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 Dalla preistoria al periodo ellenistico 

Tralasciando il Paleolitico, documentato in alcune grotte, l'espressione più alta della civiltà balcano-danubiana, piuttosto omogenea, neolitica ed eneolitica, documentata in grotte e nei "tell" (abitati isolati in tumuli piatti), è rappresentata dalla ceramica impressa, poi con decorazione incisa e riempita di colore bianco in stile spirale-meandrico oppure ad intreccio tessile, dipinta in rosso o con grafite. Vasi tronco-conici o biconici, vasi a forma animale piuttosto vivace, modelli in argilla di capanne rettangolari con tetto a spiovente ed aperture circolari provenienti dal tumulo di Kodja Dermen (Shumen), pintadere (stampo o sigillo di pietra, di terracotta, di legno, ecc., con un disegno intagliato che serve per stamparlo ripetute volte sull'epidermide del corpo), figurine in terracotta e specialmente idoli marmorei del tipo cicladico, rappresentanti la divinità femminile nuda dell'Egeo con alcune varianti locali (caratteristici locali sono gli idoletti in osso), ornamenti in oro e utensili primitivi in rame. Notevoli le pitture rupestri antropomorfe nelle grotte della Bulgaria settentrionale. Sia la prima ceramica impressa, che quella più raffinata dipinta del Neolitico sopra ricordate, sono il risultato dell'irradiazione culturale del vicino oriente, come la cultura tessala di Dimini e di Sesklo che mostra stretti rapporti con la ceramica ad intreccio della Bulgaria.

Tesoro aureo di Valchidran

Tesoro aureo di Valchidran scoperto per caso nel 1924.
E' databile all'VIII secolo a.C. e si ricollega alla civiltà dei Paesi del basso Danubio.
In tutto pesa circa dodici chili e mezzo.

L'avvento dell'età del rame e quindi del bronzo, con le tecniche più progredite, sempre per irradiazione dai centri anatolici, segna la fine della civiltà balcano-danubiana e l'abbandono dei "tell" dolmen sui monti della Bulgaria sud-orientale, armi evolute (asce e spade) di forme eleganti, vasi ceramici dalle caratteristiche alte anse. Eccezionale è il tesoro di Valchidram (Pleven), ora al Museo nazionale di Sofia, scoperto casualmente nel 1924; si tratta di un grande vaso e di quattro coppe ad ampie anse, sette dischi ad umbone, un vaso triplice a forme semiovoidali, in tutto tredici oggetti in oro del peso totale di kg 12,425, con elementi in elettro, supporti in bronzo, un grano d'ambra e decorazione a spirali intarsiate d'argento; probabilmente suppellettile d'uso cultuale di destinazione analoga a quella dei carri votivi, databile al periodo fra la fine dell'età del bronzo e l'inizio dell'epoca di Hallstatt. La sua origine va cercata nell'area della ceramica incrostata carpato-danubiana, regione ricca d'oro, con una metallurgia molto progredita fuori dell'area della civiltà micenea.

L'età del ferro è documentata archeologicamente, specialmente a partire dal secolo VII a.C., nei tumuli funerari, nei quali la civiltà tracia ha lasciato ricca testimonianza di sè. La Tracia entra nella storia con le spedizioni scitiche e greche dei Persiani, con le ingerenze ateniesi e macedoni contro le quali si costituì un regno feudale con prevalenza delle tribù degli Odrisi, sempre più sottoposto all'influenza greca. Accanto ai vasi dipinti, ai bronzi e agli altri oggetti greci importati, nelle tombe tracie di Panaghiurishte, Brezovo, Eserovo, Bukovzi, nei tumuli dei dinasti traci a Duvanlij (Plovdiv) fra il V, il IV e il III secolo a.C. appaiono fastosi corredi in oro, argento e bronzo con motivi decorativi di un interessante stile zoomorfo, che ricorda quello scitico per la fantasiosa stilizzazione astratta di ogni elemento figurativo naturalistico, risolto in arabesco. Ma, pur col sopravvivere del suo particolare decorativismo, di usi, costumi e culti locali, l'ambiente tracio fini per essere profondamente trasformato dall'ellenismo che era precocemente penetrato nella regione ad opera delle colonie greche della costa del Mar Nero e del Mar Egeo. Fra le più importanti erano Apollonia e Odessos (oggi Sosopol e Varna) fondate dai Milesi alla fine del VI secolo, introduttrici dell'arte ionica d'Asia Minore nell'interno del Paese; ad Apollonia era la famosa colossale statua di Apollo in bronzo, opera di Calamide, asportata dal generale romano Licinio Lucullo e collocata sul Campidoglio a Roma. Fra le opere greche superstiti di Apollonia è la stele funeraria di Anaxandros, capolavoro di arte ionica della fine del VI secolo ora al Museo nazionale di Sofia.

Altra importante città greca della costa bulgara del Mar Nero è Mesemvrija, l'attuale Nessebar, che avremo occasione di ricordare per i suoi monumenti medievali. Quasi nulla rimane delle architetture di queste antiche città greche, ma numerose sono le opere d'arte greca, terrecotte arcaiche, stele funerarie nelle quali è sensibile l'influsso attico, avori incisi e dipinti, vasi d'argento e di bronzo decorati a rilievo, oreficerie e ceramiche a figure nere é a figure rosse opere in maggioranza importate come quelle che si trovano nelle tombe tracie. Dell'età ellenistica restano anche statue in marmo e rilievi specialmente a carattere religioso con elementi traci (il cavaliere trave, le tre ninfe, ecc.) la cui tipologia si ripete in tutta l'età romana.
 

Tesoro aureo di Panaghiurishte

Tesoro aureo di Panaghiurishte, ritrovato nel 1949.
Si tratta di nove oggetti, tra cui questo piatto ornato con teste di negro in rilievo.
Di provenienza ellenistica, è databile al IV-III secolo a.C., e probabilmente serviva per banchetti.

Fra le opere di toreutica ellenistica sono notevoli i medaglioni d'argento di Orta-Koi (nei Rodopi) con busti di giganti e di Ercole e lo straordinario tesoro aureo di Panaghiurishte, scoperto nel 1949, composto di nove pezzi (totale kg 6,164): un'anfora con anse plastiche rappresentanti centauri, decorata con una scena della guerra di Troia (e con due teste di negri come bocche di scolo alla base); un piatto (phiale) ornato da una fila di ghiande e da tre file di 24 teste di negro ciascuna; tre brocche (oinochoe) antropomorfe rappresentanti teste femminili, con un'ansa terminante a sfinge (con teste di leone per scolo); quattro rhyton (corni potori) terminanti a testa di cervo, di agnello e di ariete, decorati con scene della mitologia greca; i nomi delle figure sono indicati da iscrizioni in greco.
 


Tesoro aureo di Panaghiurishte


Sempre più ellenizzati nei loro fastosi costumi si mostrano dunque i Traci nell'età ellenistica, ad esempio nei ricchi corredi di oreficerie, argenti e bronzi delle tombe a tumulo di Mezek (Svilengrad) della fine del IV secolo a.C., nelle quali si perpetuano tipi di architetture micenee con corridoio (dromos) e sala circolare a cupola (tholos) a falsa volta, e nella tomba, sempre a tumulo, di Kasanlak (Plovdiv), III secolo a.C., splendido e rarissimo esempio di pittura ellenistica ottimamente conservata: sopra alti zoccoli bianco-rosso-neri ad imitazione del rivestimento marmoreo sono le scene figurate, scontri di guerrieri e cavalieri con armi e costumi traci (e forse celtici) nel dromos, ricca processione tipicamente ellenica di offerenti e di cavalli convergenti verso la coppia dei defunti banchettanti nella tholos con epistilio dipinto a bucrani e rosette, fascia prospettica architettonica e corsa di bighe al sommo della cupola. La disposizione delle figure è di profilo, come nella ceramica (tranne il defunto di fronte), le proporzioni slanciate, la linea di contorno marcata, i colori chiari e puri con leggere ombreggiature, gusto ellenistico nell'insieme con qualche durezza provinciale; pochi i confronti con le pitture di Kerch e con le stele di Pagase. La tradizione delle tombe dipinte è testimoniata più tardi da altri esemplari più semplici nello stile di incrostazione con elementi architettonici e il motivo del letto funebre (a Vize) che mostrano qualche affinità con le tombe macedoni. Oggi, oltre alle necropoli, si incominciano a conoscere anche le città tracie, come ad esempio Kabyle e Seuthopolis (dal nome di un re trace), quest'ultima ignota dalle fonti, ma identificata da una iscrizione, si sta rivelando di un impianto grandioso, del tutto insospettato.



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