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Ma esaminiamo più dettagliatamente
il "ciclo" storico degli anni '80. Il primo film del
nostro programma, Boianskia maistor (Il signore di Boiana),
per la regia di Z. Zhandov, da un copione dello stesso autore e di
Evgeni Kostantinov, prendeva in esame le manifestazioni di una
precoce rinascita nella vita intellettuale della
nazione,
coincidente, da un punto di vista temporale, con gli albori del
Rinascimento europeo, e testimonianza dell'elevato livello
culturale raggiunto dallo Stato bulgaro, prima di cadere nelle
tenebre della dominazione straniera. Da un punto di vista
professionale, e soprattutto in termini di espressione
cinematografica, il film aveva indiscutibilmente dei meriti, che
alimentarono le aspettative nei confronti di quel
"ciclo" che esso, appunto, rivelava e anticipava.
E se, nonostante ciò, la pellicola verrà accolta tiepidamente
dal pubblico (circa 550.000 spettatori), la ragione va ricercata,
forse, in un intreccio drammatico troppo estraneo all'ampio
contesto storico della sua epoca, e nell'incapacità, da parte
degli autori, di estrapolare dai personaggi e dalle loro azioni un
qualche significato epico universale.
In compenso Han Asparuh (Il Khan Asparuh), presentato in
coincidenza con le celebrazioni per il 1300° anniversario,
realizza tutto ciò con ampia misura.
Sia l'autrice del copione, Vera Mutafchieva, che il regista
Ljudmil Staikov, avevano infatti compreso quale grande valore e
quale risonanza avrebbe potuto suscitare nel pubblico la
realizzazione di un'opera sulla fondazione e sulle origini,
sociali e politiche, della nazione bulgara, origini, fra l'altro,
ancora avvolte nell'oscurità.
Da qui il modo in cui era organizzato il materiale filmico: una
trama logica e sufficientemente particolareggiata, sviluppata
secondo un rapporto di causa-effetto con l'ampio contesto storico,
un approccio meticoloso nella ricostruzione dell'autenticità del
periodo, dai più piccoli dettagli della vita di ogni giorno al
movimento di moltitudini umane in condizioni geografiche e
climatiche mutevoli, ed agli scontri cruenti di singoli gruppi e
di eserciti sterminati. Tutto ciò, presentato in modo accessibile
e mirato ad una generalizzazione storica.
Gli autori di Khan Asparuh avevano compreso e individuato,
inoltre, anche un'altra importantissima caratteristica della
coscienza nazionale, tipica degli anni '80: la fiducia in sé
della nazione, e la crescente consapevolezza di possedere una
ricca e valorosa storia nazionale.
Il film provocherà un vivo interesse anche all'estero, e ne
verrà, quindi, realizzata una versione ridotta per la
distribuzione mondiale.
Uno dei temi del programma. di educazione estetica, annunciato ed
avviato alla fine degli anni'70, verteva su Costantino Cirillo il
Filosofo, "educatore e uomo di lettere, eminente
rappresentante della letteratura bizantina, inventore dell'alfabeto
Glagolitico, pioniere della cultura slava scritta, teologo e
poeta, interessato alla geometria, alla dialettica, alla retorica,
all'astronomia, alla letteratura antica, ecc ", secondo la
caratterizzazione fattane da Ludmila Zhivkova in un suo articolo
del 1978.
Benché quest'ampia descrizione non arrivi neppure a suggerire un
legame diretto fra Costantino Cirillo e la Bulgaria, nel programma
che contrassegnava il 1300° anniversario dello Stato bulgaro
figurava una sezione dedicata alle sue opere.
Si tratta di un fatto sintomatico. Esso sta a dimostrare il
raggiungimento di una precisa maturità intellettuale da parte del
cinema bulgaro all'inizio del decennio, un'evoluzione nel suo modo
di concepire l'educazione di un popolo multiforme e pieno di
talento per portarlo al livello di una comprensione teorica
globale.
Perché, se esaminiamo la caratterizzazione precedentemente
citata, vediamo che Costantino Cirillo è elevato a modello di una
mente eclettica e armoniosa, della devozione al progresso
universale. Il ricorso a un siffatto esempio offre ampie
opportunità di dar corpo alle nozioni stesse di
"eclettismo" e di "armonia", che per molti non
sono altro che vaghe generalità. Ma c'è un altro, egualmente
importante aspetto della questione: il gigante intellettuale del
medioevo è caro al cuore di ogni bulgaro, nel cui pensiero la sua
vita e le sue opere sono indissolubilmente legate al progresso
culturale del nostro popolo e della nostra nazione, che non a caso
lo annovera fra i suoi protettori.
Ecco perché il film su Costantino Cirillo il Filosofo
(intitolato, appunto, Konstantin filosof/Costantino il
filosofo) scritto da Nikola Russev e diretto da Georgi Stojanov,
non si limita a sviluppare le idee e le intenzioni di Han Asparuh
ma, soprattutto, interpreta in modo singolare e originale le idee
e le intenzioni dei programmi per l'educazione estetica, e la
celebrazione del 1300° anniversario dello Stato bulgaro.
Boris I (soggetto di Angel Wagenstein, regia di Borislav
Charaliev) è il quarto film sulla Bulgaria medioevale incluso nel
programma per l'anniversario. Cronologicamente esiste un
collegamento immediato, e in larga misura intenzionale, fra
quest'opera e la precedente, Costantino il Filosofo. A differenza
di quest'ultimo, tuttavia, Boris I cerca di dar risalto all'idea
dell'unità spirituale del popolo, imperativo categorico trasmesso
dalla storia antica all'uomo del presente e del futuro, pietra di
paragone della natura e del valore della sua visione del mondo e
della sua maturità sociale.
Il quinto ed ultimo film basato sulla storia medievale della
Bulgaria Han Krum-Deniat na vladetelite (Il giorno dei
dominatori), abbraccia la fase finale, nell'Alto Medioevo, dello
stato pagano bulgaro sotto Krum e Omur tag, andando a riempire,
così, il vuoto, nella "storia cinematografica" della
Bulgaria, fra la nascita della nazione nella seconda metà del VII
secolo (Khan Asparuh) e la sua fioritura fra il quinto decennio
del IX secolo e il terzo decennio del X secolo (Boris I).
Il ciclo di film di cui abbiamo parlato ha una notevole e
particolare importanza per l'industria cinematografica bulgara in
questa fase. In primo luogo per la prodigiosa reazione del
pubblico a Khan Asparuh, che non solo accrebbe il prestigio della
nostra arte cinematografica nazionale, ma, in un certo senso
operò un cambiamento fondamentale nel giudizio delle sue
capacità e nei criteri che sarebbero stati alla base delle sue
realizzazioni future. Tale giudizio venne riaffermato con la
produzione degli altri film del ciclo.
È in campo storico che il nostro cinema è riuscito a cogliere e
a presentare, in forma non adulterata, alcune delle principali e
delle più salde virtù del cosiddetto "eroe positivo",
del "modello di perfezione", dimostrando che la reale e
fruttuosa attrazione esercitata da quel tipo di "eroe"
è lungi dall'essere un anacronismo o un "bluff"
teorico, e che, così come sempre, continua ad essere l'epitome
più autentica e più adeguata delle qualità essenziali dell'arte
progressista, della sua più caratteristica funzione sociale.
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