| Plovdiv e la regione
centrale offrono a nostro avviso l'immagine più gradevole e
positiva della Bulgaria.
Plovdiv è una bella città,
allegra e animatissima, dove la parte moderna si integra
armoniosamente con quella antica. Una nuova vasta area pedonale ha
il suo centro in una grande piazza con la moschea e i resti di uno
stadio romano nel quale è stato ricavato un ristorante. Bistrot e
ristorantini gremiti di gente rallegrano tutta la zona, che
confina con un grande parco verde da un lato e con il centro
antico dall'altro. Quest'ultimo contiene il celebre teatro romano
e l'interessante museo etnografico (la sua facciata è il simbolo
della città). Qualche difficoltà per il parcheggio non attenua
il piacere della visita.
Da Plovdiv conviene effettuare un percorso che permette di
ammirare tutte le molteplici attrattive della regione dei Rodopi.
Queste montagne, che segnano il confine con la Grecia, sono anche
i luoghi del mito di Orfeo, che la leggenda vuole nato proprio a Plovdiv: poco distante da qui visiteremo infatti l'ingresso degli
Inferi dove l'aedo perse la sua Euridice.
Il percorso consigliato prevede una prima tappa nel famoso
monastero di Bachkovo, inserito in un bellissimo scenario di
montagne di tipo appenninico. La segnaletica manca quasi del
tutto, ma alla fine la visita gratuita compensa ogni disagio.
Siamo ai medesimi livelli di Rila e anche qui la presenza di un
piccolo campeggio sulle rive del fiume offre belle possibilità di
sosta. Il fiume, che corre lungo tutta la strada, da Assenovgrad in
poi presenta gole spettacolari e angoli molto suggestivi, ed è
anche frequentato da gitanti e da bagnanti, malgrado le acque non
siano del tutto cristalline. Risalendo il fiume si arriva a
Pamporovo (1.600 m), noto centro sciistico, dove esistono solo
alberghi, strutture sportive e un esteso bosco. Per questo
preferiamo passare oltre e scendere verso l'idilliaco borgo-museo
di Shiroka Laka. Le tipiche casette in pietra con tetti a più
spioventi sono sparse sul pendio verde, collegate da stradine
acciottolate: la poca gente che vi abita sta tutta serenamente per
strada, nei caffè e in qualche piccolo giardino. E' difficile
trovare spazi per il parcheggio, ma anche uno slargo ai lati della
strada è sufficiente a garantire una notte più che tranquilla e
silenziosa.

Orfeo all'inferno
Superiamo il paese, scendendo verso Devin tra gole spettacolari e,
una volta imboccato il bivio per Trigrad, ci dirigiamo verso gli
Inferi. Una barra segna l'ingresso nell'area protetta; dopo un
paio di chilometri di gobbe e di buche, la strada sale, con un
fondo migliore, penetrando in una gola sempre più stretta,
profonda e spettacolare, con alcuni tratti anche un po'
angoscianti ma non pericolosi. Dopo 9 chilometri dalla barra si
giunge a un parcheggio dove si trova l'entrata negli Inferi. Si
paga un modesto biglietto e si può disporre di guide in più
lingue. Il percorso, rispetto a quello seguito da Orfeo, è al
contrario: si entra dal fondo e si risale "a riveder le
stelle" dall'ingresso. La visita chiarisce la probabile
origine delle credenze popolari che qui vedevano una delle porte
dell'Ade. Un fiume infatti precipita rumorosamente entro un abisso
paurosamente stretto: in fondo c'è un sifone attraverso il quale
le acque fuoriescono a valle. Nulla di ciò che entra può uscire
per la stessa via, e neppure dalla parte opposta se non dopo che
le acque e il tempo lo hanno ridotto in poltiglia. Evidentemente
Orfeo (di cui si può vedere un'effigie incisa nella roccia nel
punto più basso e più buio) cercò di tirar fuori Euridice che
era caduta nel baratro, ma al momento di farcela le sue mani
bagnate non riuscirono più a tenerla e così la perse
definitivamente. Il percorso turistico risale lo spaventoso antro
ed esce da un'angusta fenditura su un sistema di passerelle.
Tornati a Devin possiamo discendere la valle del fiume Vacha,
ammirandone dall'alto i meandri tra le rocce a picco (dove con un
po' di fatica si può scendere anche in camper) e uno scenografico
lago artificiale. La strada è panoramica e pressoché solitaria
fino al collegamento con l'autostrada, che seguiamo in direzione
di Sofia sino allo svincolo di Pazardzik (dopo aver superato un
intrico di strade dal fondo pessimo e senza segnali); qui
imbocchiamo la solitaria strada che attraversa le colline verso
Panajuriste. La nostra prossima tappa è il paese-museo più
famoso della Bulgaria: Koprivshtitza.
Le città museo
La Bulgaria centrale si segnala soprattutto per questo tipo di
attrazione, e Koprivshtitza
ne è l'esempio più significativo sotto
ogni aspetto. Il borgo occupa una vasta area pianeggiante, è
estesissimo e la parte moderna quasi non si distingue da quella
antica per il rigore con il quale sono stati rispettati i canoni
architettonici originari. Un ampio e tranquillo parcheggio (un
tempo a pagamento ma oggi libero), al termine dell'abitato, offre
quanto di meglio si possa desiderare per la sosta. Da lì si
arriva in breve nella piazzetta centrale: accanto all'ufficio
turistico è in vendita il biglietto che permette di visitare sei
case-museo sparpagliate nel paese. La ricerca non sempre agevole
(ma nella prima casa c'è una guida che parla italiano) offre la
migliore occasione per esplorare a fondo tutta la cittadina.
Architetture, arredi e decorazioni, rappresentano efficacemente il
calore umano, l'amore per la casa e il gusto raffinato di chi ci
viveva. L'estensione del paese, la qualità delle cose da vedere e
l'atmosfera che si respira invitano a prolungare la sosta.
Da Koprivshtitza si scende poi rapidamente nella
Valle delle Rose,
che fa onore al nome soltanto a primavera e non offre molto. E' preferibile uscirne subito
attraverso l'alto ma facile passo di Trojan che porta, sul
versante opposto, all'omonimo
monastero, anch'esso tra i maggiori
di Bulgaria. Lo stile e la cornice naturale sono in tutto simili a
quelli già visti, e la vallata può consentire anche facili
escursioni e piacevoli soste lungo il fiume Cherni Ossam.
Da Trojan si scende sull'autostrada per Varna, abbandonandola
presto (dopo aver superato le difficoltà create dall'assenza di
segnali) in direzione di Gabrovo e del museo all'aperto di Etara.
Poco prima di Gabrovo il paesaggio si fa molto suggestivo e si
trova anche un bel laghetto utile per la sosta. Trovare il museo
non è facile: occorre chiedere e, quando si trovano, seguire i
segnali "EMO Etara" (scritti in cirillico). Questo museo
è costituito da un piccolo gruppo di case artigiane tipiche,
ricostruite e abitate da artigiani veri che offrono prodotti di
buon livello. In un'area verde adiacente sono stati restaurati
vecchi mulini e una torre. Il luogo è assai visitato e, come al
solito, allietato da allegri ristorantini dove si mangia bene e si
spende poco.
Da Etara si deve tornare a
Gabrovo e da qui prendere la strada per Veliko Tarnovo: presto, un
bivio e una segnalazione appena visibile guidano il visitatore
verso il più incantevole dei paesi-museo: Bozhentzi.
La stradina
solitaria serpeggia tra boschi e colline che sembrano fuori del
mondo. Si procede così per 8 chilometri e al termine, dove si
trova un parcheggio, il paese neppure si vede. Infatti è
costituito da una dolcissima chiesa in pietra e da tante casette
sparse nel bosco per un'estensione di circa un chilometro, in
un'atmosfera incantata impossibile da descrivere né con le parole
né con le foto. Alcune case sono visitabili ma gran parte degli
edifici sono stati in realtà adattati a piccoli alberghi o a
ristoranti tipici, dove ci si può rimpinzare con meno di 10 lev a
persona, serviti al lume di candela da camerieri in costume. Dopo
un'ottima cena e un tranquillo pernottamento nel parcheggio,
possiamo visitare a fondo Bozhenci, guidati da Svetla Dimitrova,
una gentilissima signora che parla francese e si offre di
accompagnarci senza compenso. Risiede in paese, ne cura la
promozione turistica, e forse la incontrerete anche voi. Dal paese
è possibile raggiungere a piedi la vicina cittadina-museo di
Triavna seguendo un facile sentiero nel bosco con una passeggiata
di un paio d'ore, evitando un lungo giro in macchina. L'isolamento
garantisce a Bozhentzi l'integrità contro le minacce del turismo
di massa, riservando ancora a lungo le delizie solo a un pubblico
di intenditori.
Tornati sulla E85 raggiungiamo velocemente Veliko
Tarnovo, ex
capitale composta da vari centri e inserita in una spettacolare
cornice naturale tra le gole scavate dal fiume Jantra. Poiché si
giunge dalla caotica parte moderna, mentre le zone turistiche si
trovano all'estremo opposto, conviene seguire i segnali
(naturalmente in cirillico) per Tzarevetz (Collina degli Zar): è
questo il nome della cittadella medioevale fortificata che fu
capitale del secondo regno bulgaro e che domina la città moderna
dall'alto di un colle circondato da un'ansa del fiume. La fortezza
naturale, rinforzata da una cintura di mura possenti, è ricca di
memorie di epoche diverse. Il tutto è ben attrezzato e si entra
pagando. In cima al colle c'è la chiesa bizantina della
Resurrezione, costruita su un'antica basilica paleocristiana. Dal
parcheggio adiacente si può partire per visitare il centro
storico, scendendo poi in camper sul fondo della gola e nel
sottostante piccolo e pittoresco quartiere degli artigiani (Assen).
Da qui, con un breve tragitto mal segnalato, si raggiunge dopo
pochi chilometri il villaggio-museo di Arbanassi, caratterizzato da
case-fortezza protette da alte mura di cinta, dietro le quali un
piccolo nucleo albanese sfuggito all'invasione turca difese la
propria sopravvivenza fondando un centro ricco e fiorente. Si
visitano tre case-museo e la suggestiva chiesa della Natività,
dalle singolari architetture (serviva anche da ricovero per i
poveri) e con bellissimi affreschi.
La Bulgaria più antica
Tra Veliko Tarnovo e Varna si perde un po' di quella continuità
di bei luoghi che ci aveva tanto affascinato finora. Si rivedono
centri mal messi, ricompaiono le tracce di una povertà non ancora
debellata. E' un peccato, perché intorno alla città di Shumen si
trovano le tracce dei più antichi insediamenti bulgari: Veliki
Preslav, Pliska e Madara.
Shumen è una città piacevole soprattutto per il lunghissimo
boulevard pedonale, animato come al solito, che unisce il
parcheggio del centro alla celebre moschea, ancora degna di nota
malgrado versi in condizioni precarie.
Veliki Preslav si trova con gran difficoltà dopo essere usciti a
fatica dall'omonima città moderna: le rovine sono molto estese,
inserite in una bella e solitaria cornice naturale, ma
completamente abbandonate e poco leggibili malgrado una parziale e
discutibile ricostruzione. Stessa situazione a Pliska, che almeno
si trova più facilmente.
Assai diversa invece Madara. I segnali
portano prima al villaggio omonimo, da cui si intravede sullo
sfondo una spettacolare parete rocciosa: l'antico insediamento si
trova proprio lì. Giunti a un parcheggio proprio sotto lo
strapiombo (con i soliti ristorantini, servizi igienici e acqua),
si paga un biglietto e si entra in una rete di camminamenti
attrezzati. Una scalinata conduce sotto le rocce, nel punto in cui
è scolpita la celebre immagine del Cavaliere di Madara; un
sentiero, un po' a sinistra guardando la roccia, si inerpica sullo
strapiombo attraverso scalinate scavate nella pietra e arditi
camminamenti artificiali, giungendo sulla cresta da dove,
procedendo verso destra, si raggiungono i resti di un'antica
fortezza a sbalzo sullo strapiombo. Lungo tutta la passeggiata si
godono spettacolari vedute. Una volta discesi, si può infine
percorrere un sentiero ai piedi della parete rocciosa che passa
accanto a una serie di primitive abitazioni rupestri.
Tratto da PleinAir
N.343 del Febbraio 2001. Si ringrazia l'editore per la gentile concessione.
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