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Il programma di film a soggetto
dedicato al 1300° anniversario dello Stato Bulgaro comprendeva,
inoltre, un altro ciclo di tre film sulle lotte condotte in questo
secolo dal nostro popolo per la liberazione nazionale e la
giustizia sociale.
Il primo, è Miara spored miara (Misura per misura), basato
sul romanzo di D. Talev Liturgia za ilinden (Una liturgia
per il giorno di S. Elia), con la regia di Georgi
Djulgerov, autore anche della sceneggiatura insieme a Roussi
Chanev.
Djulgerov trae qui la propria
prospettiva narrativa e l'organizzazione immaginativa del suo
materiale dal prototipo letterario, in cui l'evento storico della
rivolta del giorno di S. Elia (1903) è testimoniato e rivissuto
attraverso l'esperienza di uno dei partecipanti all'insurrezione
stessa. La scelta di un tale punto di vista presuppone già i
principali meriti e difetti dell'opera.
Misura per misura tentava di descrivere l'evoluzione
spirituale di un uomo qualunque verso un impegno consapevole nella
pratica e nell'idea rivoluzionarie, catalizzatovi da una svolta
tempestosa della storia, che, d'altra parte, la vicenda del
protagonista lasciava al quando incompleta e non caratterizzata.
Da qui la controversia che il film suscitò fra il pubblico, il
suo duplice effetto sulla condizione dell'industria
cinematografica.
Da un lato, la marcata originalità dell'opera onorò e riaffermò
la missione del nostro cinema, diede rilievo al ruolo e
all'importanza di quei rivoluzionari senza nome e mise in guardia
i nostri cineasti contro un'eventuale infatuazione per la
trattazione eminentemente spettacolare ed epica. della storia
bulgara. Dall'altro, riconfermò che, specialmente quando viene
ricostruita proprio la storia nazionale, il cinema non può
reclamare l'inviolabilità delle proprie prerogative corporative e
che, più ancora delle altre arti, dovrebbe invece mostrarsi
sensibile alle modificazioni attuali nel processo di crescita
intellettuale della società.
Misura per misura tentava di portare sullo schermo una
parte di storia moderna della Bulgaria che comunque era stata
insufficientemente divulgata e che costituiva un terreno vergine
per il nostro cinema - ragione sufficiente per la realizzazione
del film.
Diverso è il motivo che portò alla, realizzazione di Preduprezdenieto
(L'avvertimento). Per dirigerlo i produttori ingaggiarono il
celebre cineasta spagnolo Juan Antonio Bardem. L'idea era di
mettere in scena il processo per l'incendio al Reichstag, le sue
famose manovre politiche sotterranee, la forza di volontà e
l'intuito di Georgi Dimitrov,
colui che mise in guardia per primo l'umanità della trama
nazi-fascista ordita contro la sua esistenza ed il suo futuro.
Quindi, già allo stadio concettuale, il film si rivolgeva ad un
pubblico sia nazionale che internazionale, secondi i principi
della nostra politica culturale.
L'esperienza e il profondo impegno dello sceneggiatore Ljuben
Stanev, la matura professionalità di Juan Antonio Bardem e le
doti interpretative dell'instancabile attore principale Peter
Gjurov, garantirono una solido base artistica per la realizzazione
de L'avvertimento. Il film ebbe una buona accoglienza nel
nostro paese e buoni risultati all'estero. La materia principale
del successivo Udarat (La spinta), venne invece organizzata
sotto forma di un'approfondita cronaca storica. Purtroppo neanche
questo "taglio" riuscì a salvare il film - incapace di
venire a capo di un ingarbugliato soggetto storico - da un deciso
squilibrio.
Comunque sia, il regista Borislav Charaliev e lo sceneggiatore
Nikolai Nikiforov tracciarono un quadro imponente di un periodo
cruciale della nostra storia, fra la fine
dell'agosto e l'inizio del settembre 1944. Particolarmente
sottile, la rappresentazione della degradazione morale e
psicologica, dell'impotenza ideologica e politica dell'oligarchia
monarco-fascista.
Per concludere, Spasenieto na Nadejditcka (Il salvataggio),
ultimo della serie fin qui trattata, merita di essere classificato
come un'appendice posteriore a questo "ciclo". Il film,
dedicato al 40° anniversario della rivoluzione
del 9 Settembre, era diretto da Borislav Pounchev, su copione
di Peter Peichev e Serafim
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