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 IL CINEMA BULGARO DEGLI ANNI 80 
IL TEMA CONTEMPORANEO (5)
Se ci rivolgiamo al tema contemporaneo, troveremo anche qui un altro tipo di insufficienza drammatica con analoghi risultati. Elaborando la sua teoria dello "straniamento" (Verfremudngseffekt), Bertold Brecht sosteneva che il significato della lotta si cristallizza in ciò che egli chiamava "gestus sociale". Questa concentrazione di significato in situazioni comuni della vita reale non è abbastanza evidente nei nostri film che trattano dell'attualità.

Possiamo spesso notare, infatti, come il "gestus" brechtiano si riduca ad una gesticolazione sociale, ad un segno inespressivo e formale, cui manca la capacità di penetrare nell'intimo dei personaggi e della stessa società.
Nei film storici, il "gestus sociale" è soffocato dalla tendenza a regionalizzare. Prendiamo ancora una volta come esempio un'opera, peraltro, artisticamente notevole: Misura per misura di Georgi Diulgerov. Il film deve il suo fascino ad una straordinaria autenticità storica e nazionale, ma, ad un certo punto, i suoi meriti diventano una bomba ad orologeria di imprevedibili conseguenze. La storia è così profondamente caratterizzata e regionale, appunto, che il film risulta stranamento ermetico. Nonostante ripetuti tentativi, esso non è riuscito, infatti, ad ottenere il consenso della critica straniera, e nei festival in cui è stato presentato ha registrato notevoli difficoltà di comprensione. E questo lo pone già in conflitto con la natura stessa del cinema in quanto moderno mezzo di comunicazione che cerca sempre più ampie sfere di influenza e di contatto (il principio del superamento delle barriere culturali è implicito in esso), come pure un successo meramente finanziario. Il fatto è che la nostra cinematografia dovrebbe imparare a parlare dei problemi nazionali specifici, della difficile situazione e dei dilemmi storici della Bulgaria con un linguaggio che conferisca loro un significato universale e maggiori implicazioni internazionali.

La tendenza a regionalizzare è particolarmente forte anche in Biala magia (Magia bianca) di Ivan Andonov, un film artisticamente ben fatto, straordinariamente espressivo, con personaggi ed interpretazioni interessanti, molto originale, mistico, ipnotico. Nello stesso tempo, tutto ciò lascia quasi indifferente lo spettatore, come un cruciverba risolto e dimenticato. La ragione va ricercata nell'ermetico trattamento decorativo delle manifestazioni folcloristiche in una tradizionale comunità rurale. Il film risulta illeggibile perché stracolmo di gesti silenziosi ed oscuri che appartengono ad una cultura morta da tempo. Nessuno sforzo drammatico è stato compiuto per dare loro significato, per collocarli in una prospettiva nuova e più ampia.

Una dozzina di anni fa, quando si discuteva sulle difficoltà che i cineasti bulgari incontravano nel riprodurre artisticamente i fatti della realtà attuale, il tema contemporaneo sconfinò in un campo apparentemente marginale: il film sulla vita scolastica o, più genericamente, sui problemi dell'adolescenza (uno dei primi esempi è Sbogom drugari/Addio, amici! di Borislav Charaliev). E non è forse un caso se oggi, sullo sfondo di un "grande" cinema ancora esitante, sono le "forme" come queste che attirano la nostra attenzione (due film per bambini, infatti, hanno vinto il primo premio all'ultimo festival bulgaro del cinema a soggetto, svoltosi a Varna). Pur senza pretendere di possedere un grande respiro, la loro sensibilità e, comunque, commovente. Con sorprendente regolarità, questi minigeneri d'importanza secondaria producono tuttavia interessanti elementi per la ricerca cinematografica nel tentativo di trasportare, in una sfera apparentemente poco impegnativa, parte della tensione morale e dei problemi contemporanei trascurati dai progetti più ambiziosi.

In Io-ho-ho (regìa dì Z. Heskia) e Kutche v tchekmadze (Un cane nel cassetto, regia di D. Petrov), modesti e senza pretese, possiamo, ad esempio, ritrovare alcune gravi questioni sociali presentate sotto la luce delicata della. routine quotidiana. E possiamo individuare, qui, anche "gesti sociali" degni d'attenzione. Io-ho-ho è particolarmente significativo a tale riguardo. In modo spontaneo, lirico, ingenuo e divertente, gli autori ci mostrano come possono essere affrontati i problemi moderni. Il film mette in evidenza qualcosa che può diventare una lezione per il cinema in generale. Riesce a fondere le vecchie tradizioni moraleggianti, ereditate dai tempi antichi, con i dilemmi della nostra vita quotidiana e viceversa, ribadendo l'idea importantissima della continuità dei problemi etici. Sarebbe difficile, oggi, stabilire se "innocente" messaggio di Io-ho-ho abbia rappresentato una semplice parentesi e se avrà un'eco nel campo del tema contemporaneo. In ogni caso, la sua singolarità ci ricorda come si sia ormai superato il periodo in cui un film poteva esser certo di avere successo solo perché trattava argomenti di attualità, e come il nostro cinema si trovi ad affrontare le esigenze di questioni morali più complesse.
 
Il cinema bulgaro degli anni 80

a cura di Liuba Kulezich - "EstEuropa '80 (2)" - Marsilio Editore (1987)

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Il cinema bulgaro - Storia, registi, attori, filmografia, film italiani
 


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Ultimo Aggiornamento: 17.10.2008
 

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