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Uno strano
bagaglio, quello di Stanimir, elettricista bulgaro. In tasca ha
un passaporto e pochi spiccioli. In mano tiene un sacchetto di
plastica con qualche effetto personale: una felpa, una
bottiglietta d'acqua, un marsupio. Nient'altro. In Italia é
arrivato da appena una settimana, direttamente dalla sua città,
a 150 chilometri da Sofia. Ha passato il confine a bordo di un
pullman, uno di quei torpedoni che fanno avanti e indietro
dall'Est ogni settimana, con il loro carico di uomini e bagagli.
Stanimir é sbarcato a Bergamo da pochi giorni e ha già trovato
la sua méta. Gli é bastato guardarsi attorno per un po'. Poi
ha scelto, a colpo sicuro, uno degli angoli più trafficati
della città, dove le auto che sfrecciano sulla circonvallazione
si quietano per pochi secondi, solo un attimo, prima di
riprendere la corsa. é il rondò di Campagnola, in via don
Bosco, a due passi dal Cristal Palace. Ogni mattina Stanimir si
piazza davanti al semaforo e quando scatta il rosso si incammina
tra le file di auto con in mano una piccola ciotola. Non é
abituato a chiedere elemosina, teme di dare fastidio.
Quasi a sottolineare le sue nobili intenzioni, indossa un gilet
sul quale ha scritto in un italiano balcanizzato: "Cercho
lavoro". Il sole picchia al rondò e gli automobilisti non
si fermano volentieri quando la colonnina di mercurio supera i
30 gradi. Stanimir non porta nemmeno un cappello per ripararsi
dai raggi del sole: tutto il giorno cammina avanti e indietro
tra l'asfalto della strada e l'erba secca dell'aiuola
spartitraffico. Dalle 8 del mattino fino alla e 7 di sera.
Preciso come un orologio, l'elettricista bulgaro non é certo
uno che si tira indietro alle prime difficoltà. "Certo,
non é il lavoro che cerco" si spiega a fatica. Qualche
parola l'ha imparata, perché dieci anni fa abitò per sei mesi
a Seriate: allora aveva un impiego come giardiniere in una
villa. Ma durò poco, fu costretto a tornare in patria. "Io
sono un elettricista, ma mi accontento di qualsiasi impiego.
Posso fare le pulizie, posso lavorare come magazziniere. No, non
sono uno di quelli. Io sono venuto in Italia per guadagnare
soldi onestamente".
Racconta di quando in Bulgaria c'era ancora il regime. "Non
c'era la libertà, ma si stava meglio: io non mi sarei sognato
di venire all'estero". Forse anche perché non avrebbe mai
potuto. Eppure il prezzo della libertà per Stanimir é stato
pesante. Ha perso il lavoro, ha capito che se voleva stare a
galla si sarebbe dovuto adeguare a chiedere anche l'elemosina
sotto un sole torrido. Oppure a dormire in un parco, sotto le
stelle, come é costretto a fare in questi giorni:
"Problemi di freddo non ce ne sono, di notte si sta proprio
bene".
Che strana estate, quella di Stanimir: una vacanza in cerca di
lavoro, da solo, tra l'asfalto di una circonvallazione e il
fresco di una panchina in un parco pubblico. Per fortuna c'è il
telefono: la cabina é il suo appuntamento serale. Due parole
veloci, per non spendere troppo, per dire a casa che va tutto
bene, ma che anche oggi, purtroppo, non ha trovato lavoro.
L'Eco di Bergamo, 19.06.2002
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