| Per chi entra in
Bulgaria dalla direttrice Salonicco - Sofia, provenendo da una
Grecia ormai ricca e felice, il primo impatto non è dei migliori.
E non a causa della dogana, solo un po' lenta, ma perché proprio
nella regione che unisce Salonicco a Sofia si incontrano le più
evidenti sacche di povertà e degrado.
La prima tappa, pressoché
obbligata, è Melnik, e per raggiungerla compiamo l'errore
di seguire il primo segnale incontrato che, attraverso vie
secondarie e in pessime condizioni, ci costringe ad attraversare
una serie di villaggi poverissimi, con la gente che circola scalza
e che guarda il camper come se fosse un'astronave. Per giunta
Melnik versa ancora in condizioni di grave degrado e abbandono, e
la sua bellezza risalta assai più nelle foto che non dal vivo.
Turisti in giro non se ne vedono, e in definitiva la realtà si
presenta piuttosto deludente rispetto alle descrizioni delle
guide, risalenti a prima della caduta del regime.
Ma la città dà ugualmente
un'idea di alcuni aspetti piacevoli della Bulgaria. Il primo è
costituito dalla originalissima concezione del paese-museo: si
tratta di centri abitati in cui alcune case, che sono in tutto e
per tutto uguali alle altre e generalmente sparpagliate
all'interno del tessuto urbano, sono attrezzate per la visita come
case-museo. Vi è rappresentata la vita di tutti i giorni nelle
tipiche abitazioni balcaniche, con i locali arredati attorno alle
stufe o ai caminetti. In genere sono adibite a museo le case
appartenute a personaggi storici e che quindi hanno un angolo
riservato alle rievocazioni. A Melnik visitiamo solo quelle di
Kordopulos, ricco commerciante greco, dove si ammirano anche le
grandi cantine: il buon vino è infatti una delle attrattive
locali, che ci fa conoscere un altro dei pregi della Bulgaria (una
bottiglia di ottima annata si acquista a un prezzo medio di 3.000
lire).

Le grandi montagne
La Bulgaria è un paese montuoso
e le montagne sono parte essenziale di una vacanza pleinair che
voglia essere ricca, varia e completa. Anche perché offrono
un'immagine interessante del rapporto che la gente ha con la
natura e di come vive il proprio tempo libero. Le più alte si
trovano proprio lungo il percorso per Sofia e, oltre a offrire
paesaggi meravigliosi, comprendono anche paesi tipici, centri
turistici con standard quasi europei e il più famoso dei
monasteri ortodossi.
Da Melnik ritorniamo (questa
volta per la strada giusta) sulla nazionale per Sofia che
costeggia il fiume Struma e presenta angoli suggestivi, una bella
gola e buone possibilità di sosta accanto al fiume. La prossima
tappa è il parco dei Pirin, raggiungibile seguendo i segnali
(solo in cirillico!) per Razlog e Bansko: la strada migliora, i
paesaggi diventano sempre più luminosi e l'insieme solleva il
morale.
Anche Bansko si presenta
con una vasta e povera periferia che non lascia intuire i pregi
del centro storico. Questo si raggiunge portandosi all'estrema
sinistra dell'abitato, e pur non annoverando case-museo offre un
primo quadro della nuova Bulgaria che anela al benessere senza
perdere le tradizioni. Notevole e tipica la chiesa principale. A
Bansko mancano totalmente i segnali per salire sui Pirin, e
precisamente al rifugio Vihren, sotto il monte omonimo che con i
suoi 2.914 metri è la seconda vetta dei Balcani. Tuttavia il sito
è conosciuto e pertanto è facile avere le indicazioni per
raggiungerlo.
I Pirin rappresentano il
parco montano più antico del paese, di una bellezza non
riconducibile a quella di altre montagne (ricorda quelle delle
Alpi) dove la natura è splendida e intatta. Come in tutta la
regione, bisogna superare la fitta ed estesa fascia di boschi che
ricopre le quote inferiori per raggiungere gli spazi aperti che si
aprono in alto. A quattro chilometri da Bansko una sbarra (ormai
sempre aperta) segna l'ingresso del parco: da quel punto la strada
sale con stretti tornanti, è un po' dissestata (ma non difficile)
per una dozzina di chilometri sotto il bosco, finché esce
all'aperto nei pressi di un'area di campeggio (senza servizi)
molto panoramica e frequentata, che si appoggia a un piccolo e
rustico ristoro. Siamo a 1.800 metri di quota; non fa freddo, il
paesaggio è magnifico, e con 11 lev si cena in due e si sosta per
la notte.
Un paio di chilometri a monte del
camping (quasi a 2.000 metri) la strada termina e si trova il
rifugio Vihren con un parcheggio. Da qui partono molti sentieri
ben segnalati, che permettono di raggiungere anche le creste e le
cime più lontane. Ma la passeggiata più facile e bella porta in
circa un'ora e mezza al Lago dei Pesci (Ribno Èsero): all'inizio
mancano i segnali, ma basta seguire il sentiero centrale che
risale un corso d'acqua e ci si arriva facilmente, trovando a un
certo punto anche le indicazioni. Si tratta di due laghetti di
acque cristalline (balneabili malgrado la quota) con splendida
vista sul circo Banderiski, sul monte Vihren e, lungo tutto il
percorso, su paesaggi montani, forse tra i più belli del paese.
Un'escursione da non perdere.
Torniamo sulla nazionale per
Sofia e dopo poco imbocchiamo la deviazione per Rila e il
monastero omonimo. La strada è facile e l'impressione che si ha
arrivando è grande. Splendida è la cornice naturale, mentre la
bellezza delle architetture e la ricchezza delle decorazioni sono
abbaglianti. Nel corpo della fabbrica centrale, che contiene la
chiesa, ogni centimetro quadrato di parete, di soffitto o di volta
è ricoperto di bellissimi dipinti. Simili emozioni si provano
lungo i camminamenti a più piani degli altri edifici (dove si
trovano le celle, un museo, alcune cappelle e altri locali) per
l'originalità delle strutture e la raffinatezza delle
decorazioni. La visita è gratuita e si paga solo il parcheggio,
ma conviene lasciare il camper poco oltre, nei pressi di un
campeggio, in uno spiazzo sulle rive del fiume al di là di un
ponte. Dopo si può continuare per altri 5 chilometri fino al
termine dell'asfalto arrivando alla splendida radura "(polana)"
detta di San Cirillo, ovvero dei partigiani. Veramente superba è
la cornice naturale, e lungo tutto il percorso ci sono bar e
trattorie a prezzi… bulgari. Sullo sfondo della radura si
intravede il tetto dei Balcani, vale a dire il monte Musala (2.925
m), ma per raggiungerlo occorre tornare sulla nazionale e fare un
ampio giro. Via via si incontrano centri abitati di vario aspetto:
tipici paesi balcanici come Belchin, cittadine come Samokov, vivaci
ma piuttosto malandate (la moschea citata sulle guide è chiusa e
abbandonata), un centro escursionistico ben attrezzato come Maliovitza
e, al termine, un centro di villeggiatura allegro e
pieno di colori come Borovetz.
Maliovitza e Borovetz sono peraltro le due basi di partenza più
importanti di queste montagne. Maliovitza è un'escursione
impegnativa, mentre Borovetz è alla portata di tutti. Per
raggiungere i due centri si parte da Samokov: seguendo le due
strade ai lati del ponte sul fiume Iskar, che inizialmente
costeggiano le due rive opposte.
Maliovitza
non è che un
gruppo di piccoli alberghi e ristori situato al termine di una
strada panoramica che attraversa il grosso borgo di Govedarci,
passa davanti a un campeggio e poi sale fino a quasi 1.800 metri
di quota dove si trovano parcheggi e i resti di un ex campeggio,
oltre ad alberghi e alcuni ristori. Dal parcheggio si scende a una
bella radura e in meno di un'ora di facile passeggiata si
raggiunge il rifugio omonimo, a sua volta punto di partenza per le
escursioni verso le creste circostanti. Ma la gita più classica,
quella che porta ai Sette Laghi (Sedèmte Èsera), non parte da
qui ma dal rifugio Vada (circa 1.600 m): per arrivarci in camper
da Govedarci, occorre superare il campeggio di un paio di
chilometri e imboccare una stradina sulla destra, stretta e piena
di buche ma pianeggiante, che dopo 4 chilometri raggiunge il
rustico rifugio con relativo parcheggio custodito (5 lev). Da qui
si segue il segnavia bianco-celeste. La salita è però
decisamente sgradevole, poiché per un'ora e mezza si inerpica
entro un bosco sempre più fitto, e nell'ultima mezz'ora diviene
un esasperante corridoio stretto e polveroso. Alla fine si esce
all'aperto, e dopo un ultimo strappo si raggiunge la conca dei
Sette Laghi e il rifugio omonimo. Attorno un campeggio libero con
un centinaio di tende (alla faccia del divieto), dotato di servizi
igienici. La cornice panoramica è magnifica, e pur essendo a
quota 2.300 l'acqua dei laghi non è affatto gelida, permettendo
anche lunghi bagni (in particolare nel sesto lago, forse il più
bello). Da qui raggiungere tutte le vette più alte e più belle
è quasi un gioco da ragazzi.
Borovetz è invece un
centro più mondano adatto alle famiglie. All'ingresso
dell'abitato c'è un ampio parcheggio e dopo un centinaio di
metri, sulla destra di fronte all'Hotel Samokov, un grosso centro
commerciale dal quale, quasi invisibile, parte una cabinovia (che
qui chiamano "gondola") che sale verso il Mussala. Al
termine della salita ci si trova su un dosso panoramico, e si può
scegliere: o scendere dolcemente dentro una conca, lungo un comodo
sterrato che dopo 5 chilometri porta ad alcuni laghetti a ridosso
delle montagne, o salire altrettanto dolcemente in cresta verso le
cime. Nella giornata si possono fare entrambe le cose e per chi
scende c'è anche la possibilità di affittare mountain bike. La
salita è facile solo fino a metà: ma è gratificante anche se
non la si completa, poiché comunque si può godere la vista di
panorami immensi; cosicché si può salire finché si riesce e poi
scendere direttamente lungo una delle sciovie che si trovano sul
posto. L'escursione è consigliabile a tutti. Dopo ci aspetta la
visita alla capitale Sofia.
Tratto da PleinAir
N.343 del Febbraio 2001. Si ringrazia l'editore per la gentile concessione.
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