi e il Centro
europeo per i diritti dei rom, hanno fatto appello al governo
per porre fine agli escomi forzati a Dobri Zhelyazkov e Batalova
Vodenitza, Sofia. L’amministrazione distrettuale aveva ordinato
a 16 famiglie rom di lasciare le loro abitazioni entro 10 giorni
pena lo sgombero sommario, malgrado la loro comunità vivesse su
quei terreni da generazioni. Le autorità non hanno fornito
giustificazioni plausibili, adeguato preavviso, consultazione
con gli interessati, risarcimenti, alloggi alternativi o
assistenza sociale. La municipalità ha infine dichiarato che i
legittimi proprietari sarebbero stati risarciti ai sensi di
legge, e che altri sarebbero stati sistemati in container da
carico adattati per renderli abitabili.
La minoranza macedone
Le autorità e la magistratura hanno continuato a negare
l’esistenza di una minoranza macedone in Bulgaria, ribadendo che
non vi era alcun obbligo legale per proteggerla, una politica
appoggiata da tutti i partiti politici rappresentati in
Parlamento.
- A ottobre, il Tribunale della città di Sofia ha rifiutato la
registrazione all’OMO Ilinden PIRIN, un partito politico
rappresentativo di una parte della minoranza macedone in
Bulgaria, nonostante una sentenza della Corte europea dei
diritti umani dell’ottobre 2005 secondo cui un precedente
divieto del partito violava i diritti alla libertà di
associazione e di riunione. A novembre il Relatore del
Parlamento Europeo per la Bulgaria e il Commissario della
Commissione europea per l’allargamento hanno richiesto al
governo di registrare l’OMO Ilinden PIRIN.
Preoccupazioni riguardo all’assistenza sanitaria nelle
malattie mentali
A marzo, il Commissario per i diritti umani del Consiglio
d’Europa ha richiesto di fornire condizioni di vita decenti per
le persone affette da disabilità mentali ricoverate in centri di
assistenza sociale e in ospedali psichiatrici che non erano
stati ancora ristrutturati. Egli ha inoltre richiesto un aumento
di fondi destinati all’alimentazione delle persone confinate
negli istituti, e un sistema per assicurare la revisione
giudiziaria delle decisioni per confinare tali persone.
A giugno, il Comitato di Helsinki bulgaro ha riferito che gli
impianti igienici in tali istituti erano ancora “nelle
condizioni più precarie” e che le procedure per il ricovero dei
pazienti per il trattamento sanitario coatto, stabilite dalla
legge sulla salute del gennaio 2005 non erano state ancora
attuate.
A ottobre, due ONG, il Centro di assistenza per la disabilità
mentale e il Comitato di Helsinki bulgaro, hanno presentato
istanza presso la Corte europea dei diritti umani riguardo al
caso di un uomo da loro ritenuto indebitamente detenuto in un
ospedale psichiatrico e al quale venivano somministrate cure
mediche psichiatriche contro la sua volontà, nonostante le
raccomandazioni di cinque psichiatri secondo i quali egli
avrebbe dovuto ricevere cure mediche da paziente esterno.
Rapporti di AI
Europe and Central Asia: Summary of Amnesty International’s
concerns in the region, January-June 2006 (AI Index: EUR
01/017/2006)
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