| Liberate le
infermiere condannate a morte in Libia!
Appello: Insieme contro la pena di
morte, Avvocati senza frontiere Francia e l’Osservatorio marocchino delle
prigioni lanciano un Appello urgente per la liberazione delle infermiere
bulgare e del medico palestinese condannati a morte in Libia.
Kristiana, Valya, Valentina, Nasya, Snezhana, infermiere bulgare, e Ashraf,
medico palestinese, dovrebbero essere fucilati in Libia se la Corte
suprema confermerà il prossimo 31 gennaio 2006 la loro condanna a morte.
Mobilitiamoci per chiedere la loro liberazione!
Il 9 febbraio 1999, cinque infermiere bulgare e un medico palestinese sono
stati arrestati e accusati d’aver iniettato il virus AIDS a centinaia di
bambini dell’ospedale pediatrico de Bengazi in Libia. Al termine di un
processo truccato dove i diritti della difesa sono stati violati, in
seguito a torture fisiche e psichiche, e nonostante degli eminenti
specialisti libici e internazionali (fra cui il professor Luc Montagnier)
avessero confermato che queste accuse non erano fondate, le infermiere e
il medico sono stati condannati a morte.
In questa vicenda, degli innocenti sono disegnati come capri espiatori dal
governo libico e vittime di una macchinazione politica di cui la pena di
morte, come troppo spesso accade, è lo strumento. Inoltre, i difensori
delle infermiere (nonché avvocati del Foro di Parigi), hanno riscontrato
moltissime difficoltà ad esercitare la loro missione: impedimenti di
ingresso in Libia, rifiuto del visto, impossibilità d’accedere alla copia
integrale del dossier… Avvocati senza frontiere parla di un vero
assassinio giudiziario.
L’opinione pubblica internazionale non può restare silenziosa!
Ci appelliamo ai responsabili politici, enti, organizzazioni, avvocati e
cittadini d’Europa, d’Africa e del mondo intero a riunirci a noi per
chiedere alla Corte suprema della Libia di annullare la loro condanna a
morte.
Chiediamo alle autorità libiche la liberazione immediata di Kristiana
Malinova Valcheva, Valya Georgieva Chervenyashka, Nasya Stojtcheva Nenova,
Valentina Manolova Siropulo, Snezhana Ivanova Dimitrova e Ashraf Ahmad
Jum'a e l’abolizione della pena di morte.
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