Le condizioni di vita e la mancanza
di assistenza adeguata in molti istituti per persone con
disabilità mentali continuano a costituire trattamento inumano e
degradante. La condizione degli adulti nelle strutture di
assistenza sociale è in aperta violazione del diritto a non subire
detenzioni arbitrarie. Sono stati segnalati casi di maltrattamenti
e torture ad opera di agenti della forze dell’ordine, pochi dei
quali però risultano esser stati portati in giudizio. Molte delle
vittime erano rom, i quali hanno inoltre subito discriminazioni in
ogni aspetto della propria vita. Gli agenti delle forze
dell’ordine hanno continuato a ricorrere ad armi da fuoco in
circostanze vietate dagli standard internazionali, provocando
morti e feriti.
Contesto
L’Assemblea Nazionale non è riuscita ad adottare misure in
grado di contribuire a garantire il rispetto dei diritti umani
fondamentali. A maggio e ottobre non è riuscita ad eleggere un
Difensore civico, benché la legge prevedesse l’entrata in vigore
di questa figura in gennaio. Non è nemmeno riuscita a istituire un
organismo indipendente di controllo sull’attuazione della legge
antidiscriminazione varata nel settembre 2003. A ottobre
l’Assemblea ha respinto il disegno di legge per l’istituzione di
un fondo per l’istruzione e l’integrazione dei bambini delle
minoranze, che intendeva risolvere il problema delle scuole
separate per i bambini rom.
Persone con disabilità mentali
Le condizioni di vita e la mancanza di cure e di trattamenti
adeguati nella maggior parte delle 12 strutture di assistenza
sociale visitate dai delegati di AI a giugno erano talmente
inadeguate da costituire trattamento inumano e degradante. Lo
stesso dicasi per gli adulti ricoverati nelle strutture di
assistenza socio-sanitaria, che non erano state ancora allineate
con gli standard internazionali in materia di procedure di
ricovero e di tutela dei soggetti interessati. Il personale degli
istituiti è risultato, a vario livello, impreparato, soprattutto
durante i turni di notte, dove mancavano sorveglianza adeguata e
assistenza necessaria al benessere fisico dei degenti.
Vi sono stati pochi progressi per quanto riguarda le cure mediche,
comprese quelle psichiatriche, altre terapie e attività. Il
processo di trasferimento dei degenti in strutture più consone
alle loro necessità, cominciato a partire dal 2002 dal ministero
del Lavoro e delle Politiche Sociali, non è stato portato avanti
in modo progressivo e sistematico.
Le autorità non hanno svolto in maniera corretta ed effettiva la
loro funzione di supervisione. Non sono state neppure in grado di
approntare un sistema di tutele legali per proteggere i pazienti
dagli abusi né di istituire meccanismi di controllo indipendenti
per indagare sugli episodi di abusi.
*Il 24 febbraio, la mattina presto, Yoncho Filipov Lazarov, un
paziente dell’istituto di Govezhda, è deceduto a quanto pare dopo
essere stato colpito da un altro paziente in preda a una crisi. A
quell’ora vi erano solo due persone in servizio ad accudire più di
65 degenti. Il personale non avrebbe valutato il rischio di far
ritornare il degente in preda alla crisi nella sua camerata né si
sarebbe preoccupato di sorvegliarlo dopo il suo ritorno.
La direttiva del ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali
che proibisce l’isolamento dei pazienti a quanto è parso non è
stata recepita in egual modo in tutti gli istituti. Sono inoltre
mancate precise linee guida riguardanti l’uso dei mezzi di
contenzione e isolamento in linea con gli standard internazionali
e le procedure professionali.
Non è stato compito alcun tentativo per rivedere il diritto civile
riguardante la tutela legale in modo da allinearlo agli standard
internazionali o per correggere la prassi secondo la quale il
direttore dell’istituto o qualunque altro membro del personale
viene nominato tutore legale dei degenti affidati alla loro cura.
Sono stati compiuti alcuni sforzi volti al recupero al
reinserimento nella società persone che erano state ricoverate
negli istituti. A ottobre sei donne provenienti dal “Kachulka
village”, un istituto femminile per disabili mentali, sono state
trasferite in una casa protetta a Sliven.
Altri progressi hanno invece riguardato i bambini provenienti
dall’istituto di Fakia. A dicembre sono stati trasferiti in un
istituto di Mezdra, dove sia le condizioni di vita che le curere,
soprattutto mediche, sono decisamente migliori. Tuttavia, il grado
d’impreparazione del personale ha avuto effetti particolarmente
negativi sui bambini con patologie complesse sia a Mezdra che
nella maggior parte degli altri istituti.
A maggio il Comitato delle Nazioni Unite contro la tortura ha
espresso preoccupazioni in merito alle condizioni degli istituti
per persone con disabilità mentali e le insufficienti misure
adottate dalle autorità per migliorare la situazione. Identiche
preoccupazioni ha espresso il Comitato europeo per la prevenzione
della tortura e delle pene o trattamenti inumani e degradanti in
un rapporto pubblicato a giugno sulle sue visite in Bulgaria
dell’aprile 2002 e dicembre 2003.
Tortura e maltrattamenti
Sono stati segnalati casi di maltrattamenti per mano di agenti
delle forze dell’ordine che in alcuni casi si sono configurati
come tortura. Molti degli episodi hanno avuto luogo nel momento in
cui le autorità si sono dimostrate incapaci di tutelare altri
diritti dei detenuti, compreso quello di essere interrogati in
presenza del proprio avvocato.
*A marzo, quando Boris Daskalov si è rifiutato di deporre senza il
suo avvocato, la polizia della 2° distretto di polizia di Plovdiv
lo avrebbe ammanettato con le braccia attorno alle gambe, facendo
passare un bastone tra gomiti e schiena e lo avrebbe appeso tra
due sedie. Stando alle fonti, sarebbe stato imbavagliato e
picchiato sotto la pianta dei piedi con manganelli di gomma.
Successivamente ha firmato una dichiarazione predisposta dalla
polizia ed è stato rilasciato. Ad aprile è stato riferito che
l’ispettorato del ministero degli Interni aveva aperto
un’inchiesta disciplinare su quattro agenti coinvolti.
Le indagini su gran parte delle denunce di maltrattamenti ad opera
della polizia non sono state né rapide né complete o imparziali. A
maggio la Corte europea dei diritti umani ha emesso la sentenza
sul caso di Girgina Toteva, che denunciò di essere stata picchiata
in una stazione di polizia a Sevlievo, nel 1995, quando aveva 67
anni. A seguito della sua denuncia per maltrattamenti era stata
accusata di aver causato il ferimento di un agente e condannata a
sei mesi di reclusione con sospensione della pena. La Corte ha
sancito che Girgina Toteva era stata sottoposta a trattamento
inumano e degradante dagli agenti di polizia e che le indagini in
merito alla sua denuncia non erano state efficaci.
A maggio il Comitato delle Nazioni Unite contro la tortura ha
espresso preoccupazione in relazione alle «numerose accuse di
maltrattamento di persone in custodia configuratesi come tortura
in particolar modo durante gli interrogatori di polizia, che hanno
interessato in maniera sproporzionata rom, e per la mancanza di un
sistema indipendente di indagine delle denunce[…]». Ha pertanto
raccomandato l’istituzione di un sistema efficace, affidabile e
indipendente.
Rom
In aggiunta ai maltrattamenti di rom ad opera della polizia,
si sono avute svariate notizie di aggressioni di matrice razzista,
la maggior parte delle quali portate a termine da gruppi di
skinhead. I rom hanno inoltre subito discriminazioni in altri
contesti. In un rapporto pubblicato a gennaio, la Commissione
europea contro il razzismo e l’intolleranza (ECRI) ha concluso che
erano ancora presenti fenomeni di discriminazione contro le
minoranze e in particolare contro i rom, e ha espresso
preoccupazione in merito all’uso eccessivo della forza e delle
armi da fuoco da parte della polizia contro i rom. L’ECRI ha anche
messo in luce il problema della segregazione scolastica dei
bambini rom.
*A gennaio, secondo le organizzazioni non governative Fondazione
rom Baht e il Centro europeo per i diritti dei rom, due agenti di
polizia con un cane hanno avvicinato Assen Zarev, un rom che stava
giocando coi suoi cinque figli nel quartiere di Fakulteta, a
Sofia. Quando l’uomo disse loro di non sapere dove fosse le
persone che stavano cercando, gli agenti gli avrebbero aizzato
contro il cane che lo avrebbe morso due volte. Secondo quanto
riferito, gli agenti lo hanno colpito su tutto il corpo, hanno
minacciato di sparargli, lo hanno portato in un bosco vicino dove
hanno continuato a malmenarlo. Un gruppo di persone delle
vicinanze, in maggioranza donne, ha inseguito la polizia per
protestare contro il maltrattamento dell’uomo. Gli agenti
avrebbero sparato alcuni colpi di avvertimento per disperdere la
folla, rilasciando in seguito Assen Zarev. Quattro giorni dopo, 16
poliziotti sono tornati nel quartiere rom e hanno arrestato 17
uomini, sostenendo che dopo l’episodio nel parco alcuni di loro
avevano aggredito la polizia. I 17 sono stati insultati mentre
erano sotto interrogatorio presso il 3° distretto di polizia. Sono
stati rilasciati nella stessa giornata. Il procuratore regionale
di Sofia ha aperto un’inchiesta sull’accaduto, ma a fine anno non
ne erano noti i risultati.
Uso illegale di armi da fuoco
Almeno due persone sono state uccise a colpi d’arma da fuoco e
diverse altre ferite per mano di agenti delle forze dell’ordine
che avevano impiegato armi da fuoco in violazione degli standard
internazionali. Le autorità non sono state in grado di modificare
le norme sull’uso delle armi da fuoco in modo tale da assicurare
l’apertura di indagini indipendenti e imparziali su episodi di
abuso.
A febbraio la Corte europea dei diritti umani ha emesso una
sentenza nel caso Nachova contro Bulgaria. Il caso riguardava
l’uccisione nel luglio 1996, compiuta da un maggiore della polizia
militare, di due rom disarmati nel villaggio di Lesura. La Corte
ha ritenuto responsabile lo Stato per le morti oltre che per non
essere riuscito a condurre un’efficace inchiesta ufficiale
sull’episodio. La stessa ha inoltre rilevato che era stato violato
l’art.14 (divieto di discriminazione razziale), concludendo che le
autorità bulgare «erano state incapaci di ottemperare all’obbligo
[…] di compiere tutti i passi necessari per stabilire se
atteggiamenti discriminatori avessero avuto un ruolo» nella
sparatoria che aveva portato alla morte dei due rom.
*Secondo l’organizzazione non governativa locale Progetto diritti
umani, a marzo, a Plovdiv, un rom di 25 anni è stato colpito alla
testa da un agente del 6° distretto di polizia. La polizia ha
dichiarato che l’agente stava inseguendo e aveva poi bloccato un
sospetto che si era rifiutato di fermarsi per un controllo
d’identità, e che gli aveva sparato alla testa solo dopo che
quest’ultimo lo aveva minacciato con un coltello. La famiglia
della vittima ha dichiarato che il loro congiunto non era mai
stato coinvolto in fatti di violenza e che a loro non risultava
che avesse con sé un coltello. Secondo quanto riferito, il
ministero degli Interni ha aperto un’inchiesta sull’episodio
sospendendo temporaneamente due agenti dal servizio. A fine anno
non erano noti i risultati dell’inchiesta.
Attacchi alla libertà di
religione
Il 21 e 22 luglio la
polizia ha effettuato irruzioni in circa 250 luoghi di culto,
monasteri e altre proprietà riconducibili al Sinodo alternativo
della chiesa ortodossa bulgara, chiudendoli. L’operazione ha
portato all’arresto di diversi sacerdoti e laici, che risultano
essere stati maltrattati e arbitrariamente detenuti. Il Sinodo
ufficiale ha invece ricevuto un ulteriore appoggio da parte dello
Stato grazie alla legge sulle denominazioni approvata nel 2002,
criticata dal Consiglio d’Europa per aver imposto inaccettabili
restrizioni alla libertà di religione.
Rapporti e missioni di AI
Europe and Central Asia: Summary of Amnesty International’s
Concerns in the Region: January-June 2004: Bulgaria (AI Index: EUR
01/005/2004)
Bulgaria Children of Dzhurkovo denied life of dignity and respect
(AI Index: EUR 15/002/2004)
A giugno delegati di AI si sono
recati in Bulgaria per monitorare 12 strutture sociali per la cura
di adulti e bambini con disabilità mentali
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