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Grazie alla totale concentrazione
dei nostri registi sull'attualità, grazie all'esplorazione di
nuove frontiere tematiche, il potere comunicativo della nostra
produzione di lungometraggi a soggetto aumenta sensibilmente già
a partire dall'inizio degli anni '70, un miglioramento, d'altra
parte, immediatamente avvertito e riconosciuto sia all'interno del
Paese, sia all'estero.
La sensibilità sociale del cinema bulgaro, la ricerca di una sua
precisa specificità, vengono, fra l'altro, ripetutamente ed
ufficialmente riconosciute e sollecitate dalle più importanti
istanze del Partito Comunista, il quale, in occasione delle
celebrazioni per il 1300° anniversario della fondazione dello
Stato bulgaro, nell'adottare il "Programma per l'edificazione
di una società socialista avanzata in Bulgaria", afferma
(Rapporto del Comitato Centrale al X Congresso del PCB - Partito
Comunista Bulgaro) quanto segue: "Nell'elaborazione del
Programma siamo partiti dal presupposto che, per edificare una
società socialista avanzata, il Partito dovrebbe indirizzare
tutti i propri sforzi al costante elevamento del livello materiale
e culturale del popolo, per uno sviluppo globale della
personalità umana".
In tale fase, alla nostra industria cinematografica viene
assegnato un ruolo speciale all'interno di questo programma:
compiere il primo tentativo di organizzazione della propria
attività per i quattro o cinque anni seguenti e presentare,
inoltre, un proprio "programma-risposta". Quest'ultimo
prevedeva la messa in cantiere di un gruppo di film basati sulla
storia della Bulgaria medioevale, benché le difficoltà
produttive di ciascuno di essi non avessero precedenti neppure
nelle opere più ambiziose del passato ed essi costituissero un
impegno, a tutt'oggi fra i più ardui, per le capacità
organizzative e creative del nostro cinema.
Naturalmente si era già assistito ad alcuni tentativi, più o
meno riusciti, di portare sullo schermo la storia medioevale
bulgara e di far luce su alcuni periodi ed avvenimenti mettendone
in risalto, particolarmente, il ruolo dei protagonisti. Ma tali
tentativi erano stati compiuti nei primi anni '60, quando ancora
le capacità produttive ed organizzative del cinema bulgaro erano
ad un livello relativamente primitivo (Kalojan, 1962 e Ivailo,
1964), o nei '70 in un momento in cui l'apparizione di queste
opere non era psicologicamente predisposta e si trovava quindi in
contrasto con le tendenze principali del processo cinematografico.
Un esempio lampante è offerto da Svatbite na tzar Asen (Le
nozze di re Jon-Assen, 1974), l'unico film sulla storia medioevale
realizzato negli anni ' 70, che ha tutte le caratteristiche di un
bambino allevato contro voglia in un ambiente ostile.
Così, proprio all'inizio del 1980, come dicevamo, nelle
favorevoli condizioni sociali determinate dai programmi di
educazione estetica e dal programma nazionale di celebrazioni per
il 1300° anniversario della Bulgaria, la nostra industria
cinematografica dà il via ad una serie di lavori che siamo
abituati a definire "storici".
Questa impresa offriva la possibilità non soltanto di aprire uno
spiraglio nel velo steso sul medioevo bulgaro, ma di toglierlo
d'un colpo solo, di non mostrare sullo schermo le costruzioni
preconcette dell'immaginazione contemporanea, ma di considerare il
processo stesso come il sine qua non per la profonda
comprensione delle leggi che governano lo sviluppo storico nel
corso di un'epoca, e per una visione complessiva di quegli
elementi, del modo di vita e della psiche di un popolo che, nel
tempo, si sono rivelati decisivi nel tracciarne il carattere
fondamentale.
A ciò vorremmo aggiungere che il concentrarsi della nostra
produzione di film a soggetto sul medioevo era dovuto anche alla
presenza, in quel periodo, di processi impetuosi e altamente
stimolanti nella società interna, al peso che tali processi
avrebbero avuto sulle successive vicende del nostro popolo e,
perché no, alla situazione configuratasi storicamente nei Balcani
e più in generale in Europa. Inoltre non bisogna dimenticare che
fra il medioevo e la moderna storia della Bulgaria si ha uno iato
di cinque secoli di giogo ottomano, durante i quali lo sviluppo di
una potente civiltà era stato bruscamente arrestato. Il risorgere
dell'interesse per quel periodo ha finalmente segnato la
conclusione di una lunga fase di ingiustificata disattenzione che
contrastava con l'interesse naturale e sempre crescente del
pubblico.
I film basati sulla nostra storia antica hanno infatti dimostrato,
senza ombra di dubbio, l'enorme simpatia del grosso pubblico nei
confronti di opere che mostrassero il passato remoto della propria
terra, le radici dello stile di vita e dell'etnopsicologia
nazionale, gli albori dì un destino futuro costellato di
conflitti. Questo vivo interesse deriva da un'accresciuta
consapevolezza dell'utilità del metodo storico quale strumento di
ricerca in profondità degli elementi atti a spiegare la posizione
e l'importanza dell'uomo e delle società contemporanei nel
processo evolutivo.
Visti in questa ottica, i film sulla storia antica soddisfacevano
una delle esigenze sorte dal nuovo livello intellettuale raggiunto
dal nostro popolo.
Va da sé che quei film hanno incredibilmente accresciuto la
fiducia in sé e la dignità della nostra nazione. È nel campo
del film storico e rivoluzionario, infatti, che siamo riusciti a
costruire una serie di importanti personaggi che hanno conquistato
i cuori e le menti di milioni di spettatori e che probabilmente di
quegli stessi spettatori resteranno per lungo tempo gli idoli e i
modelli sociali.
Eppure i film storici non sì limitano a tracciare,
sistematizzare, ricostruire e divulgare frammenti di storia, né
sono semplicemente storia vista dall'angolatura dell'ideologia
moderna, o un'opportunità per instillare il rispetto per il
passato nelle giovani generazioni. I film di questo genere hanno
sempre fornito, soprattutto, la possibilità di attingere al
tesoro della nostra storia nazionale per dare all'uomo moderno una
visione del mondo moderna, per suggerirgli nobili cause ed
aiutarlo ad acquistare sicurezza in sé, orgoglio etnico ed una
visione globale e tollerante della storia stessa. In una parola,
vi si fa, della storia, un uso ampio ed ambizioso per influenzare
in senso progressista il presente.
Naturalmente anche il lavoro sulla contemporaneità è
fondamentale per il nostro cinema a soggetto. Nel corso
dell'ultimo decennio l'attenzione si è concentrata su alcuni
importanti problemi dello sviluppo sociale e sull'individuo che,
all'interno dì questa società, cercava una propria realizzazione
nei programmi dì sviluppo nazionale, sull'individuo entusiasta
dei cambiamenti in atto, sull'individuo, infine, come oggetto del
processo storico.
Molti tuttavia si sono già resi conto dell'inadeguatezza di tale
modo di trattare la contemporaneità. Perché, dialetticamente
parlando, l'individuo non è unicamente il prodotto delle
circostanze, ma anche l'artefice delle circostanze; non è solo
qualcuno che cerca., ma un soggetto del processo storico in questo
paese e in questo secolo.
E anche se gli elementi di tali opposizioni restano sempre in
assoluto contrasto, è necessario analizzare approfonditamente la
loro antitesi, ricercandola nell'individuo e nelle sue
contraddizioni e non solo nella relazione fra l'individuo e le
circostanze. È stato proprio l'affinamento di un approccio di
questo tipo all'"eroe contemporaneo" che ha rinnovato in
modo sostanziale i contenuti della nostra cinematografia.
Perché il problema della contemporaneità si fa oggi sentire
così acutamente? Ci sono due ovvie ragioni: da una parte
l'insufficienza puramente numerica dei film che trattino temi
attuali: la vita nelle campagne al giorno d'oggi e i progetti
industriali di ampio respiro (detto per inciso, sono stati
realizzati alcuni film su delle nuove fabbriche, ma dobbiamo
ancora mostrare una grande impresa socialista all'opera). La
seconda ragione, ugualmente allarmante, è l'insufficienza
artistica di quei film: quando queste pellicole escono, spesso
deludono anche coloro che le attendevano con maggiore impazienza.
Tutta questa serie di difetti denota come la tematica
contemporanea sia oggi ancora molto carente.
Arrischieremo, a questo punto, un rapido confronto con il soggetto
storico: in un soggetto contemporaneo l'effetto drammatico non
può certo fare assegnamento sulle virtù del personaggio storico,
garantito o da una solida reputazione, tramandata negli anni, o
dalla distanza del tempo, che ne ingigantisce la figura con
caratteri di infallibilità. Al tempo stesso, però, un
"eroe" contemporaneo non cessa mai di metterci di fronte
a nuovi problemi e a nuovi compiti
Da qui l'importanza di tenere a mente i progressi compiuti, in
passato, nel campo di quella che abbiamo finora chiamato la
"tematica contemporanea" (e ciò non vuol essere una
giustificazione). Non si tratta di fare dei film sull'attualità,
si tratta, in questa fase, di creare, "un eroe
contemporaneo" positivo, che sia di 'oggi', o magari di 'domani'.
Si tratta di ribadire le conquiste del nostro ordinamento sociale.
E tutto ciò in antagonismo con gli anacronismi, senza aggirare o
giustificare gli aspetti negativi della. nostra vita, e senza
semplificare la sua reale complessità.
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