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 IL CINEMA BULGARO DEGLI ANNI 80 
CINEMA E LETTERATURA (7)
In un piccolo opuscolo sul cinema bulgaro pubblicato in varie lingue dall'Agenzia di stampa Sofia per essere diffuso all'estero, Maria Rachev, sostiene (e ciò viene ribadito nella più ampia edizione tedesca, scritta in collaborazione con Klaus Eder, Der bulgarische Film, Geschichte and Gegenwart eine Kinematografie) che esiste un problema di letteratura nella prassi del cinema bulgaro. 

Di conseguenza, afferma, solo la regia può aprire la strada al rinnovamento stilistico del nostro cinema. Questo ragionamento è molto discutibile perché confonde termini disparati, la lingua dello scrittore da un lato (un problema di letteratura per eccellenza) e la letteratura della narrazione, il genere e l'orientamento stilistico dell'arte dall'altro. L'argomentazione è comunque interessante perché in essa è implicita la tesi che le ricerche cinematografiche sono "indipendenti" ed originali. La verità è un'altra. Senza l'aiuto della letteratura il cinema non può integrarsi con pari dignità nel processo culturale odierno, ma allo stesso tempo è lungi dall'accontentarsi del ruolo di semplice illustrazione, del consumo passivo di modelli preconfezionati. 

Il rapporto letteratura-cinema non può e non deve essere ridotto ad un elementare rapporto causa-effetto. Il cinema si avvale delle conquiste delle arti che si sono formate ed hanno raggiunto la maturità prima di lui, ma condivide le difficoltà che tali arti hanno incontrato nella loro storia e si addossa le conseguenze dei loro fallimenti. Così, ad esempio, gli studiosi della nostra storia letteraria rilevano come la forma del romanzo si sia consolidata relativamente tardi, mentre i più significativi successi letterari erano rappresentati da brevi opere in prosa (racconti e novelle). 

Solo nel 1950 si cominciò a parlare di una specie di "boom del romanzo". Ma questo "boom" in un certo senso sembrò piuttosto un attacco riuscito che una grande vittoria. Verso la meta degli anni '70, il critico letterario Toncho Zhechev diede voce a queste aspettative deluse: "Sono persino incline ad accettare l'ipotesi, avanzata da moli studiosi, secondo cui noi siamo ancora in una fase di consolidamento nella forma del romanzo, e il suo "boom" si avrà nel futuro, e tale futuro è legato a destini del socialismo".

Tali lentezze sono dovute anche a qualcos'altro: la comparsa della forma classica del romanzo è stata superata ed accompagnata da un movimento, in senso opposto, il mutamento interno al genere epico della saga familiare verso la tendenza analitica del romanzo moderno. Questa distruzione del genere non è dovuta al fatto che le forme classiche siano state completate o esaurite, ma, piuttosto, alle esigenze del rapido sviluppo sociale del nostro paese negli ultimi anni, nonché alla pressione sempre più forte dell'esperienza letteraria internazionale. Molto spesso, per quanto possa sembrare un paradosso, alcune forme sono contestate e persino rifiutate prima ancora che possano prender corpo ed affermarsi. Contemporaneamente, altre, che riescono ad avere la meglio, sono ancora immature ed approfittano chiaramente della mancanza di una forte tradizione. Le diverse super-produzioni storiche (di cui Khan Asparuh, in tre parti, rappresenta solo un inizio) sono apparse inaspettatamente soltanto all'inizio degli anni '80 ed erano ancora dominate dal descrittivismo epico. Ciò smentisce la logica della crescita artistica che abbiamo illustrato più sopra o rappresenta una curiosa anomalia? Innanzi tutto bisogna fare subito una distinzione: quei film erano legati alle tradizioni del cinema di genere piuttosto che alla tradizione classica e nazionale del romanzo. Essi derivavano direttamente dalla formula ormai consolidata e quasi invariabile del "peplum" (il colossal storico in costume).

L'infatuazione dei nostri registi per le strutture liriche, e in particolare per le immagini metaforiche, può essere spiegata con elementi oggettivi della nostra esperienza artistica e storica. Con il dovuto rispetto per le predilezioni del talento individuale, la forma è determinata dal soggetto. Non tutti i materiali consentono un'interpretazione metaforica e, per dirla schiettamente, tale approccio non è alla portata di tutti. La propensione per il sottinteso e l'allegorico, specialmente per quanto concerne il tema contemporaneo e specialmente quando è raffazzonata, sfocia molto spesso in aridità, sterilità e mancanza di vita. La superficialità, un tempo la piaga dei nostri film "industriali", è un altro motivo di preoccupazione. Uno studio serio dei problemi del mondo degli affari può essere anche condotto con i metodi dell'arte, non della sociologia o del giornalismo, ma l'ignoranza dei problemi sociologici basilari porta solo ad un'incapacità di individuare il punto cruciale delle contraddizioni che caratterizzano la nostra epoca.. Non è un caso che i film poco riusciti si accontentino di conflitti di media importanza.

Secondo questi standard rigorosi ma raggiungibili, possiamo dunque dire di avere un cinema moderno? O alcuni esempi di passività, di idee poco chiare, di insufficiente fiducia nell'esprimerle, di mediocrità cinematografica, ci condannano ad un eterno "parrocchialismo?" I talenti, pensando in termini di grandi categorie filosofiche, penetrano rapidamente la verità, comprendono le richieste pressanti del pubblico, sono essi stessi i legislatori dell'arte e ne arricchiscono le teorie. Anche il nostro cinema ha artisti di tale levatura. Ma il criterio non è semplicemente il numero di autori di talento, bensì anche il loro impegno, le loro preoccupazioni, la loro morale e la loro capacità.
 

Il cinema bulgaro degli anni 80

a cura di Liuba Kulezich - "EstEuropa '80 (2)" - Marsilio Editore (1987)

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Il cinema bulgaro - Storia, registi, attori, filmografia, film italiani
 


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Ultimo Aggiornamento: 17.10.2008
 

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