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Le condizioni di vita delle persone
con disabilità mentali, alloggiate in case di cura sociali, sono
state spesso inumane e degradanti. Sono stati perpetrati abusi sui
residenti, sia da parte del personale, che in alcuni istituti ha
imposto prassi di contenzione e isolamento inaccettabili, sia da
parte di altri residenti. Sono stati segnalati frequenti casi di
maltrattamenti e torture di detenuti da parte di agenti di
polizia, e almeno una persona è morta in circostanze sospette,
mentre era in custodia. Spesso le vittime, tra cui anche
minorenni, erano membri della comunità rom. Raramente gli agenti
responsabili sono stati portati in giudizio. Almeno tre persone
sono state uccise a colpi d’arma da fuoco ed altre sono state
ferite da agenti di polizia che utilizzavano le armi da fuoco in
violazione degli standard internazionali sull’uso della forza.
Contesto
Non ci sono stati miglioramenti significativi riguardo ai
diritti umani fondamentali. Tuttavia, l’introduzione di due
importanti leggi offrono garanzie di tutela future. A maggio,
l’Assemblea Nazionale ha adottato un ordinamento legislativo la
cui entrata in vigore è prevista per gennaio 2004, per
l’istituzione dell’ufficio di un Difensore civico. L’ufficio
indagherà sulle denunce di violazione dei diritti umani da parte
di organi statali e municipali e di personale della pubblica
amministrazione. A settembre, è stata adottata un’esauriente legge
antidiscriminatoria, la quale prevede l’istituzione di una
Commissione indipendente volta a fornire protezione contro la
discriminazione e un sistema di sanzioni.
Persone con disabilità mentali
Nelle case di cura sociali, minorenni e adulti con disabilità
mentali hanno continuato a soffrire trattamenti inadeguati e
condizioni di vita precarie. In alcuni istituti sono state
introdotte nuove pratiche e sono state fornite risorse aggiuntive,
ma il governo non è riuscito a proporre una riforma strutturale,
attuare misure efficaci o dimostrare la propria volontà pubblica
di combattere lo stigma della disabilità mentale.
A gennaio, un emendamento alla legge sull’assistenza sociale ha
conferito maggiore responsabilità al governo riguardo al
finanziamento delle case di cura sociali. Le autorità hanno
comunque ammesso che generalmente le risorse stanziate bastavano
appena per il cibo e per il riscaldamento di base.
Ad aprile, un emendamento alla legge sulla protezione dei
minorenni ha stabilito che la collocazione di minorenni negli
istituti speciali sarà di competenza dei tribunali nel caso in cui
sia esaurita ogni altra possibilità di tenerli in casa. La
normativa rivista a maggio per la collocazione degli adulti non è
tuttavia riuscita a fornire tutele contro la detenzione arbitraria
e a garantire la procedura necessaria. La collocazione negli
istituti viene decisa dalle autorità statali e non sono previsti
altri controlli da parte di organismi indipendenti o giudiziari,
che consentano alla persona in questione di essere rappresentata
da un legale o di poter accedere a revisioni periodiche.
Il governo ha chiuso una serie di istituti dove le condizioni
erano particolarmente dure. I residenti sono stati trasferiti in
altre strutture, le cui condizioni non erano tanto diverse dalle
precedenti e allo stesso tempo situate in luoghi remoti e
inadatti.
Ad aprile, rappresentanti di AI e del
Comitato bulgaro di Helsinki
(CBH), un’organizzazione per i diritti umani locale, hanno
visitato quattro dei cinque istituti dove, nel settembre 2002,
erano stati trasferiti 70 uomini da una casa di cura sociale di
Dragash Voyvoda. Le loro condizioni di vita erano migliorate solo
di poco. Nessuno di questi uomini riceveva altra terapia se non di
tipo farmacologico o riabilitativo. Almeno 18 soffrivano di
disordini mentali, ma erano stati comunque mandati in case di cura
per persone con disabilità intellettive.
Con ogni probabilità la morte di almeno due uomini sarebbe
riconducibile alla collocazione di persone con necessità diverse
nello stesso istituto in assenza di tutele adeguate e di personale
preparato in grado di assicurare la protezione di queste persone
dagli abusi, inclusa la violenza sessuale, da parte di altri
residenti. Il ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali
avrebbe condotto inchieste su alcuni di questi eventi, ma non è
stato in grado di adottare misure efficaci per proteggere le
vittime o prevenire ulteriori abusi.
Vasil Malinov, un uomo di 32 anni con disabilità intellettive,
residente in una casa di cura di Batoshevo, condivideva la stanza
con altri quattro uomini, alcuni dei quali avrebbero sofferto di
gravi malattie mentali. Circa un centinaio di residenti erano
rinchiusi in due edifici di notte con un’unica infermiera e un
inserviente. Il 18 marzo, il personale dell’istituto ha rinvenuto
Vasil Malinov ustionato e malmenato. Dopo essere stato medicato,
l’uomo è stato fatto tornare nella stessa stanza, dove tre giorni
dopo è stato trovato morto.
Le prassi di contenzione e isolamento hanno provocato abusi.
A giugno, si è dovuto procedere all’amputazione della mano destra
di un bambino di 3 anni con paralisi cerebrale, che viveva in una
casa di cura sociale nella capitale Sofia, dopo che gli era stata
legata la mano al letto per impedirgli di metterla in bocca.
Quattro, fra infermiere e inservienti, sarebbero stati sospesi dal
servizio e altri cinque membri del personale avrebbero subito
sanzioni disciplinari.
A settembre, dopo che 29 donne con disabilità mentali, residenti
in una casa di cura sociale, erano state trovate in isolamento,
alcune chiuse in gabbie, il ministero del Lavoro e delle Politiche
Sociali avrebbe impedito d’autorità l’utilizzo di tali pratiche.
Tortura e maltrattamenti
Sono stati riportati diversi casi di maltrattamenti, alcuni
configuratisi come tortura, da parte della polizia. Nella maggior
parte dei casi, i sospetti non avevano avuto il permesso di
contattare un avvocato o un familiare. Gli agenti li avrebbero
picchiati e presi a calci o colpiti con cavi e manganelli
elettrici, allo scopo di estorcerne confessioni. I detenuti feriti
hanno spesso asserito che era stato loro negato l’accesso a un
medico o a cure sanitarie adeguate. Gli agenti avrebbero picchiato
alcuni sospetti in presenza degli inquirenti. In alcuni casi
documentati dal CBH, l’impunità della polizia è apparsa facilitata
dalla mancata registrazione dell’arresto e della contestazione del
capo d’accusa della presunta vittima di torture o maltrattamenti.
In molti casi, le indagini sulle denunce non sono state
indipendenti e imparziali. Talvolta i pubblici ministeri hanno
interrogato solo i sospetti responsabili e non i testimoni.
Il 19 maggio A.K. (il nome completo è stato omesso), 19 anni,
sarebbe stato preso a pugni e calci su tutto il corpo e colpito
con manganelli da quattro agenti di polizia, mentre detenuto, per
due giorni, per un interrogatorio nella stazione centrale della
polizia di Blagoevgrad. Dopo esser stato trasferito nei locali
della Detenzione investigativa, un medico ha osservato che aveva
ferite sul torace e al volto, ma non ha verbalizzato la
dichiarazione di A.K. su come queste erano state procurate.
Almeno una persona è morta in circostanze sospette.
Il 21 ottobre, Iliya Yordanov, di 21 anni, è deceduto in custodia
a Plovdiv, cinque giorni dopo esser stato arrestato per possesso
di eroina. Non sono state rese note informazioni sulla causa della
sua morte; tuttavia, è stata avviata un’inchiesta da parte del
procuratore militare, sotto la cui giurisdizione rientrano le
indagini sulla cattiva condotta della polizia. Secondo quanto
riferito, il giorno prima che morisse, i medici lo avrebbero
visitato due volte, stabilendo che soffriva di astinenza da droghe
e di diabete, ma non hanno registrato la terapia che avevano
prescritto o la sua somministrazione.
Il governo ha continuato a permettere al CBH e ad altre
organizzazioni non governative (ONG) l’accesso, con poche
restrizioni, alle strutture detentive e alla documentazione.
Maltrattamenti di rom
Membri della comunità rom sarebbero stati maltrattati dalla
polizia, anche tramite il ricorso all’uso di armi da fuoco, in
circostanze non permesse dagli standard internazionali sull’uso
della forza.
A marzo, due uomini rom (nomi omessi), che raccoglievano legna da
ardere nella foresta vicino a Lukovit, sono stati fermati da due
agenti di polizia e da diverse guardie forestali. Secondo quanto
riferito, uno degli uomini avrebbe perso conoscenza dopo esser
stato colpito con il calcio di un fucile, sarebbe stato
ammanettato, picchiato e pungolato con un manganello a scarica
elettrica, mentre il secondo sarebbe stato costretto a scavare una
fossa definita "tomba per entrambi", e quindi picchiato. Altri tre
uomini rom, arrivati sulla scena in macchina, sarebbero stati
attaccati a colpi d’arma da fuoco, feriti con pallottole di gomma
e aggrediti. Quattro degli uomini hanno ottenuto certificati
medico-legali che descrivevano ferite compatibili con quanto da
loro asserito. Una denuncia è stata inoltrata al procuratore
militare di Pleven.
Uso illegale di armi da fuoco
La polizia ha ucciso a colpi d’arma da fuoco almeno 3 persone
e ferito diversi altri, in circostanze che non hanno rispettato
gli standard internazionali sui diritti umani sull’uso della forza
e delle armi da fuoco. Le autorità si sono dimostrate incapaci di
rivedere la normativa sull’uso delle armi da fuoco o di assicurare
che le indagini sugli episodi fossero condotte in modo
indipendente e imparziale.
Violenza sulle donne
Non esiste una legislazione specifica per la protezione delle
donne contro la violenza domestica, un grave abuso che le autorità
riconoscono ufficialmente come appartenente alla "sfera privata",
ritenendolo pertanto escluso dall’intervento statale. Un gruppo di
lavoro interministeriale, istituito nel 2002, ha fatto scarsi
progressi nell’elaborazione di un nuovo disegno di legge. Non sono
state rese note statistiche ufficiali sul numero di episodi di
violenza domestica denunciati, ma una ricerca condotta da ONG
locali indica che il problema è diffuso.
Rapporti e missioni di AI
Bulgaria: Where are the men of Dragash Voyvoda? (AI Index: EUR
15/005/2003)
Concerns in Europe and Central Asia, January to June 2003:
Bulgaria (AI Index: EUR 01/016/2003)
Rappresentanti di AI si sono recati in Bulgaria nei mesi di aprile
e giugno e hanno visitato sette case di cura sociali per minorenni
e adulti con disabilità mentali. Ad aprile, AI e il CBH hanno
organizzato un programma di formazione per il personale di case di
cura sociali a Rusokastro e a
Fakia, nella regione del Burgas, e
hanno mediato gli incontri tra gli amministratori delle case e le
autorità governative regionali e locali.
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